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La disobbedienza che dà l'esempio: Palermo dice "no" al Decreto Sicurezza di Salvini

Insieme a Napoli, Reggio Calabria e Firenze anche Palermo disobbedisce e dice no al governo Nazionale. Leoluca Orlando ha dato ordine agli uffici comunali di non applicare la nuova legge

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 2 gennaio 2019

Un decreto che dovrebbe migliorare la sicurezza dei cittadini e rende più efficace la gestione dell'immigrazione, secondo il ministro dell'Interno Matteo Salvini.

In tanti invece sostengono che sia incostituzionale, che avrà effetti controproducenti, che farà aumentare il numero di stranieri che si trovano in situazioni di irregolarità nel nostro paese e che avrà effetti opposti a quelli promessi.

Come molti sapranno la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il cosiddetto “decreto sicurezza”

Il decreto mette insieme quelli che inizialmente dovevano essere due testi separati: il decreto sicurezza e il decreto immigrazione, riunificati in un unico decreto (il “decreto sicurezza” o “decreto Salvini” su cui si è votata la fiducia) così da renderne più agevole l’approvazione e la conversione in legge.

La parte del decreto che ha suscitato maggiori discussioni è quella sull’immigrazione, che è anche la più corposa, ma le norme vanno tutte più o meno nello stesso senso: rendere più difficile ai richiedenti asilo restare in Italia, più facile togliere loro lo status di protezione internazionale, in particolare se hanno commesso reati e infine risparmiare sulla gestione della loro presenza in Italia, anche a costo di peggiorarne le condizioni di vita.

Il punto principale del decreto è la cancellazione dei permessi di soggiorno umanitari, una delle tre forme di protezione che potevano essere accordate ai richiedenti asilo (insieme all’asilo politico vero e proprio e alla protezione sussidiaria).

La protezione umanitaria, come veniva spesso chiamata, durava per due anni e dava accesso al lavoro, alle prestazioni sociali e all’edilizia popolare.

Al suo posto il decreto introduce una serie di permessi speciali (per protezione sociale, per ragioni di salute, per calamità naturale nel paese d’origine), della durata massima di un anno.

Viene anche introdotta la possibilità di revocare la cittadinanza italiana per le persone che sono ritenute un pericolo per lo stato. La Corte Costituzionale, però, considera la cittadinanza tra i diritti inviolabili e questa disposizione rischia di essere considerata incostituzionale.

Ma sono già tre le città che si rifiutano di mettere in pratica quanto prevede il decreto. Insieme Napoli, Reggio Calabria e Firenze anche Palermo disobbedisce e dice no.

Leoluca Orlando ha dato ordine agli uffici comunali di non applicare alcune norme della nuova legge che secondo il primo cittadino sono discriminatorie.

Tutto questo in attesa di un chiarimento che con ogni probabilità avverrà nelle aule di un tribunale.

L’articolo in particolare su cui è nata la «disobbedienza» di Orlando è quello che impedisce di concedere la residenza ai richiedenti asilo in possesso di un regolare permesso di soggiorno, cosa che di fatto escluderebbe i migranti da tutta una serie di prestazioni sociali.

L’alt al decreto Salvini è arrivato attraverso una comunicazione scritta inviata ai responsabili dell’ufficio anagrafe: «Impartisco la disposizione di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge - dice la nota -, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica».

La norma a cui si fa riferimento è l’articolo 13 del decreto Salvini, secondo il quale il permesso di soggiorno costituisce un documento di riconoscimento ma non dà diritto - a differenza di quanto avvenuto in passato - all’iscrizione all’anagrafe.

Nel pratico questo impedisce ad esempio ai minori di frequentare scuole pubbliche o agli adulti di iscriversi al servizio sanitario nazionale.

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