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Chiedendo dignità per il jazz palermitano

«Vogliamo - dice Ignazio Garsia - la trasformazione del Brass in fondazione. Si va avanti a forza di promesse che, però, oggi non bastano più.»

  • 20 gennaio 2004

Una piccola folla è costantemente raccolta attorno ad Ignazio Garsia, presidente dimissionario del Brass Group di Palermo, che continua la sua protesta in via piccola Santa Cecilia, accanto all’omonimo teatro palermitano. Sabato 17 gennaio, nel pomeriggio, Garsia si è legato ad un pianoforte che ha fatto portare in strada ed ha iniziato uno sciopero della fame contro l’abbandono da parte delle istituzioni in cui si trova il Brass Group. La sua protesta che era partita come atto individuale di esasperazione, si è trasformata in protesta collettiva con l’appoggio di musicisti, amici e sostenitori che testimoniano la loro solidarietà riempendo le pagine di un registro per una raccolta firme, presenziando attorno al piano ed anche, come hanno fatto due vecchi soci del Brass, mettendo a disposizione un gazebo ed una pedana per proteggere un po’ Garsia dal freddo.

«Chiediamo -  dice Ignazio Garsia - la trasformazione del Brass in fondazione: un progetto di legge è fermo alla Regione da molto tempo. Si va avanti a forza di promesse che, però, oggi non bastano più. Si è raggiunto un punto di non ritorno ed il Brass non è più in condizione di andare avanti: i finanziamenti si sono ridotti ad un terzo di quelli che avevamo anni fa e non riusciamo ad avere una sede per realizzare una stagione invernale, uno spazio per mantenere un’orchestra jazz permanente. Il capo di gabinetto dell’assessore Fabio Granata è venuto ieri (domenica 18 gennaio, Ndr) manifestando interesse. Ma adesso è l’ora dei fatti.»



Una presenza forte accanto ad Ignazio Garsia è quella di Vito Giordano, direttore della Scuola popolare di musica del Brass Group. Arrivando alle 22 di lunedì 19 gennaio, li si trovava seduti l’uno al piano, l’altro con la sua tromba, a provare i pezzi che dovranno essere eseguiti venerdì 30 per l’omaggio a Luca Flores, il prossimo concerto in cartellone nella stagione del Brass. «Non è possibile né dignitoso – dice Vito Giordano - che i musicisti palermitani, dopo aver studiato per tanti anni raggiungendo ottimi livelli, siano costretti a vivere insegnando o suonando nei pub alla stessa stregua di ragazzini che hanno appena iniziato. Sia io che Ignazio potremmo stare tranquillamente a casa, vivendo con il nostro stipendio di insegnanti. Non lo facciamo perchè inseguiamo un sogno.»

La solidarietà alla protesta del Brass è stata manifestata anche da esponenti della sinistra palermitana. Nel registro per le firme si leggono i nomi di Leoluca Orlando, Emilio Arcuri e  Francesco Giambrone, oltre a quelli di tanti cittadini comuni e di musicisti. E la speranza di chi sta sotto il gazebo accanto al teatro Santa Cecilia è proprio che la partecipazione dei musicisti palermitani si allarghi sempre di più: «Cerco di stare accanto al maestro Garsia quanto più tempo possibile, - dice il contrabbassista  Giuseppe Costa - perché la sua protesta è la mia protesta. Riuscire ad avere un’orchestra stabile significa lavoro e dignità per molti musicisti in città.» Intanto, da martedì 20, ogni sera alle 19, piccole formazioni si riuniranno in strada a dar vita a concertini estemporanei.




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