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La Sicilia dalle mille sorprese: reperti e tesori nell'incantevole Castello Grifeo di Partanna

Oggi sede del Museo regionale di preistoria del Belice, il Castello Grifeo è uno degli edifici storici meglio conservati della Sicilia occidentale che contiene storie e leggende

Jana Cardinale
Giornalista
  • 5 maggio 2020

Castello Grifeo di Partanna

Se ne scorge la bellezza già dalla stradina in salita che porta al suo cospetto. Maestoso, antico, fiero, il Castello Grifeo di Partanna conserva tutt’intorno un’atmosfera fiabesca, che si rivela sia nelle luci mattutine, quando in lontananza si distende, chiaro, il paesaggio circostante, sia al tramonto, o alla sera, quando la storia sussurra la sua identità.

Dal 2007 il Castello, la cui esistenza è documentata al 1453, è sede del Museo Regionale di preistoria del Belice. Ricco di reperti archeologici provenienti da alcune necropoli del territorio belicino, custodisce anche il prestigioso "Cranio trapanato", risalente all'Età del Bronzo antico, rinvenuto nel deposito funerario di una grotticella di contrada Stretto.

Si tratta di un cranio con un ampio foro occipitale praticato mentre il soggetto era in vita, che poi sopravvisse a questa “operazione” molto frequente nell’ambito della civiltà del Bicchiere Campaniforme: una primordiale pratica magico-chirurgica, probabilmente esercitata per curare malattie mentali.



Al suo interno, da visitare, anche la "Sala delle Armi" o "Sala del Trono" a pianta rettangolare con volta reale e un affresco del XVIII sec. che raffigura il re Ruggero II che sconfigge nei pressi di Mazara del Vallo l'arabo Mokarta durante la liberazione della Sicilia dagli Arabi da parte dei Normanni.

Vi è allestita, con cura, pure una piccola ma pregevole pinacoteca composta da opere provenienti da alcune chiese distrutte in seguito al sisma del 1968 che colpì l’intera valle del Belìce: fra le opere spicca per la sua bellezza il polittico della Madonna del Rosario tra santi domenicani, a firma del pittore fiammingo Simon de Wobreck.

Un'oasi di pace, alle spalle delle ‘Scuderie’ - con volte a botte, caratterizzate da cunicoli sotterranei che, si presume, collegassero il castello ad altri edifici dell'epoca, e oggi utilizzate come sale conferenze – sgorga il giardino dove sono spesso i benvenuti fotografi, curiosi, viaggiatori e appassionati d’arte, amanti dei paesaggi e dei panorami, che aggiungono, con questa visita, un flash di indimenticabile poesia alla bellezza del territorio della provincia.

Il Castello Grifeo è uno dei castelli della Sicilia occidentale meglio conservati e, dopo i restauri del 2003 e 2007, usato con considerevole frequenza come sede di eventi culturali.

A causa della scarsa documentazione esistente, non ci sono, in realtà, dati certi sulla sua edificazione. Il suo primo nucleo potrebbe comunque essere stato formato da una preesistente torre di guardia normanna. La prima testimonianza sull’edificio risale a un documento del 1355 in cui si cita un “castrum Partannae cum habitatione", cioè il castello di Partanna con il suo centro abitato, mentre nei documenti precedenti la città era definita solo come casale.

Diversi i personaggi illustri che nel tempo lo visitarono: certa la presenza del cardinale Ernesto Ruffini che, nominato nel 1945 arcivescovo di Palermo, fu ospitato al castello durante una visita alla cattedrale di Partanna. Il suo stemma, adottato dagli antichi baroni di Partanna, arrivati al seguito di Ruggero il Normanno, raffigura il grifo (animale fantastico) con gli artigli della zampa destra rampanti sulla lista e le sbarre dello scudo.

Secondo una leggenda popolare, il figlio del principe saraceno "signore di Partanna", riuscì nell'impresa di uccidere il grifo che a quel tempo terrorizzava il territorio partannese. Per chi si trovi a Partanna, o nei dintorni della valle del Belice, location ricca di memoria, dalle rovine comunque suggestive, lo straordinario colpo d‘occhio offerto dal Castello è imperdibile.

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