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"Palermo criminale": la città tra stereotipi e nuovi volti

Palermo città della criminalità? Secondo i dati Istat resta solo un vecchio cliché. La delittuosità palermitana indietreggia, ma il crimine assume nuove forme

  • 6 settembre 2015

Delitti di sangue, sparizioni e omicidi, pura invenzione da giallo poliziesco a Palermo o solo un nero ricordo di contro a una cronaca che cambia volti e protagonisti?

Sono proprio gli ultimi dati Istat relativi ai delitti denunciati all’Autorità giudiziaria, a sfatare, almeno in parte, uno stereotipo ormai secolare, e cioè quello di una “Palermo criminale” dove mafia, lupara e sangue non sono solo parole, ma pura realtà.

Proprio Palermo, come accertano gli approfondimenti del servizio Statistica del Comune di Palermo, nel 2013, è risultata tra le grandi città con il tasso di delittuosità totale più basso, aggiudicandosi il terzo posto in classifica con 5.760 delitti ordinari ogni 100 mila abitanti. Dietro a Napoli (3 delitti ogni 100 mila abitanti), e Bari (2,5), Palermo risulterebbe perciò più sicura rispetto Milano, tra le città con tassi più alti, Bologna e Torino.

Battute anche Napoli, Torino e Catania sul versante dei tentati omidici, secondo cui Palermo si aggiudica l'ottavo posto, spalleggiando il Centro Nord, da Firenze a Verona.

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Nessun errore: il quadro d’insieme ufficiale sembrerebbe fotografare un mutamento sociale, o diremo criminale, in cui il divario Nord Sud dialoga diversamente, e vede quest’ultimo rispondere a tono.

Tuttavia, la rilevazione, fatto non secondario, riguarda la totalità dei delitti, di autore noto e ignoto, denunciati dalla Forze di polizia all'Autorità giudiziaria, giunte da privati cittadini o accertati autonomamente nel corso delle attività di contrasto alla criminalità. La diversa propensione alla denuncia su area geografica è un parametro che contribuisce indubbiamente a una lettura non superficiale.

Dati entusiasmanti di certo, ma con il rischio di un abbaglio: criminalità a Palermo? Contestualizziamola, ma soprattutto storicizziamola, poiché anche il sottosuolo malavitoso si evolve insieme alla società.

E se i cadaveri diminuiscono, di certo gli indici di furti e scippi non lasciano ancora illesa Palermo, 258 furti in abitazioni ogni 100 mila abitanti; per non parlare poi di pizzo, una realtà combattuta ma ancora tristemente presente, come denunciato da Pina Maisano, proprio il mese scorso nella ricorrenza della morte del marito Libero Grassi.

Da “criminalità organizzata” a “microcriminalità”, passando per furto, delitto, negligenza civica e atto o mentalità criminale, cos’è un crimine a Palermo? Ma soprattutto, è crimine solo ciò che si vede e si sente? La parola mafia è un solo un brand da combattere con la lotta ai gadget turistici? Diremo, al contrario un intarsio ben ramificato, un eco che domina tacito, spesso senza sparare.

Ed è dietro quei fili ramificati che operano con coraggio e caparbietà, dietro figure eroiche che ritornano, le Forze dell’ordine e le istituzioni. Un impegno che lotta contro mentalità, usi e costumi di interi quartieri, ma che soprattutto si ostina a capire i nuovi volti di una criminalità in costante evoluzione.

E se alle statistiche inneggiamo con plauso, dall’altra contiamo più nell’impegno a farne non solo numeri, ma basi per un miglioramento senza punti di ritorno. E per questo la strada sembra ancora lunga, ma di certo non impossibile.

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