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Matrix Revolution: l’epilogo della saga

Tornano tutti i personaggi resi famosi da questa saga fanta-scientifica come l’oracolo che, in questo film, non è più interpretato da Gloria Foster

  • 16 novembre 2003

Neo, Trinity e Morpheus sono tornati e stavolta si tratta della puntata finale della trilogia. Stupisce per la carrellata infinita di effetti speciali Matrix Revolution, l’epilogo della saga che ha visto l’Eletto pronto a districarsi in ogni tipo di esperienza: dal volo al combattimento plurimo fino alla titanica guerra finale che vede contrapposte le macchine agli essere umani. Partito anni fa come un’elaborazione della vita secondo il personalissimo modo di vedere dei fratelli Larry e Andy Wachowski che hanno saputo mescolare bene nel calderone gli ingredienti giusti: effetti speciali eclatanti, elementi di filosofia spicciola e religiosa, con un occhio strizzato alla moda. Chi non conosce o apprezza, infatti, la linea modernissima degli abiti in lattice o degli occhiali da sole in black, portati in qualunque momento dai protagonisti, che fanno ripensare al famoso cappello di Indiana Jones che non accennava mai a cadere, ma restava ben calcato sulla testa di Harrison Ford, anche nelle scene più improbabili.



La trilogia, sviluppatasi in questi anni, sembra percorrere una parabola discendente, anche se la puntata meno azzeccata sembra essere la seconda, proprio per questa sua funzione di passaggio che si interrompe bruscamente per riprendere in medias res nella terza. Chi non ricorda, infatti, come si chiude il secondo film, è meglio che lo rispolveri grazie al dvd appena uscito, altrimenti per il primo quarto d’ora di Matrix Revolution si rischia di rimanere alquanto spaesati. Affiancato dalla agilissima Carrie-Anne Moss, stavolta, Neo (Keanu Reeves) dovrà dare fondo a tutte le sue risorse per cercare di salvare la città di Zion, in grande pericolo, perché subisce un attacco di dimensioni indescrivibili da parte delle sentinelle.

Tornano tutti i personaggi resi famosi da questa saga fanta-scientifica come l’oracolo che, in questo film, non è più interpretato da Gloria Foster, ma da Mary Alice; il personaggio di Morpheus (Laurence Fishburne), fondamentale nella prima puntata di Matrix, che assume un ruolo quasi marginale per lo snodarsi della vicenda del nuovo film. Torna la prorompente bellezza di Monica Bellucci, strizzata in un completino di pelle lucida che non lascia nulla all’immaginazione e che  spicca più dell’unica battuta che recita, senza ricorrere al doppiaggio. È sempre più cattivo, invece il signor Smith, interpretato da Hugo Weaving che si batterà fino alla fine con Neo, anche se lui si ostina a chiamarlo sempre “Signor Anderson”. Piacerà a chi ama il genere e sa a cosa va incontro: enormi esplosioni, dialoghi che a volte rasentano l’assurdo e fanta-spiegazioni sulla nascita del nostro mondo, secondo un oracolo e un architetto.

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