TEATRO

HomeMagazineCulturaTeatro

Chewing-Gum, paure e speranze tra passato e futuro

Antonio Ribisi La Spina
Ospite
  • 8 marzo 2005

Data di nascita: 1981. Sì, era proprio il 1981 quando, per la prima volta, Paride Benassai propose al pubblico palermitano “Chewing-Gum” (in replica al teatro Al Convento di Palermo, in via Castellana Bandiera 66, fino al 1° maggio, tutti i venerdì alle 21.30, sabato alle 22.15) e domenica alle 18.30) e Fulvio Abbate sulle pagine de L’Ora scriveva: «è la storia di un gruppo di matti, e di questa città…, forse per estensione di tutta l’umanità…». Sono trascorsi 24 anni da allora ed intanto Benassai è cresciuto come uomo, come attore, come regista ed infatti questa non è una riproposta, non è un de ja vue ma una rilettura di un testo che è cresciuto negli anni. Al suo fianco ha chiamato Sergio Vespertino ed eccoli, Nino (Benassai) e Pietro (Vespertino) indossare i panni di due uomini, due matti chiusi in un manicomio, con i loro drammi ed i loro tentativi di uscirne in un modo o nell'altro. E si ride. Ma soprattutto si riflette. Un messaggio per tornare, tra ricordi del passato e promesse del futuro, a valori fatti di tanta semplicità.

Lo spazio scenico, allestito da Valeria Piro, diventa “luogo deputato” che consente ai due (ottima la loro interpretazione) di meditare e farci meditare su noi stessi e sulla pazzia che, in fondo, alberga in ciascuno di noi. Ed anche il teatro si riappropria di se stesso: “teaomai” è il verbo greco da cui origina il termine: “teaomai”, luogo in cui si guarda (e da cui si guarda, potremmo aggiungere per estensione). Ed assistere a questa performance ci consente di “guardarci dentro”. Teatro di ricerca, dunque, quello di Benassai, un teatro fatto del gusto del gioco, e, come dice lo stesso autore, «puntando unicamente sull’amore che da sempre nutriamo nei confronti del teatro e nei confronti di questa città (Palermo n.d.r.)». Forte è qui la tentazione di anticipare alcuni degli spunti che propone il testo, ma non si vuole togliere il gusto allo spettatore di appropriarsene pian piano, non vuole corrersi il rischio di indirizzarlo verso l’una o l’altra ipotesi. Solo due annotazioni: la prima, “sulu i fuoddi nun ponnu moriri”, la seconda, “può morire solo chi sa cosa è la vita”.

Ma non basta: al loro fianco Stefania Blandeburgo, di pregio la sua prova d’attrice, ci consegna una “Gna Ruffa” che fa da contrappunto ai due e che con i due “vive”, anche lei tra passato e futuro, sogni, speranze, paure. Da non dimenticare Alessandro Pennacchio che va apprezzato per le intenzioni trasferite in scena ma che necessita di acquisire doti tecniche e professionali che ancora gli mancano: ma non è ancora un difetto, è giovane e ha tutto il tempo a disposizione per farlo. Il commento musicale è di Massimo Melodia. Ed in ultimo ma non per ultimo, Rino Carnovale: ci si dimentica quasi sempre dei “tecnici” in queste occasioni. Ma Carnovale ha seguito tutto con puntualità e professionalità consentendo che lo spettacolo non avesse alcuna sbavatura. Info e prenotazioni al numero 091.6376336. Biglietti al costo di 12 euro (intero), 10 euro (ridotto).

ARTICOLI RECENTI