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Labirinti sotterranei e grotte saracene: Rometta, borgo delle meraviglie inaspettate

La particolarità di questo borgo siciliano è che sorge su un “acrocoro”, ossia da tutte le parti la sua struttura è composta solo da pareti scoscese di 100 metri di dislivello

  • 18 maggio 2020

Le grotte di Rometta (foto di Giovanni Arnò)

Un luogo magico che a tratti sembra quasi incantato in cui, in un pizzo di montagna a 563 metri dal livello dal mare, storia arte e cultura si mescolano creando un scenario quasi surreale.

È la “Sicilia delle meraviglie” quella terra che, al suo interno, nasconde e custodisce delle piccole realtà gioiello di imparagonabile bellezza ma che sono anche delle importantissime testimonianze urbanistiche e architettoniche della presenza di culture e tradizioni diverse sull’Isola.

Stiamo parlando di Borgo Rometta, una piccola frazione abitata in provincia di Messina che si affaccia sul Golfo di Milazzo, in cui l’egemonia culturale dei popoli conquistatori del passato si respira ancora oggi passeggiando tra i suoi vicoli: utilizzato anche come punto strategico d’avamposto militare grazie alla sua vista a 360 gradi sul territorio circostante, questo borgo però nei suoi sotterranei cela dei labirinti ipogei di inestimabile bellezza e valore.



Alle falde della collina di Rometta, infatti, si trovano delle antichissime grotte saracene che si snodano a girare lungo tutti attorno al perimetro del borgo, che risalgono intorno al 1400 D.C.

«Impropriamente vengono chiamate grotte saracene ma, a detta degli studiosi, questa grande cavità naturale molto probabilmente è una laura bizantina, ossia un luogo di culto a metà fra l’eremitaggio e il cenobitismo in cui i religiosi vivevano da soli ma mangiavano e pregavano insieme - spiega Giovanni Arnò, presidente della Pro Loco Rometta.

C’è anche una basilica paleocristiana, che ha una larghezza di 10 m x 5 m, e al cui interno c’erano 12 pilastri di forma quadrata o rettangolare di cui però adesso ne sono rimasti intatti solo 3 perché, con l’andare del tempo, sono stati segati e utilizzati dai cittadini di Rometta come ricovero per animali».

Le grotte sono formate da una roccia arenaria friabile e sono state scoperte per la prima volta da Polo Orsi, un archeologo di Rovereto, il quale si è occupato di realizzare molti scavi in Sicilia (e al quale è intitolato anche il museo regionale di Siracusa), morto inoltro al 1935.

Gli studi di Orsi sulla scoperta dell’edilizia rupestre di Rometta furono poi portati avanti da un altro archeologo originario del borgo, Giacomo Scibona, che ha continua i lavori e gli scavi sotterranei: oltre ad un altare principale e a delle nicchie, sono state scoperte anche delle grotte affrescate, opere probabilmente non riconducibili ai saraceni ma precedenti al loro arrivo in Sicilia, tanto che al tatto la roccia arenaria di cui è composta la grotta si presenta oggi come una parete umida dalla quale “trasuda” uno strano colore scuro, simile alla pece.

Oltre alle grotte saracene, che sono visitabili in collaborazione con la Pro Loco, la particolarità di questo borgo siciliano è che sorge su un “acrocoro” ossia da tutte le parti la sua struttura è composta solo da pareti scoscese di almeno 100 m di dislivello.

«Nella storia della conquista della Sicilia da parte dei musulmani, Rometta è stato l’ultimo baluardo bizantino a cadere in mano agli arabi il 5 maggio del 965 - continua Arnò.

Dall'altopiano del borgo c'è una meravigliosa vista a 360 gradi del panorama, si comincia con la vista di Capo Vaticano in Calabria e poi, salendo in senso orario, si scorgono i Colli San Rizzo sulla catena Peloritani, il Santuario di Dinnammare anche detto Bimaris per la sua doppia vista sullo Ionio e Tirreno; Pizzo Bandiera, famoso per l’antica battaglia tra i messinesi e gli spagnoli, Pizzo Bottino che è dove finisce il comune di Rometta a circa 1076 m di altezza, e ancora girando si può scorgere il Monte Scuderi, che anticamente era una miniera di ferro, l’Etna e la Rocca di Novara, il Santuario di Tindari e infine tutte le isole Eolie ad eccezione di Alicudi».
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