"La macchina dei sogni" per restare in Sicilia: il film che guarda a un futuro diverso
Il regista ci racconta come è nata l'idea del lavoro cinematografico che affronta uno dei temi ricorrenti e mai risolti dell'Isola: l'emigrazione dei giovani. L'intervista
Il regista Davide Benedetto
«Una sera camminavo per Patti Marina – racconta il regista – insieme a un mio grandissimo amico scrittore, Sebastian Recupero, e parlando è nata quest’idea, che lui ha tradotto in una storia molto ben scritta e che poi, insieme, abbiamo adattato per una sceneggiatura. Ci era venuta l’esigenza, se così si può dire, di dare voce a quell’aspetto della Sicilia di cui i siciliani spesso non parlano volentieri. Siamo abituati, è brutto da dire, ad accontentarci. Istintivamente, quando ci chiedono "Come va?" rispondiamo “Tutto bene”, ma guardandoci intorno quasi nulla va bene davvero. "La macchina dei sogni" è un dramma psicologico, meta-teatrale, pieno di aspetti comuni a chi vive in un paese di provincia, sono i problemi che ho avuto io, che avranno i nostri figli, e i loro figli. Il paesino di provincia, soprattutto in Sicilia, si muove lentamente, è una macchina che fatica ad adattarsi al cambiamento».
I protagonisti de "La macchina dei sogni" sono due ragazzi che stanno terminando la scuola superiore, e come tanti prima di loro, s’iniziano a chiedere se andare via dalla Sicilia o restare. «Sara – dice Benedetto – è una ragazza che studia la mattina e il pomeriggio lavora in un bar per mettere dei soldi da parte e studiare fuori. Andrea è l’esatto opposto, è il figlio di un avvocato che ha già la strada pronta davanti e non si preoccupa più di tanto del suo stesso futuro. La loro storia s’intreccia con la storia del padre di Andrea, avvocato, e con quella di un percorso teatrale del paese che fa da fulcro a tutto l’ingranaggio de “La macchina dei sogni”».
Nel cast figurano tanti nomi di spicco del cinema in Sicilia: «Manuela Ventura (vista negli ultimi anni in “Santocielo”, al fianco di Ficarra e Picone, in “Petra” di Mariasole Tognazzi e in diverse puntate di “Imma Tataranni”, ndr.) sarà la moglie di Stefano, interpretato da Rosario Petix (di recente impegnato nelle riprese del suo esordio alla regia di un lungo, “L’insabbiato”, con Domenico Ciaramitaro, Ester Pantano, Fabrizio Ferracane, Filippo Luna e Vincenzo Pirrotta, oltre che attore in “Mascarìa”, ndr.), che è anche il direttore della scuola di teatro della cittadina. Stefano è un uomo che ha deciso di restare nel paese dando una mano ai ragazzi con un percorso teatrale che dia loro un’identità forte. Carlo Calderone (già ne “Il cacciatore” di Davide Marengo e Stefano Lodovichi e in “Tuttapposto” di Gianni Costantino, ndr.) è invece il padre di Andrea, un avvocato cinquantenne.
È un cast corposo per un film corale, che vede alternarsi tantissimi artisti come Anastasia Bonarrigo, Vito La Grassa, ci sono tanti attori di formazione teatrale ed è stata una scelta quasi imposta dalla sceneggiatura. Tanto spazio è dato a delle vere scene di teatro e scegliere gente che ha calcato davvero quei palcoscenici è stata una scelta necessaria per dare la giusta enfasi ad alcune sequenze».
Dopo le riprese, a cui stanno dando «tutto l’aiuto possibile, dalle location ai supporti logistici» sia il Comune di Patti sia il parco archeologico di Tindari, il film dovrebbe vedere la luce nei primi mesi del prossimo anno, in sala, e successivamente sulle piattaforme digitali, «ma non posso dire molto – dice il regista – su questo aspetto, solo che ci sono già delle proposte».
"La macchina dei sogni" rappresenta per Davide Benedetto un esordio, anche se solo sul versante dei lungometraggi di finzione: «Ho diretto documentari e corti. Stavolta scendo in campo con la mia casa di produzione, la Delta Film, che voglio “battezzare” con questo film, ma sto mettendo in piedi diversi progetti dopo questo, di cui non sarò regista e in cui mi spenderò per farli venire alla luce nella loro forma migliore».
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