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Serena, Francesca e Anna: grazie a loro la ricerca sulle staminali arriva a Palermo

Le ricercatrici portano al Policlinico di Palermo un progetto finanziato dal Ministero della Salute: terapie alternative e ricerca per l'avanguardia nel campo della chirurgia

  • 15 gennaio 2018

Serena Meraviglia, Francesca Toia e Anna Barbara Di Stefano

Metti insieme un giorno una immunologa, una biologa e un chirurgo plastico e il risultato è un progetto di ricerca di ben 400mila euro finanziato dal Ministero della Salute.

Serena Meraviglia (immunologa), Francesca Toia (chirurgo plastico) e Anna Barbara Di Stefano (biologa) sono le tre ricercatrici del Policlinico Paolo Giaccone dell'Università di Palermo destinatarie del generoso finanziamento concesso dal Ministero della Salute per il progetto di ricerca triennale dal titolo "l ruolo degli sferoidi umani da cellule staminali di tessuto adiposo negli allotrapianti di arto: possono prevenire il rigetto?".

Il team ha avuto grandi capacità e ha superato la selezione partecipando al bando con cui il Ministero chiedeva di sviluppare procedure altamente innovative e nuove conoscenze utili al miglioramento delle opportunità di prevenzione, diagnosi, trattamento e riabilitazione.

Lo studio di ricerca punta a sfruttare le capacità immunoregolatorie delle cellule staminali negli allotrapianti vascolari composti (per esempio il trapianto di un arto o facciale) al fine di eliminare o ridurre per il paziente il rischio, assai frequente, di un rigetto.



«È un ambito di ricerca assolutamente attivo e molto attuale – spiega Francesca Toia, medico chirurgo – rispetto al quale però, la ricerca clinica/scientifica è ancora molto primordiale».

Le tre giovani ricercatrici si sono accorte del fatto che il principale limite di interventi di questo tipo non è tanto chirurgico quanto post-operatorio: infatti, le attuali terapie immunosoppressive necessarie dopo un trapianto (al fine di ridurre la probabilità di un rigetto) espongono il paziente a conseguenze altrettanto rischiose che, se verificate, riducono le sue aspettative di vita, quali per esempio il rischio di tumori o di diabete.

Di qui, l’idea di fornire una alternativa innovativa alle attuali terapie immunosoppressive valorizzando il ruolo delle cellule staminali da tessuto adiposo le quali, invece, sembrano avere tra le varie proprietà innate proprio quella di regolare il sistema immune, equilibrandolo nel prevenire casi di rigetto.

«La prospettiva futura – continua Francesca - è l’eliminazione o la drastica riduzione dell’assunzione di tutti quei farmaci che espongono l’operato paziente a una risposta immunitaria al trapianto pregiudizievole per la sua futura qualità della vita, nell’ottica di aumentare considerevolmente la possibilità degli allotrapianti vascolari composti, da considerare uno tra gli interventi salvavita».

Una piccola evidenza scientifica - quella sull’importanza del ruolo delle cellule staminali del tessuto adiposo – che da credito al progetto di ricerca delle giovani palermitane, aggiudicatario del finanziamento.

Un successo non solo personale, ma di tutto il team di ricerca del reparto di Chirurgia Plastica guidato dalla Prof. Adriana Cordova e dal Prof. Francesco Moschella e del Cladibior guidato dal Prof. Francesco Dieli, che hanno collaborato con passione e professionalità a questo progetto di ricerca.
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