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Non tutti lo sanno: al porto di Palermo puoi entrare (anche) in bici per una pausa "vista mare"

Già da alcuni mesi è possibile entrare a piedi o in bicicletta al (nuovo) Molo Sammuzzo. Il presidente dell'Autorità Portuale, Pasqualino Monti, racconta a Balarm tutte le novità

Marta Genova
Giornalista
  • 12 marzo 2021

La nuova banchina Sammuzzo del porto di Palermo (foto Balarm)

Il porto, per definizione, è un'apertura, un passaggio. Se poi lo leghiamo alla città di Palermo, la sua declinazione quasi naturale diventa quella di "accoglienza". Ed è per questo che azioni di riqualificazione volte non solo al miglioramento ma ad accorciare distanze e, accogliere, appunto, vanno raccontate e supportate.

Si è scritto tanto in questi mesi dello splendido lavoro che l'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale che include anche il porto di Palermo, guidata da Pasqualino Monti, sta portando avanti. Parole come WaterFront, mooring dolphin, erano su tutti i giornali, di settore e non. Non sappiamo quanto però sia davvero arrivato alla gente, al cittadino, a chi Palermo la abita, la vive.

E abbiamo pensato di raccontarlo allora, partendo proprio dagli spazi ritrovati, dal verde, dalla possibilità di tornare a vivere il molo Trapezoidale del Porto, e la banchina Sammuzzo. Ecco, è proprio dalla banchina Sammuzzo - ‘u molo Sammuzzo - che vogliamo partire.



Ma prima un po' di storia, sapete chi erano i sammuzzi?

Come racconta in un libro uno degli autori di Balarm, Santi Gnoffo, "Sammuzzo era un rione posto vicino al mare, si trovava nei pressi nel Borgo, nell'odierna via Francesco Crispi. Tale denominazione significa nel vernacolo locale "luogo dove si tuffano i marangoni".

In questa spiaggia, infatti ancoravano le imbarcazioni a legno che avevano bisogno di aggiustare le carene. I maragngoni (palombari, sommozzatori) tuffandosi nell'acqua e rimanendo in apnea apportavano tali riparazioni. Il termine "sammuzzo" è la derivazione dialettale di sommozzatore".

Ma c'è di più, molti studiosi hanno trovato una correlazione tra i carpentieri sommozzatori e i marangoni, uccelli che per cacciare i pesci s'immergono in picchiata fino a un metro sott'acqua.

Fatta questa breve ma significativa introduzione passiamo al presente, non tutti sanno che già da alcuni mesi è possibile entrare a piedi o in bicicletta al Molo Sammuzzo, e guardando i "giganti del mare" (e non solo quelli) attraccati al porto, prendere un caffè o un aperitivo o pranzare (negli orari attualmente consentiti dalle disposizioni anti-covid, naturalmente) nell'area già riqualificata, la prima, perché il progetto è ben più ampio.

Il bar, adiacente ad uno spazio verde su cui batte il sole, ospita chiunque voglia godere di una nuova visuale della città. E sarà luogo di passaggio per chi attende di prendere il traghetto per Ustica e le Eolie.

La banchina Sammuzzo torna dei palermitani, senza più mezzi pesanti che passano. L'ingresso per i pedoni è da via Patti, la strada che costeggia il Castello a Mare; in fondo svoltando a sinistra, c’è l’accesso. Ad onor del vero, al momento questo ingresso è inibito per i lavori (quelli nuovi) appena cominciati, quindi l'accesso attualmente è dal varco Amari.

E a proposito del Castello a Mare, ci sono belle e buone notizie. L'Autorità portuale sta lavorando per farlo diventare, davvero, un sito monumentale «Non lo è ancora – dice a Balarm Pasqualino Monti – e si sta procedendo, in maniera spedita, in questa direzione. Il ristorante che era sorto in quell’area (quello di Natale Giunta, ndr), sarà trasferito in altra sede, sempre all'interno del nuovo progetto di riqualificazione del molo trapezoidale, ma lascerà il Castello a Mare candidato ad entrare nel World Heritage List dell'Unesco».

Sul Molo trapezoidale sono stati commessi gravi errori, iniziati nel 1923 con la nefasta decisione di procedere alla demolizione del Castello per dare spazio alle attività portuali. Pensate che all’interno dei Magazzini generali sono state rintracciate mura per circa 24 metri e procedendo lungo via Patti, è stato messo in luce un ulteriore tratto di mura lungo circa 17 metri che piega poi con angolo di 90 gradi verso nord.

Il sedime del Castello venne occupato da una serie scomposta di edifici, senza alcuna regola che hanno generato un paesaggio confusionario, degradato e poco funzionale. Liberare le aree del sedime era tra le prime cose da fare per garantirne la valorizzazione e la fruibilità attraverso la musealizzazione dell’intero perimetro e la realizzazione di un lago urbano che ne sottolinei lo storico rapporto con l’acqua.

Uno degli obiettivi adesso è creare una "passeggiata" che darà continuità a quella già esistente sulla Cala estendendola sino alla parte terminale del molo Trapezoidale in "stretta sinergia spaziale" con il Parco archeologico

«Quando sono arrivato – racconta Monti – era grande la frattura che ho trovato tra la città e il suo porto, chiuso in se stesso da sud a nord, una situazione di degrado generalizzato e di confusione; assolutamente la protagonista era la confusione, nei passeggeri, fino al traffico merci. C'erano bancarelle, carrozze con cavalli che lasciavano evidentemente escrementi lungo tutto la banchina, assistevo a continui litigi, sembrava di essere in un porto di paesi rimasti quarant'anni indietro.

In cinque mesi - aggiunge - abbiamo fatto approvare il Piano regolatore portuale, era un lavoro ben fatto, e abbiamo concordato col Comune le linee sulle quali saremmo andati ad operare, norme sulla security presentate al sindaco Orlando, interventi per le singole marinerie, da Sant’Erasmo, all’Arenella, passando per Villa Igiea (ancora all’appello manca l’Arenella ma per l'assenza di progetti). Avevamo detto che sarebbero stati luoghi aperti e vivi e così è stato. Al molo sant’Erasmo è stato aperto un ristorante sul mare, in città come Palermo dovrebbero essere tanti di più, è assurdo come non ci siano».

Mi ricorda che inoltre sempre a Sant’Erasmo ha da poco aperto Graziano; per la verità, sul momento il nome non non gli sovviene - lo giustifichiamo, non è di Palermo il presidente Monti – ma recupera subito dicendo “fa la pizza più buona di Palermo”.

Tutto vero, com'è vero però che rimane un grosso problema legato alla sicurezza di quel luogo così suggestivo e all'inquinamento del mare in quell’area e dei cattivi odori emanati e che rendono poco piacevole, in estate soprattutto, la permeanza sul nuovo porticciolo.

«Purtroppo sul problema inquinamento non abbiamo la competenza per intervenire – spiega – ma una cosa potevamo farla e l'abbiamo fatta, che non è risolutiva ma di certo darà un apporto: abbiamo chiuso un contratto per pulire lo specchio d'acqua antistante e sarà realizzate una barriera soffolta (di basso impatto ambientale, ndr) che è posta a pelo d'acqua e che ferma quello che arriva».

Un intervento che di certo limiterà e mitigherà un problema che però va risolto, com’è noto, a monte, o meglio, visto il caso specifico, alla foce, quella dell’Oreto.

Il primo stralcio di interventi per il porticciolo di sant'Erasmo riguardava la bonifica e la riqualificazione, il secondo, appena partito, un piano per la sorveglianza dell’intera area e per la pulizia giornaliera che saranno garantite dalla Osp srl (Operazioni e servizi portuali) con cui l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale ha sottoscritto un contratto. L'azienda si è aggiudicata la gestione ventennale dei servizi portuali di Palermo (e Termini Imerese), grazie a un bando pubblicato dall’Autorità portuale.

Un’operazione che prevede la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la gestione della rete elettrica, idrica e dei servizi di erogazione, parcheggi, pulizia e la manutenzione delle aree comuni.

Torniamo al Molo Sud, che è stato rivoltato come un calzino: fabbricati demoliti, carcasse di veicoli meccanici mai utilizzati eliminate, come le due grandi gru realizzate alla fine degli anni '80 sulla banchina nord, costate 70 miliardi delle vecchie lire che non furono mai effettivamente utilizzate. E ancora ben 29 silos nei Magazzini generali sono stati demoliti.

Come abbiamo già detto inoltre sono stati fatti gli scavi al Castello a Mare e ritrovato il perimetro dello stesso. Qui tra una settimana partirà un nuovo intervento da 25,5 milioni di euro, che prevede la "liberazione" del Castello. I lavori dureranno 14 mesi.

Insomma, inizia la nuova fase dei lavori e quindi gli spazi tra un po' saranno ristretti, seppur fruibili, quindi ai cittadini è richiesta pazienza.

Sono nove gli edifici in fase di realizzazione e saranno tutti fruibili al pubblico pubblico e destinati ad attività commerciali o ristorative, con particolare attenzione al made in Sicily. L'edificio principale ospita una Conference hall, un emporio e uffici.
Un anfiteatro all’aperto (200 posti) posto in copertura, immaginato come uno spazio informale che si presta sia a ospitare eventi che a essere utilizzato come estensione della piazza e da cui si potrà apprezzare una vista unica del Monte Pellegrino.

Il piano terra ospita anche attività commerciali e da qui si accede al lounge bar- ristorante, che prosegue anche al primo piano, collegato da scala e ascensore. Ed è qui che verrà trasferito il ristorante di Natale Giunta che occupa il fabbricato dell’ex Sailem, e disporrà di 200 posti al chiuso e all’aperto.

L'edificio ex Sailem, situato nel cuore del Complesso monumentale del Castello a Mare, corpo principale del Trapezoidale, verrà riconvertito in uno splendido museo virtuale della città e costituirà una delle vie di accesso al Parco, oltre a quella su via Patti. Il Trapezoidale ospiterà piccoli bar simili per planimetria, in posizione perpendicolare alla banchina di riva.

Le aree ristorazioni e gli "imbarchi", ovviamente, saranno separate per garantire la sicurezza dei pedoni e di chi si trova nell’area.

And last but not least... il Verde. Un nuovo grande spazio verde di oltre 12mila metri quadrati sarà sistemato con essenze autoctone e alberature ombreggianti. All’interno di questo grande spazio verde verranno piantate eritrine e ficus.

Nelle tre grandi aiuole circolari che caratterizzano la piazza sanno piantumati arbusti e alberature scelte tra specie autoctone in associazione che restituiranno abbinamenti di forme e colori lungo l’arco dell’anno. Su queste aiuole è anche previsto l’utilizzo di tappezzanti alofite (adatte alla salsedine) e cespugli e arbusti. Si prevede anche la piantumazione di eritrine e pomelie.

Circa 11 gli accordi procedimentali firmati per spostare tutto il traffico, per le revoche, le concessioni oltre agli investimenti privati, la progettazione. Ma il risultato è già visibile. E vivibile.
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