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“Cinema Continente Sicilia” a Villa Filippina

Cinque serate in cui la villa settecentesca sarà restituita alla sua destinazione d’uso originaria di spazio cinematografico en plein air

Irene Leonardi
Giornalista
  • 13 agosto 2010

Cinque proiezioni per raccontare l’autentica identità dei siciliani: le origini, la storia, i modi di vivere e di pensare, la passione, l’attaccamento alla terra e alle proprie radici. Questo l’obiettivo della rassegna cinematografica “Cinema Continente Sicilia”, in programma dal 15 al 23 agosto a Villa Filippina (piazza San Francesco Di Paola 18, a Palermo) e promossa dall’Associazione Villa Filippina e dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana in collaborazione con la Filmoteca Regionale Siciliana. Cinque serate in cui la villa settecentesca, autentico gioiello architettonico ubicato nel cuore verde di Palermo, sarà restituita alla sua destinazione d’uso originaria di spazio cinematografico en plein air. L’ingresso alle proiezioni, che inizieranno alle ore 21, è libero fino ad esaurimento posti. Maggiori informazioni al numero 091.6116565.

Si comincia il domenica 15 agosto con “Rosso Malpelo” di Pasquale Scimeca (anno 2007, durata 90 minuti), un film tratto da una novella di Giovanni Verga che narra una storia di infanzia negata, di sfruttamento del lavoro minorile. Lunedì 16 agosto è la volta de “La Terramadre” di Nello La Marca (anno 2008, durata 122 minuti), un film che racconta le vicende di Gaetano e di Alì. Il primo è un ragazzo che ha appena perduto la madre e vive a Palma con la zia, ma il padre Antonio emigrato in Germania vorrebbe che Gaetano lo seguisse per sfuggire ad una terra che per lui ha sempre rappresentato miseria e morte. Alì è un migrante clandestino. E’ arrivato a Palma dal mare, trascinando il cadavere di una donna, dopo il naufragio della “carretta del mare” che lo trasportava. Le storie parallele dei due personaggi ad un certo punto finiranno per incrociarsi, per specchiarsi l’una nell’altra, accomunate dalla disperata condizione dell’impossibilità di gestire ed orientare il proprio destino.



Martedì 17 agosto tocca ai “I Vicerè” di Roberto Faenza (anno 2007, durata 122 minuti). Ambientato a metà dell‘800, negli ultimi anni della dominazione borbonica in Sicilia e alla vigilia della nascita dello stato italiano, le esequie della principessa Teresa sono l’occasione per riunire i membri della famiglia Uzeda, discendenti dei Vicerè di Spagna. Attraverso gli occhi di un ragazzino, Consalvo, l’ultimo erede degli Uzeda, si svelano i misteri, gli intrighi, le complesse personalità degli appartenenti alla famiglia, tutti dominati da grandi ossessioni e passioni. Tratto dall’omonimo capolavoro di Federico De Roberto.

Domenica 22 agosto è la volta de “La siciliana ribelle” di Marco Amenta (anno 2008, durata 120 minuti). Si narra la storia di una ragazza di 17 anni, che nel novembre 1991 si presenta al procuratore di Palermo per ribellarsi all’omertà, denunciando i sicari del padre e del fratello, entrambi mafiosi. Il giudice diventa per lei una figura paterna, la protegge e la incoraggia. Rinnegata e minacciata dalla stessa famiglia e dal paese, abbandona la Sicilia e si trasferisce a Roma sotto falsa identità, consapevole di avere intrapreso una drammatica sfida. Si chiude lunedì 23 agosto con “Prove per una tragedia siciliana” di John Turturro e Roman Paska (anno 2009, durata 77 minuti). Una dichiarazione d’amore alla Sicilia. L’isola è vista attraverso lo sguardo lucido e affettuoso di un italo-americano che torna nella sua antica terra (i nonni materni di Turturro erano di Palermo e di Aragona, in provincia di Agrigento) per ritrovare le proprie radici e scoprirne tradizione e modernità. Una memoria ritrovata attraverso un viaggio nello spazio e nel tempo, compiuto a ritroso rispetto a quello dei tanti siciliani emigrati nel ‘900.

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