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L'Unione degli Universitari è pro abolizione del numero chiuso: ma sono tanti i "ma"

Il numero chiuso è a noi un tema caro era anni ci battiamo contro l'attuale sistema d'accesso ma il cambiamento deve passare per una discussione più ampia

  • 10 novembre 2018

Alla conclusione degli scorrimenti della graduatoria risultante dai test di medicina, le informazioni sui test sono disponibili solo per chi ha partecipato sul sito di Universitaly, gestito dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Secondo il bando del MIUR sui test di medicina, quest’anno i posti disponibili sono 9779, di cui 350 all’università di Palermo, inclusi 100 nella sede di Caltanissetta.

L’esistenza del cosiddetto "numero chiuso" nei corsi che oggi hanno la denominazione "ad accesso programmato" è sempre causa di dibattito.

Giorno 15 Ottobre il Consiglio dei Ministri si è riunito, e dal Comunicato stampa relativo allo stesso risultava l’abolizione del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, all’interno del disegno di legge relativo al bilancio 2019.

Ciò è stato smentito prima dal Ministro dell’Istruzione Bussetti e dal Ministro della Salute Grillo e poi dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha parlato di obiettivo a medio termine.

D’altronde, nel testo definitivo del decreto fiscale 2019, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 Ottobre 2018, non c’è alcun accenno a questa manovra.

Per l’Unione degli Universitari (UDU), l’abolizione del numero chiuso è un obiettivo da raggiungere, garantendo però la qualità della didattica.

«Entrando nel merito della questione il numero chiuso è a noi un tema caro era anni ci battiamo contro l'attuale sistema d'accesso» dichiara Marco Campagna, membro dell’esecutivo nazionale UDU.

«Crediamo però che il superamento del numero chiuso debba obbligatoriamente passare per una discussione più ampia che punti a rivedere l'attuale sistema d'istruzione - continua – Inoltre, per realizzare un cambiamento di questa portata sono necessarie rilevanti coperture economiche, per coprire tutti questi aspetti».

Per ottenere una maggiore efficienza della didattica, per creare degli efficaci percorsi di orientamento in entrata e in uscita, per garantire lo stanziamento di un numero maggiore di borse di studio, sia per la formazione medica specialistica che per quella di medico generale.

Ed inoltre si parla solo di superamento del numero chiuso per il corso di studi in medicina e chirurgia senza menzione altri corsi di studio come ad esempio Architettura, in cui i richiedenti sono meno dei posti messi a bando.

Risulta chiaro che il superamento dell’attuale sistema di accesso è stata soltanto uno slogan, dal momento che si parla soltanto di revisione del test senza abolizione, inoltre non soltanto non si investe sul diritto allo studio, ma si continua a tagliare, in un settore essenziale per il nostro Paese, ma che per il governo del cambiamento passa in secondo piano rispetto alle spese militari.

A Medicina si fa tirocinio dal primo anno, dunque le risorse dedicate ai singoli studenti sono elevate e qualsiasi cambiamento nel numero di studenti rende impossibile permettere a tutti di partecipare ai tirocini e quindi di avere una corretta acquisizione delle conoscenze.

Negli anni in cui numerosi studenti sono entrati grazie a ricorso, infatti, diversi studenti non hanno potuto partecipare ai tirocini e sono andati avanti per anni senza alcuna esperienza pratica di medicina.

Inoltre, la carriera di medicina prevede una specializzazione dopo i 6 anni di laurea, i cui posti sono limitati.

Quest’anno, secondo il bando MIUR per le scuole di specializzazione, e la relativa comunicazione, i posti disponibili sono stati 6200 [3, 4], dunque quasi 4mila in meno dei posti disponibili per il corso di laurea.

Questo andamento va avanti da anni e dunque il collo di bottiglia della specializzazione rappresenta una criticità da risolvere con molta più urgenza, per impedire che migliaia di laureati, su cui lo stato ha già investito risorse, non possano continuare il loro percorso per dare il proprio contributo alla società.

Togliere il numero chiuso per l’accesso al corso, invece, significherebbe accontentare chi vuole frequentare, ma non rappresenterebbe un miglioramento della società.