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Palermo invasa dalle cavallette (tanti anni fa): tra messe e digiuni, ecco come si reagiva

In alcuni Paesi sono perfino un pasto: se un giorno la nostra accetteremo questo tipo di nutrimento saremmo costretti a pagarle visto che Dio non ci castiga più regalandocele

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 6 maggio 2019

Sant'Agostino, di Giovanni Travaglia (1673) alla Cattedrale di Palermo

Come è cambiato il mondo. Un tempo una delle calamità più gravi era l’invasione delle cavallette (grilli).

La massiccia presenza di questi insetti è scritta nel "Libro dell’Esodo", nel quale si racconta che fu una delle dieci piaghe che Dio mandò al Faraone egiziano affinchè liberasse gli Ebrei che vivevano in stato di schiavitù: "ed esse coprirono la faccia di tutto il Paese, talchè il Paese ne fu oscurato, e mangiarono tutta l’erba del paese, e tutti i frutti degli alberi etc e non rimase alcun verde negli alberi, né erbe dei campi per tutto il Paese".

Anche in Sicilia nei secoli passati, le cavallette causarono ingenti danni, procurando carestie e quindi morte.

Arrivavano dall’Africa, specialmente da Libia e Tunisia grazie al vento di scirocco che le trasportava. I voli prolungati di questi insetti, infatti erano agevolati dai venti caldi, che superavano i 30°C. Questi insetti resistono anche a temperature superiori ai 50 °C. I loro spostamenti possono avvenire sino a 600 chilometri senza mai fermarsi.

Il documento più antico che testimonia la massiccia presenza di questi insetti in Sicilia risale all’anno 841. Le cavallette non solo si cibavano di tutto ciò che producevano i campi ma depositavano anche le uova, perciò questo flagello non si poteva combattere.

Anche Palermo fu vittima di questi insetti. Nel XVII secolo avvennero diverse invasioni di cavallette. Non si conoscevano rimedi per combatterli, ci si affidava soltanto a scongiuri ed esorcismi.

Il 19 giugno 1657, a Palermo vi fu un’invasione di grilli che causò effetti devastanti in tutta la pianura circostante la città. Un altro problema fu che si lanciavano "ne’ luoghi d’acqua, e poi in essi morivano in gran numero". Il Senato fu perciò costretto a coprire tutti i "capi d’acqua" ( le sorgenti) ma le cavallette si riversarono in città.

Il 16 aprile 1658, fuori da Porta Nuova si fece una Santa messa ove avvenne la "maledizione dei grilli": questa diventò prassi e fu ripetuta fino al Primo maggio 1688.

Nel 1689, secondo le disposizioni del viceré Uzeda, le cavallette e le larve dovevano essere raccolte e poi sepolte in fosse coperte con calcina e le uova distrutte col fuoco. Ogni capofamiglia doveva partecipare alle spese pagando un tributo. Furono inoltre spesi 7 tarì per portare l’acqua di Santa Rosalia dal Monte di Quisquina in Bivona.

Il 14 maggio 1689, i Giurati dovettero rendere conto di come avevano impiegato i danari della Tassa per "l’estirpazione dei grilli". Dichiararono che avevano accumulato un totale di cavallette ed uova per 28,8 salme (72 quintali) spendendo onze 36 ("La piaga delle locuste: Ambiente e società nel mediterraneo d'età moderna").

Nel XVIII secolo ricorse a “Messe cantate e digiuni collettivi”. Questo avvenne perché si riteneva questo evento un castigo di Dio (vedi Libro dell’Esodo).

Il 6 luglio del 1710, ci fu un forte vento di scirocco che portò con se una quantità impressionante di locuste. Oltre alla campagna invasero la città. L’Arcivescovo ordinò che si digiunasse il "Mercoledì, venerdì e sbato 9,11,12 luglio espose il SS, Sacramento nella Cattedrale, chiese ai regolari, ai monasteri che si cantassero tre messe il venerdì, sabato di Maria Vergine e domenica detta di Santa Rosalia". (Villabianca, "Diario").

Giorno 11 luglio "Si fece Processione col Capitolo e clero e Senato; e cantandosi litanie, s’andò Fuori Porta Nuova, ove s’interdissero dall’Arcivescovo le locuste".

Il 28 aprile 1711, Palermo fu flagellata da un esercito di mordaci locuste che causò immenso danno alle campagne e fastidio alla popolazione cittadina. Anche nel 1711 si ripetè questo evento ed il 28 aprile l’Arcivescovo percepì l’imminente arrivo delle locuste "per le uova fatte nell’anno passato".

L’arcivescovo indirizzò ai palermitani una lettera pastorale ed un editto in cui esortava tutti "a pregare Dio per placare la l’ira sua".

Altre prescrizioni seguivano: digiunare mercoledì 29 aprile, venerdì primo maggio e sabato 2 e recitare ogni giorno litanie. Poi dispose di "mettersi colletta nelle messe per qualunque necessita" , in termini molto concreti di raccogliere elemosine in ogni celebrazione per qualsiasi evenienza. (Antonio Mongitore)

Il 4 maggio 1711, si espose il SS. Sacramento nelle chiese parrocchiali, nei conventi e nei monasteri. Si fece una nuova processione (dopo quelle dell’11 e del 15 luglio 1710) dalla Cattedrale, con l’Arcivescovo, il clero ed il Capitolo (composto da 14 canonici era il "senato del vescovo", ed era formato da sacerdoti, in genere parroci, distinti per particolari meriti nel loro ministero) della stessa Cattedrale, sacerdoti e Senato. Si andò nuovamente "fuori Porta Nuova " dove Monsignore fece la "maledizione delle locuste".

Anche l’11 maggio 1756 si provvide a raccogliere le uova delle locuste: "Per provvidenza del nostro Eccellentissimo Senato (Municipio) si diè principio a raccogliere tutte le locuste, che di bel nuovo ripullularono nel luglio istesso delle fosse dei Colli, che dagli stessi insetti, da noi chiamati grilli, furono occupate l’anno passato 1755, pel motivo che in esso luogo non si raccolsero le uova de’ detti insetti, ed oggi hanno recato funesta conseguenza, interessando di grosse spese la detta camera dell’Eccellentissimo Senato". (Villabianca, "Diario").

Con il passare dei secoli, la ricerca scientifica ha scoperto il modo di contrastare queste migrazioni dannose. Alcuni pesticidi hanno debellato o perlomeno attenuato queste invasioni.

In alcuni Paesi la cavalletta è usata fonte di nutrimento e d’energia per l’uomo. Chissà se un giorno la nostra "cultura gastronomica" accetterà questo nuovo tipo di nutrimento.

Per secoli li abbiamo avuto gratis, ora che non ci sono più invasioni saremmo costretti ad acquistarli. Siamo proprio sfortunati.

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