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Ponte Corleone non è sicuro da decenni: evitare un altro "crollo Morandi" è possibile

Le domande sono tante: per quale motivo manca il monitoraggio e il conseguente controllo quotidiano e capillare del ponte? Negligenza? Burocrazia?

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 19 gennaio 2021

Dettaglio di Ponte Corleone a Palermo

All'alba del crollo del Viadotto Morandi nel ferragosto 2018, avevo sentito l'esigenza di stimolare con elementi di buon senso aperti a tutti, cittadini e politici, il dibattito inerente la sicurezza e soprattutto il monitoraggio già allora non più rimandabile, relativamente alle condizioni statiche del Viadotto Corleone sul fiume Oreto a Palermo.

Siamo riusciti a puntare i riflettori sul problema, irrisolto dalla politica sin dal lontano 2001 e appare suggestivo che proprio in questi giorni, mentre la magistratura inquirente a Genova renda nota tra le cause dolose proprio quell’assenza di monitoraggio puntuale e continuativa che avrebbe allarmato “i controllori” (proprio perché il monitoraggio deve essere sotto controllo giorno dopo giorno, ora dopo ora) e salvato le 43 vite perdute, trovi attuazione a Palermo il divieto di transito sul “Corleone” proprio ai mezzi pesanti.

Forse, finalmente qualcuno si è svegliato, dando seguito ad una paura, quella paura specifica, che chiunque di noi abbia dovuto attraversare quella struttura abbandonata al degrado, ha provato fino al superamento del rischio oggettivo.



È un passo importante di chiara presa di coscienza certo, ma del tutto insufficiente alla componente primaria della sicurezza in quanto dal 2018 ad oggi, tra i vari equilibrismi di certa politica, continua a mancare, probabilmente per mancanza di adeguata formazione o più semplicemente perché non si sia ben compresa la gravità del problema, quello stesso monitoraggio dinamico che avrebbe salvato il Morandi dal crollo e le 43 vite spezzate e che potrebbe evitare le vittime sul nostro Corleone.

Il monitoraggio infatti, l'alta sorveglianza delle strutture a rischio evidente, serve proprio a salvare vite. La vera domanda infatti è per quale motivo manca il monitoraggio e il conseguente controllo quotidiano e capillare del ponte? Negligenza?
Burocrazia? Mancanza di (quelle poche) risorse economiche necessarie a porre in essere un monitoraggio di alta sorveglianza tra l'altro previsto per legge?

A qualsiasi allievo geometra, architetto, ingegnere, geologo, perito, apparirebbe surreale questa situazione assolutamente carente e approssimativa, stante la conclamata incapacità risolutiva delle risorse tecniche comunali e della relativa denuncia in seno al consiglio comunale con nota trasmessa al consiglio comunale dal dirigente del settore Infrastrutture Maurizio Pedicone “mancano uomini e soldi” (Fonte: la Repubblica 11 ottobre 2020).

Appare altresì surreale che da parte del ministero non giungano ispezioni o direttive di chiusura del ponte privo di quel monitoraggio indispensabile alla attestazione “nero su bianco” delle condizioni minime di garanzia della relativa sicurezza, con l'imposizione coatta a predisporre questo benedetto monitoraggio, prima che sia troppo tardi “per l'ennesima volta” per le ennesime vittime di un paese che non coltiva più la sua memoria, neppure quella recente.

Siamo davanti un pericolo evidente in cui si tergiversa immaginando che i proclami possano surrogare l’immobilismo, ma di certo non bastano alla statica compromessa di una struttura complessa in cemento armato realizzata alla fine degli anni Cinquanta.

Voglio e per l'ultima volta esser chiaro, quel ponte non è più sicuro da decenni, con maggiore evidenza da questi ultimi due anni e, senza il monitoraggio puntuale e continuativo, il ponte non può rimanere carrabile senza avere dei responsabili.

Ritengo un dovere morale che tutti i parlamentari e i senatori eletti nel collegio palermitano, prendano sul serio questo problema e diano finalmente risposte reali e imminenti. Il monitoraggio è cosa seria, si esegue prima che un ponte cada, questo lo sanno persino i bambini.
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