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Perché quando piove Palermo si allaga: "Non solo tombini, la vera causa è un'altra"

L'intervista al geologo Giorgio Cecchini, vicepresidente dell'Ordine dei Geologi di Sicilia, che spiega perché le caditoie ostruite non sono l'unico motivo degli allagamenti in città

  • 8 gennaio 2026

Allagamenti a Palermo in zona piazza Indipendenza

A Palermo piove e la città diventa la Venezia del Sud. Un quadro già visto con conseguenti disagi per i cittadini. Strade allagate, tombini che scoppiano e tutto intorno è subito il caos fra ingorghi e lunghe code che possono paralizzare interi quartieri. Insomma, scene che i palermitani conoscono bene.

Questa mattina, giovedì 8 gennaio, la città si è svegliata nella morsa del maltempo, con piogge e forti venti iniziati già nella serata di ieri (mercoledì 7 gennaio). Nelle prime ore della mattina, registrata anche la prima grandinata di stagione. Anche questa volta non sono mancati i disagi.

Sulla circonvallazione, all'altezza di via Nina Siciliana, diversi i tombini esplosi. Nella vicina via Perpignano, dove il manto stradale è dissestato, le buche si riempiono d'acqua diventando vere e proprie"trappole", soprattutto per pedoni, monopattini e scooter.

Nella tarda serata di ieri (mercoledì 7 gennaio), diversi gli allagamenti in giro per la città: da via Messina Marine a via Imera e via Colonna Rotta. Ancora, qualche allagamento si è registrato anche in zona piazza Indipendenza, a Mondello e a Sferracavallo.

Come spiegato più volte da Amap ci sono zone, come Sferracavallo, che hanno situazioni di deficit strutturale e in cui l'unica soluzione sono i collettori fognari, che a nord e a sud della città consentirebbero il corretto smaltimento delle acque piovane.

Peraltro, negli ultimi anni si registrano piogge sempre più frequenti di tipo torrenziale che determinano la caduta, come nel caso di alcuni giorni fa, di oltre 70 mm d’acqua in poche ore. Una portata che l’attuale sistema di deflusso non sarebbe in grado di assorbire in tempi rapidi.

La realizzazione dei collettori è di pertinenza della Regione (ufficio dell’Alto Commissario). Le caditoie sotterranee sono in buone condizioni, quelle di superficie, invece, talvolta ostruite da detriti e fogliame.

Tali fenomeni, tuttavia, si ripropongono in presenza di piogge anomale (su Mondello e Sferracavallo, per esempio, parliamo di oltre 60 mm d’acqua in poche ore). Su impulso del sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, è stato costituito un tavolo permanente che vede coinvolti Amap, Rap e Reset per rendere efficiente e sicuro il sistema di deflusso di cui oggi è dotata la città.

Per Giorgio Cecchini, vicepresidente dell’Ordine dei Geologi di Sicilia: «Le cause degli allagamenti a Palermo sono legate sia alla morfologia del territorio che alla gestione del sistema idrico urbano. La città sorge su una piana costiera racchiusa tra il mare e le montagne. Si tratta, in termini geologici egeomorfologici, di una naturale area di accumulo delle acque che, in condizioni non urbanizzate, venivano smaltite attraverso una rete di corsi d’acqua e attraverso l’infiltrazione nel sottosuolo».

Per il vicepresidente dell’ordine dei Geologi di Sicilia, con l’espansione urbana e la progressiva impermeabilizzazione del territorio, questi meccanismi naturali di drenaggio sono stati fortemente alterati. A ciò si aggiungerebbe un sistema di smaltimento delle acque piovane sottodimensionato, sia rispetto all’espansione urbanistica degli ultimi decenni, sia rispetto tipologia degli eventi meteorologici attuali sempre più intensi e concentrati in brevi periodi.

«Inoltre – prosegue Cecchini - la mancanza di manutenzione regolare delle tubazioni e dei canali di scolo riduce ulteriormente la capacità del sistema di drenare le acque in tempi rapidi. Tutti questi fattori concorrono a rendere Palermo particolarmente vulnerabile agli allagamenti, soprattutto nelle zone più depresse della piana. È quindi fondamentale intervenire con una pianificazione integrata che consideri la morfologia naturale del territorio, il cambiamento climatico e la necessità di un costante mantenimento delle infrastrutture idrauliche».

Quello che molti si chiedono, però, è come sarà il panorama in vista dell’inverno e delle possibili (e ulteriori) piogge. «Nella stagione invernale – fa sapere Giorgio Cecchini - le misure più efficaci sono quelle che combinano interventi di manutenzione ordinaria con una pianificazione a medio-lungo termine. Nel breve periodo, è necessario garantire la pulizia e l’efficienza della rete di drenaggio urbana, incluse caditoie, tombini e condotte, per favorire il corretto deflusso delle acque meteoriche.

Allo stesso modo - aggiunge -, è utile verificare e mantenere canali e corsi d’acqua secondari, spesso parzialmente ostruiti. Sul piano strutturale, il sistema di smaltimento delle acque risulta purtroppo limitato. In prospettiva, può essere opportuno valutare interventi di potenziamento delle infrastrutture idrauliche, come vasche di accumulo o ampliamento delle condotte, insieme all’introduzione di superfici permeabili e aree verdi in grado di favorire l’infiltrazione».
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