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Obiettori di coscienza: in Sicilia nove medici su dieci si rifiutano di praticare l'aborto

L'obiezione è consentita ma l'aborto è legale dagli anni Settanta: a distanza di 40 anni dalla 194 le persone sono invitate a riflettere: a Palermo spuntano dei manifesti

Giorgio Maone
Ospite
  • 3 gennaio 2019

Uno dei manifesti a Palermo (foto Giorgio Maone)

A Palermo "Non affidarti al caso": un invito che è anche il titolo della campagna di sensibilizzazione sul problema dei medici obiettori, che negli ospedali siciliani sono quasi 9 su 10.

Si attende a giorni la relazione annuale del Ministero della Salute sull’attuazione della legge 194/78, che da oltre quarant’anni dovrebbe garantire l'accesso al servizio di IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza).

Per ora dobbiamo riferirci ai dati del 2016, pubblicati all’inizio del 2018, che fotografano una media nazionale del 70% di obiezione di coscienza tra i ginecologi ospedalieri, con picchi fin oltre il 90% nel centro-sud.

Nonostante il Ministero si affanni a sostenere che questi numeri siano compatibili con livelli di prestazione adeguati, l’aneddotica (ovviamente non registrata dalle statistiche) è agghiacciante: pazienti rimbalzate da una struttura all’altra, attese estenuanti, colloqui avvilenti con sanitari e "consulenti" che cinicamente instillano sensi di colpa per ritardare o impedire l’intervento, quando non addirittura ostacolano gli esami diagnostici che rischiano di aiutare la donna a decidere liberamente.

Il dato della Sicilia è tra i più preoccupanti, con l'86,1% di obiezione che costringe i pochi non obiettori a una media giornaliera di quasi due interventi a testa.

In questo contesto di disagio approda a Palermo "Non affidarti al caso", la campagna promossa dall'UAAR - Unione atei agnostici razionalisti (scopri di più), che con grandi affissioni nei pressi dei principali ospedali e della cittadella universitaria intende sensibilizzare pazienti e, indirettamente, anche i professionisti della salute sul tema dell'autodeterminazione e della libertà di scelta sul proprio corpo.

Gli ostacoli alla salute riproduttiva femminile sono la parte più visibile e oltraggiosa del fenomeno, che si inserisce in un'offensiva a largo spettro contro i diritti delle donne attraverso azioni sconcertanti, dalle mozioni anti-194 (guarda cosa è successo a Verona) nei consigli comunali alla proiezione di film splatter nelle scuole (leggi).

Ma l'imposizione delle proprie convinzioni etiche e/o religiose esercitata da alcuni medici a discapito della libertà di scelta del paziente è un problema che può riguardare chiunque, proprio nei momenti di maggiore fragilità come di fronte ad una malattia gravemente invalidante o terminale.

Questo il senso dello slogan "Testa o croce?": è cruciale informarsi per tempo e scegliere a mente fredda un ginecologo che eserciti con umanità e professionalità, astenendosi da giudizi morali non richiesti, consigliando sulle tecniche contraccettive più efficaci, informando senza omissioni le gestanti sulla salute dei nascituri e agevolando l'interruzione di gravidanza, se necessaria, in modo che sia quanto più tempestiva, sicura, non traumatica.

Ma per tutti, uomini e donne, altrettanto fondamentale è la scelta del medico di base.

Un medico che considera la vita un "bene indisponibile", che appartiene a Dio, potrebbe non tenere conto delle nostre volontà quando non ci trovassimo in condizione di esprimerle.

E anche conoscendole, potrebbe sentirsi obbligato ad ignorarle in nome di "valori non negoziabili", sottoponendoci a trattamenti che noi rifiuteremmo e che riterremmo un calvario inutile.

La sofferenza è ancora oggi esaltata dalla Chiesa Cattolica: per il catechismo soffrire permette di "partecipare all’opera salvifica di Gesù" (leggi di più sul sito del Vaticano).

Liberi di crederlo, ovviamente, purché si garantisca la libertà a chi non ci crede di decidere per sé. Anche perché cresce il numero dei cittadini che invece ritengono sacra soprattutto l'autodeterminazione.

Adele Orioli, attualmente alla guida dell'UAAR, ha sottolineato che lo scopo dell'iniziativa non è attaccare i sanitari, ma difendere i diritti di tutte e di tutti.

«Non mettiamo in nessun modo in discussione la competenza dei medici - spiega - Ma se non ci sono validi motivi per porsi dubbi in relazione alle credenze religiose di un, per esempio, oculista, vi sono altre situazioni in cui invece è indispensabile prestare maggiore attenzione».

«Attenzione per i consigli che riceviamo: per esempio, in materia di contraccezione e alle cure che ci propongono che potrebbero rappresentare un accanimento terapeutico - conclude -La nostra libertà è un bene prezioso. Esercitiamola sin dall’inizio e fino alla fine. Non affidiamoci al caso».

Sono tanti i gruppi - anche sui social - che aiutano le persone in difficoltà e tutelano il diritto alla salute sessuale e riproduttiva: attivo 24 ore su 24 c'è il numero 331 9634889 dell'associazione Obiezione Respinta, per segnalare eventuali pressioni subite.

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