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Prima della Santuzza, Palermo era protetta da un'altra Patrona: ecco chi era Santa Oliva

Oliva di Palermo è stata una delle quattro Sante protettrici principali della città, le "compatrone" di Palermo, prima di essere soppiantate da Santa Rosalia nel 1624

  • 9 aprile 2020

La statua di Santa Oliva (foto di Paolo Longu)

Forse non tutti sanno che, in origine, la Santa protettrice della città di Palermo non è sempre stata Santa Rosalia. Prima della Santuzza, infatti, le sorti dei fedeli cristiani del capoluogo siciliano erano affidate a Santa Oliva, che è stata riconosciuta come la Patrona di Palermo nel Medioevo.

Oliva di Palermo nel secolo XVIII è stata una delle quattro Sante protettrici principali della città, le cosiddette "compatrone" di Palermo (insieme a Santa Ninfa, Sant'Agata e Santa Cristina), riconosciute tali già dal 1606, fin a quando il loro culto nella popolazione non andò scemando in seguito al miracolo della liberazione della città dalla peste, che afflisse i palermitani nel 1624, che fu compiuto proprio da Santa Rosalia.

Da quel momento in poi la Santuzza ha soppiantato tutte le altre Sante e iniziò ad essere venerata dalla popolazione come patrona unica e principale su tutte.

Si narra che Oliva nacque a Palermo nel 448 da nobilissimi genitori cristiani e che fosse una giovinetta bellissima che, fin dai primi anni della sua vita, si consacrò al Signore, mostrando gran disprezzo degli onori e delle ricchezze, che amava fare la carità ai poveri. Quando però la dominazione dei vandali prese piede sull’Isola, portando il martirio per i cristiani, i conquistatori mandarono Olivia in esilio Tunisi evitando di martirizzarla.



Lì visse per due anni, convertendo grazie alla sua fede tanti signori di Tunisi e dove si narra che compì anche il miracolo di ridare la vista a due ciechi; le sue virtù di fede, però, non erano gradite al governatore tunisino dell’epoca che, stanco delle continue conversioni che la giovane cristiana andava diffondendo nella sua città, la fece arrestare e infine decapitare a soli 15 anni il 10 giugno 463 (giorno in cui si celebra la sua ricorrenza).

Morì quindi da martire cristiana a Tunisi, dove esiste ancora oggi una moschea dedicata alla sua memoria (che porta il nome di “Jāmiʿ al-zaytūna”, ovvero “Moschea dell'oliva”) e venne poi venerata come Santa della Chiesa cattolica che la festeggia il giorno della sua morte.

Il corpo della giovane Oliva fu rapito da alcuni cristiani e riportato a Palermo per essere seppellito.

Un compatrona che è comunque rimasta cara alla città di Palermo, e infatti tante sono ancora le opere che la ritraggono: una vetusta immagine di Oliva si trova nel dipinto detto della "Martorana" (conservato in passato nell'antico Spedale Civico, ma attualmente al Museo Diocesano di Palermo), in cui insieme a lei sono raffigurate anche Sant'Elia, Santa Rosalia e Santa Venera. Il segno certo per riconoscerla era il ramo d'olivo che teneva in mano, emblema del suo nome.

La sua figura è rappresentata anche dalla grande scultura in marmo che campeggia uno dei Quattro Canti di Palermo, quello in direzione Nord e che, nell’ordine superiore, espone a tutto il mondo le statue delle quattro sante palermitane, Agata, Ninfa, Oliva e Cristina, ex patrone della città prima di essere soppiantate da Santa Rosalia nel 1624.

Ma alla piccola Oliva è intitolata anche una omonima piazza della città, piazza Sant'Oliva appunto, che si trova alle spalle di piazza Castelnuovo allo sbocco delle parallele vie Villareale e Meccio. Proprio in questa piazza sorgeva un’antica chiesetta, risalente a prima del 1300, dedicata alla Santa, vergine e martire palermitana.

Poi passata alla proprietà deo Padri Minimi di S. Francesco di Paola, la chiesetta venne demolita e sostituita nel 1518 con l’attuale chiesa ed il convento dedicati sempre a S. Oliva che oggi è diventato sede della caserma militare “Ruggero Settimo”.

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