INTERCUTLURALITÀ

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Le difficoltà delle coppie miste tra retaggi e paure: anche a Palermo adesso c’è chi le supporta

Il gruppo nasce sia per creare unione tra le coppie miste che per tutti i single che hanno vissuto in prima persona relazioni con culture diverse, ma si spinge anche oltre

Marta Genova
Giornalista
  • 26 gennaio 2021

L’amore non ha confini, non guarda all’età, al sesso, al colore della pelle, ma ciò con cui ci si scontra purtroppo molto spesso sono le differenze culturali. Ci si scontra chi si trova nella coppia e chi è in relazione con quella coppia, familiari, amici e, uscendo dal contesto delle relazioni strette, il resto del mondo con cui ognuno di noi si confronta quotidianamente.

C’è un argomento di cui ancora si parla poco, anche in città come Palermo che sono "multiculturali", che hanno fatto dell’accoglienza e della diversità un cavallo di battaglia; parliamo delle coppie e delle famiglie miste o se preferite multiculturali, interculturali o interetniche. Sono quelle coppie (o famiglie) formate da uomini e donne che provengono da paesi e culture diverse.

Così anche a Palermo, dopo Catania, si è deciso di aprire una sezione dell’Aifcom nazionale, l'associazione Italiana Famiglie e Coppie Miste e a raccontarci di questa nuova realtà è Cristina De Simone, che è in una coppia mista e che quindi si è resa conto in prima persona di quanto sia difficile supportarsi sotto molteplici punti di vista: burocratico, culturale, di dinamiche di convivenza anche con gli altri fino al supporto per i genitori.



«Quando si tratta di interrelazioni tra culture accade che non ci siano supporti - dice -. Dovete pensare a due culture diverse nella gestione di figli, del lavoro, della vita in genere. Ed è chiaro che entra in gioco anche la cultura intesa come istruzione della persona e il background. A Palermo, nella maggior parte dei casi la coppia mista è formata dall’uomo straniero e dalla donna italiana. Sono quasi sempre storie molto passionali, nascono così, e poi, pian piano emergono le "differenze", vi è infatti anche una percentuale molto alta di divorzio purtroppo».

Lo sportello di ascolto Aifcom Palermo si trova presso la sede de La casa della Cooperazione in via Ponte di Mare (il tratto prima di via Messina Marine) e il gruppo, al momento, è formato tutto da donne: la stessa Cristina, che è assistente sociale, due avvocate Laura Bondì e Alice Argento, una psicoterapeuta Ganda Cascio, Nadia Ben Alì mediatrice culturale e Martina La Lumia che collabora nella formazione.

Ma qual è uno dei problemi principali della coppia mista? «Uno sicuramente è il non trovare relazioni positive all’esterno della coppia - spiega Cristina -, spesso le amicizie, anche datate, vengono smantellate e anche la famiglia non gradisce. Si ha paura che la donna non venga rispettata, si hanno difficoltà entrare in questa nuova dinamica».

Servono competenze e capacità professionali legate alla capacità relazione interculturale, ma non solo, «bisogna conoscere, definire, identificare e dare concretezza ai significati simbolici che le parole e i gesti del quotidiano hanno rispetto a una diversità culturale - aggiunge l'assistente sociale - e riuscire ad avere la capacità di riconoscere una diversità e farla propria e farla diventare normalità».

E in quest'ottica, i servizi dati dallo sportello non sono solo per le coppie, ma in generale per tutti e sono legati alla relazione transculturale, ovvero la "reciproca influenza di diverse culture sul comportamento individuale e collettivo".

«Ci siamo accorti che i servizi rivolti alle persone e dunque servizi sociali, consultori, pediatri, medici di base, non sono pronti a queste tematiche, non sono pronti a una domanda di una mamma su una circoncisione ad esempio, o cose simile, a una discriminazione nei confronti della donna che vive una relazione di questo tipo».

Proprio per questo, appena sarà possibile, finita l’emergenza Covid, verranno fatti dei gruppi di incontro presso i locali dell’associazione Ikenga, creata da una coppia mista formata da Alessandra che è italiana e Frank che è nigeriano e stanno molto vicini al tessuto sociale sia italiani che straniero.

«Realizzeremo anche attività di artigianato tra donne appartenenti a culture diverse all’interno dei locali di Zone Franche, uno spazio nel centro del mercato storico della Vucciria con a capo due donne palermitane che si occupano di papercraft e ceramica. Uno spazio che propone workshops di vario genere e che accoglie artigiani e designers siciliani e di tutto il mondo.

L'obettivo è creare uno spazio di conoscenza ma anche di conoscenza tra culture diverse; «Sono felicissima di fare parte di questa realtà ed apportare il mio contributo – dice Io sono Nadia Ben Alì, la mediatrice culturale dello sportello –. In questo contesto così come negli altri contesti nei quali mi ritrovo ad operare, tenterò di trasferire al meglio delle mie possibilità, le competenze professionali acquisite nel corso del tempo in diversi ambiti del terzo settore, ma soprattutto, tenterò di mettere in campo quello che per certi versi può essere definito un percorso di vita qualitativo. Non privo di ostacoli, ma di qualità.

Io ho origini "straniere" - aggiunge -. In effetti, nasco in Italia da genitori di nazionalità tunisina, arrivati nei primi anni '80 in un paesino di montagna della provincia di Palermo. Ad un certo punto delle loro vite, papà e mamma sono stati sostenuti da due figure divenute parte integrante del nostro nucleo familiare. Si tratta di due persone italiane che hanno affiancato i miei genitori nel loro percorso di inclusione e soprattutto nel mio percorso di crescita. Per farla breve, tutti e quattro si sono concessi e hanno concesso all'altro la possibilità di conoscersi, confrontarsi, volersi bene senza condizioni, senza la volontà di affermare la propria identità a scapito di quella dell'altro, senza volere mai prevaricare».

Nadia ha imparato tanto dalla sua storia personale e ha deciso di mettere tutto questo a favore degli altri, «Tutti loro mi hanno insegnato che la diversità può fare paura, ma non per questo bisogna autocomisserarsi o chiudere la porta alla possibilità di offrire e ricevere ricchezza. Ed è per questo che oggi, nel mio piccolo lavoro con l'intento di educare alla conoscenza evitando le contrapposizioni e favorendo il confronto.

Mi pare doveroso lavorare affinchè l'idea positiva di "meticciato culturale" non resti una proposta effimera di cui si parla solo sui libri. Sono certa che le professionalità e le sensibilità presenti in questo contesto possano rappresentare un punto di riferimento per chiunque voglia favorire l'Unità nella diversità».

Aifcom ha una pagina Fb nella quale troverete informazioni utili e le indicazioni sugli incontri mensili, al momento on-line, dedicati alle coppie miste.
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