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Premio Letterario Mondello, ecco i vincitori

Premi ad autore straniero, poesia, opera prima, traduzione, comunicazione. A Tiziano Scarpa il premio SuperMondello come autore italiano

  • 7 giugno 2009

Mettere a confronto la specificità della letteratura italiana e la forte identità e vitalità di molta narrativa internazionale: questo il tema dell'edizione 2009 del Premio Letterario Internazionale Mondello, come testimoniato dal convegno di apertura “Questioni di identità. La letteratura italiana e le altre” che si è tenuto il 14 maggio alla Fiera Internazionale del libro di Torino. Venerdì 5 giugno si è svolta alla Galleria d'Arte Moderna di Palermo la cerimonia di premiazione dei vincitori del Premio, promosso e organizzato dalla Fondazione Banco di Sicilia in collaborazione con la Fondazione Andrea Biondo.

«Il Premio Mondello ha operato da sempre - dichiara il presidente Gianni Puglisi - a favore della cultura della lettura: ha al suo attivo una giuria formata da esperti di letterature straniere e di letteratura comparata, sia per singole opere sia relativamente alla critica degli autori nel loro paese di provenienza. Francesisti, anglo-americanisti, arabisti, germanisti, slavisti, lusitanisti e altri ancora, fra cui autorevoli critici di letteratura italiana, compongono la giuria recentemente rinnovata». Premiati tre scrittori stranieri: Viktor Erofeev che con “Il buon Stalin” ha realizzato un affresco potente delle contraddizioni dello stato sovietico dagli anni ‘50 agli anni ‘90, attingendo a piene mani alla sua biografia, e al suo “catastrofico” rapporto con il padre; lo spagnolo Enrique Vila-Matas, uno dei più raffinati scrittori - intellettuali per i quali il romanzo non concede nulla alla cronaca e all’attualità, e il suo “Dottor Pasavento” cerca piuttosto la via per “sparire” sulle tracce dell’amato Robert Walzer; infine il libico Ibrahim Al-Koni che con i racconti di “La patria delle visioni celesti” narra il deserto e la vita ricca di passioni e di meraviglia che lì accade.



Altri premi per due poeti: il giovane Carlo Carabba con “Gli anni della pioggia” dalla “cifra” intima e quotidiana, e Gregorio Scalise, già interprete della Storia, dei suoi calcoli e dei suoi fallimenti raccolti in “Opera-opera, poesie scelte 1968-2007”. Il Premio per la Traduzione procede invece verso est, in Romania, luogo da dove arriva la studiosa rumena Smaranda Elian premiata per la sua prolifica attività di traduzione dei classici della letteratura italiana, da Giordano Bruno a Giacomo Leopardi, da Torquato Tasso a Dante. E ancora un premio per i 25 anni di attività di una storica rivista letteraria: "L’Indice dei libri del mese" per la sua costante informazione culturale che l’ha resa uno dei mensili più autorevoli nel mondo editoriale.

L'attribuzione dell'ultimo premio, ovvero il Premio SuperMondello che riconosce il vincitore assoluto nella sezione “Opera di autore italiano”, è stata decretata nel corso della cerimonia, con il voto della giuria composta da critici e studenti delle scuole superiori di Palermo. Se lo sono contesi Mario Desiati che con “Il paese delle spose infelici” ha scritto un romanzo sul meridione tragico ricollegandosi alla grande tradizione europea tra Ottocento e Novecento; Tiziano Scarpa che con “Stabat Mater”, ha raggiunto la poesia e la leggerezza del frammento a partire da un luogo claustrofobico come un’orfanotrofio, dove le lettere non vengono mai spedite ma dove infine qualcosa di grande davvero “accade”; infine Osvaldo Guerrieri che, con una lingua raffinata e preziosa, racconta nell’“Insaziabile”, la caduta nella perdizione del vizio e del gioco.

Fra di essi la giuria ha scelto Tiziano Scarpa, premiando la sua opera con questa motivazione: «Il romanzo di Tiziano Scarpa, “Stabat Mater”, è ambientato a Venezia. Siamo agli inizi del Settecento, nella Venezia di Vivaldi. La protagonista porta il nome della santa martire Cecilia, patrona della musica e dei musicisti. Ha sedici anni. Ed è una trovatella allevata all’Ospitale della Pietà. Cecilia si rifugia, insonne, in cima a una scala. E qui, assediata da visioni dolorose e indecifrabili, e invasa da una notte dell’anima, scrive alla «Signora Madre» che l’ha abbandonata piccolissima nella ruota dell’Ospitale. Le sue sono lettere sospese nel vuoto, senza indirizzo. Sono un monologo, che si distende in lasse. E in queste lasse si destruttura il tradizionale romanzo epistolare, e si assolve una trama altrimenti patetica. È questo l’aspetto letterariamente più rilevante del romanzo, che da una parte assume una vicenda alla Mastriani, e dall’altra la dissolve nel ritmo fascinoso di una lauda. Cecilia è destinata a diventare musicista. Suona il violino. Suo insegnante di violino è il maestro compositore Antonio Vivaldi. Dal maestro, Cecilia impara a perfezionare l’arte; ma anche a coltivare un sogno di libertà e di fuga. La sostenutezza letteraria del romanzo è la sostanza musicale dello “Stabat Mater”».




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