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Lì dove c'erano i Mercati: le antiche targhe di Palermo che raccontano la storia

Nel 1862 entrava in vigore il Sistema Metrico Decimale: il Governo fa collocare nei mercati e nelle principali piazze di tutta l'Isola le targhe di marmo con le antiche misure

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 3 giugno 2019

Datata 28 aprile 1862, targa si trova all'ingresso di via Schiavuzzo in piazza Rivoluzione

Il problema delle Unità di Misure in Sicilia ha causato nei secoli migliaia di processi e molte volte generato anche morti.

Fino al 1811 su questo tema c’era molta confusione: le Unità di Misura erano create in base a criteri soggettivi che avvantaggiavano i latifondisti e ricchi proprietari terrieri.

L’Unità fondamentale della Lunghezza era la “canna”, formata da 4 “palmi” che aveva come multiplo la “corda” che equivaleva a 4 “canne”. Le superfici agrarie si misuravano in “tumuli” e 16 “tumuli” rappresentavano una “salma”. Per i terreni aridi la “salma” era formata da 20 “tumuli”. Il vino si misurava in “salme di 8 quartare”; il mosto in “salme di 10 quartare”, l’olio si misurava in “cafisi di 20 rotoli”. Per quanto riguardava i pesi, si usava il “cantàro” di 100 rotoli”.

Ognuno di queste Unità di Misura aveva dei multipli e sottomultipli che peggioravano ancor di più la situazione. A ciò, si aggiunga che nei vari paesi della Sicilia queste misure variavano da zona a zona. Ad esempio esistevano 7 tipi di misura che riguardavano la “canna” che era l’unità della lunghezza.

Anche il “tumulo” generò confusione perché di solito si usava un recipiente a forma cilindrica. Qualche furbo fece in modo che la misura presa a modello fosse modificata: pertanto il recipiente con cui si misurava poteva essere “raso, mezzo colmo, oppure colmo”.

Il 31 Dicembre 1809, si decise di dare ordine a questa situazione. Fu nominata una Deputazione formata dal celebre astronomo Giuseppe Piazzi, Domenico Marabitti e Paolo Balsamo. Con essi collaborarono Francesco Cupani e Francesco Pasqualino.

In breve tempo stilarono il nuovo Codice Metrico Siculo che entrò in vigore con la legge del primo gennaio 1811.

Questo nuovo codice diede soltanto vantaggi commerciali alle transazioni tra Amministrazioni Pubbliche o le stipule di atti notarili. I nobili ed il popolo non lo adottarono.

Nel 1861, dopo l’annessione della Sicilia al Regno d’Italia, fu estesa a tutta la nazione il nuovo Codice Metrico Decimale. Anche questa volta si ebbero dei problemi perché i siciliani per quasi 50 anni nelle compravendite private continuarono ad usare il Codice del 1811.

Nel 1812, al fine di informare i cittadini, in tutte le città italiane fu impianta nelle piazze vicine ai mercati una targa d marmo nella quale era riportato il ragguaglio tra le antiche misure a quello nuovo.

La prima di queste targhe affisse a Palermo fu impiantata in piazza Rivoluzione ma dopo la Seconda Guerra Mondiale fu trasportata nel palazzo Scavuzzo. In essa è incisa l’esatta misura del “Metro lineare” paragonabile al “palmo” (cm.26) ed è indicata quella della “canna legale” (mt 2,069).

Un’altra di queste targhe si trovava nella piazza del Mercato Nuovo (rione Conceria) ma fu distrutta durante il risanamento della zona. Altre targhe simili si trovano a Partinico, Polizzi Generosa, Petralia Sottana, Gangi, Prizzi, Chiusa Sclafani, etc.

Nonostante quanto detto, le antiche misure, cioè quelle del 1811, continuano ad esistere e applicate. Ancora oggi, infatti, i terreni si vendono a “tumuli” oppure a “salme” nonostante i problemi sopra esposti.

A Palermo, ad esempio, il “tumulo” vale 1.394,43 metri quadrati se è composto di 16 “canne” e di 1.415 circa se è composto da 18 “canne”. A Messina, invece, il “tumulo” vale 1.118 metri quadrati. Cambiano i tempi ma l’antico sistema metrico ancora resiste.

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