La leggenda del Drago nella grotta del borgo in Sicilia: tra gallerie nascoste e cascatelle
Per trovare il luogo di questo terribile drago, dobbiamo andare in uno scorcio di Sicilia ricco di piccoli segreti, resti e testimonianze storiche. Vi ci portiamo
Il Comune di Mongiuffi Melia in Sicilia
Tra leggenda e mito questa storia esiste davvero, al contrario del feroce Drago di cui possiamo raccontare solo dove dimora la sua favola, consapevoli che la suggestione in alcune epoche lontanissime era l’unica rappresentazione di fatti inspiegabili, cui veniva data una qualche motivazione fantastica per esorcizzare l’ignoto.
Per trovare il luogo di questo famoso terribile drago, dobbiamo andare in uno scorcio di Sicilia ricco di piccoli segreti, resti e testimonianze di storici eventi e passaggi di vicende che ne hanno determinato il patrimonio storico archeologico, ma anche uno scenario naturalistico tutto da scoprire. Andiamo nella Valle del fiume Ghiodaro che rappresenta uno dei luoghi di interesse culturale, naturalistico e etnoantropologico importante per le sue caratteristiche, come la presenza del Monte Kalfa e dello stesso corso d’acqua che l’attraversa da cui prende il suo nome.
Lungo il corso del fiume, quando la stagione lo consente, si possono ammirare numerose piccole cascate che hanno plasmato le pietre con il millenario scorrere dell’acqua, la cui stranezza è la particolare colorazione rossastra – e qui torniamo al nostro Drago misterioso – dovuta ai minerali che affiorano in superficie.
Siamo nel comprensorio di un piccolo paese dal doppio nome, perché in realtà unisce due comuni: Mongiuffi Melia (Messina) due caratteristici borghi uniti tra loro da un Ponte che sovrasta proprio il fiume Ghiòdaro, a 375 metri s.l.m., di altitudine, nel territorio dei monti peloritani. Qui dove si sono alternati passaggi di abitanti dai greci ai bizantini, dagli arabi ai romani, che hanno lasciato diverse tracce ancora visibili.
Nella valle si possono percorrere sentieri per praticate attività di escursionismo, mountain bike e trekking, anche detta la Valle dei Santuari Mariani per la vicinanza di tre luoghi sacri: S. Maria della Libera a Melìa, la Madonna della Catena a Mongiuffi e la Madonna dell’Aiuto a Roccafiorita, luogo quindi di spiritualità crocevia di fedeli pellegrini. Mongiuffi sembra che derivi dalla parola “mongi” ovvero cima, cucuzzolo, mentre Melia ha una storia che ha a che fare con il mito: l’antico dio Cronos tagliò i genitali del padre Urano gettandoli in mare generando Afrodite, le Furie, i Giganti e le ninfe Meliadi, dette le ninfe dei frassini, protettrici dei bambini appena nati abbandonati appunto sotto gli alberi, delle quali la più famosa di era Melia, che partorì Io nata dal legame amoroso con il dio fluviale Inaco.
In paese le gallerie nascoste costruite dagli arabi sono una importantissima e rara testimonianza dell’epoca: le Arcofie o Contrabbone consistevano in cunicoli utilizzati per il passaggio da una casa ad un'altra, di cui sono rimaste due testimonianze, scavate dopo aver conquistato Taormina. Delle due una si trova nel centro storico ed è visibile in piazza San Sebastiano, mentre l’altra detta la Contrabbona dei Carbonari perché frequentata da quest’ultimi ai primi dell’800, si trova nel Piano degli Angeli. Ma è uscendo dal paese che si possono scoprire diversi resti interessanti che rendono il territorio circostante davvero sorprendente.
La parte naturalistica più suggestiva è rappresentata proprio dagli antri del nostro Drago siciliano: in contrada “Uttara” percorrendo il sentiero turistico è possibile arrivare a due grotte e un grande incavo scavato dallo scorrere dell'acqua, dove si alternano boschi rigogliosi e piccoli specchi d’acqua come limpide piscine naturali.
Le grotte vengono dette a “Quaddara U' Drau” poichè secondo la leggenda erano abitate da un drago terrore della popolazione, la cui particolarità è la colorazione delle rocce che assumono questa tonalità rossastra, a causa dei detriti che si depositano trasportati dal corso dell'acqua. Per questa inspiegabile colorazione vicina al sangue, la popolazione riteneva che solo una bestia feroce ed enorme potesse causare questo effetto. Sempre in contrada "Uttara" nei pressi di un vecchio mulino ad acqua e sulla sponda del fiume si trova una scalinata che risale all’epoca degli arabi e porta ad alcuni insediamenti rurali, mentre più avanti, superando una fascia boschiva di macchia mediterranea, si arriva alla contrada “Polizzana” dove si possono ammirare i resti dell'acquedotto Greco-Romano. La traccia si può scorgere nella vallata, testimonia dell’importanza di questa costruzione in quanto serbatoio idrico per la città di Taormina, lungo circa 25 km. Inizalmente venne edificato verso l'anno 200 a.C. dai Greci e ampliato dai romani con una parte posizionata più in basso collegando le sorgenti del fiume Ghiodaro.
Nell’assedio di Taormina - nel VIII secolo - gli Arabi scoprirono l'esistenza della via idrica e la usarono per costringere la città alla resa, chiudendone diverse parti per assetare la popolazione. Sempre d’epoca romana partendo da Mongiuffi dal bivio Roccafiorita/Madonna della Catena, si arriva alla piana di Margi dove una strada lastricata di pietre - oltrepassato una zona alberata – porta ai resti di un accampamento romano posizionato in una zona alberata sulla cima: nel 36 a.C. qui restarono le legioni comandate da Sesto Pompeo durante la guerra civile contro Ottaviano. Per la straordinaria scenografia naturalistica è un famoso scorcio utilizzato per pellicole cinematografiche e spot pubblicitari: stiamo parlando della galleria austriaca scavata nella roccia durante il periodo della prima guerra mondiale del 1915-18, aperta nella roccia calcarea visibile percorrendo la Sp11 Letojanni-Mongiuffi Melia al Km 4.
Mongiuffi Melia è un piccolo centro - parte dei comuni meno famosi - ma che merita di essere visitato perché ha un patrimonio di tutto rispetto, legato per la maggior parte al senso religioso del paese che non a caso ha il suo centro focale nella Chiesa di Santa Maria del Monte Carmelo, un tessuto urbano caratterizzato da molti luoghi di culto dove si trovano la maggior parte dei beni artistici di pregio, incastonato in un paesaggio prezioso dove si svelano tracce di una storia millenaria.
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