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"Libera: il g(i)usto di viaggiare": al via i tour

Scoprire le terre confiscate alla mafia con passeggiate, visite guidate e pranzo sociale: è quanto propone il marchio Libera Terra

  • 5 ottobre 2011

Cosa potrebbe rendere più piacevole un passeggiata in mezzo al verde, al fianco di amici e conoscenti, sentendo l'odore dei prodotti della terra? Sapere che si tratta di terre confiscate alla mafia e tornate ad essere libere. Libera Terra organizza tour sulle terre sequestrate ai boss mafiosi, per rilanciarne l'immagine favorendo lo sviluppo delle comunità locali.

L'appuntamento è previsto per sabato 8 ottobre, presso l'Agriturismo Portella della Ginestra (San Cipirello) per una giornata dedicata all'antimafia, alla natura e alla riscoperta. Ci si radunerà alle ore 10, per trasferirsi poi a San Cipirello, dove si potrà visitare la Cantina Centopassi e, se possibile, uno dei vigneti Libera Terra. A seguire si farà tappa a Portella della Ginestra, dove l'1 maggio del '47 avvenne la prima strage di stampo mafioso del dopoguerra. Alle ore 13.30 pranzo presso l'agriturismo. La quota per partecipare alla manifestazione è di 30 euro a persona e comprende il pranzo (un primo, un secondo, frutta o dolce e acqua), visita all'azienda, trasporto con mezzo della cooperativa e servizi organizzativi. Per gruppi maggiori di 7, sarà possibile effettuare percorsi personalizzati.

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Per la partecipazione è prevista una quota di 30 euro a persona. Inoltre ai gruppi maggiori di sette persone già organizzate, si consentirà di seguire percorsi personalizzati. I posti a disposizione sono limitati. Sarà possibile prenotarsi fino a giovedì 6 ottobre alle 18 telefonando allo 091.8577655 o scrivendo una mail all’indirizzo info@ilgiustodiviaggiare.it . Libera Terra è un marchio che raggruppa varie cooperative che aderiscono alla rete dell'associazione Libera, fondata da Don Luigi Ciotti e Giancarlo Caselli. Le cooperative producono alimenti biologici su terreni confiscati alle organizzazioni mafiose in Sicilia, Puglia, Campania e Calabria, sulla base della legge 109/1996 che ha permesso di riutilizzare, in funzione sociale, i beni confiscati.

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