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Quando il "Granaio di Palermo" aveva 12 porte: oggi nella cittadina ne resta una sola

Un numero che è il simbolo della perfezione cosmica che unisce il cielo e la terra vale a dire l’umano e il divino. Come gli apostoli, i mesi dell’anno o dello zodiaco

Roberto Tedesco
Architetto, giornalista e altro
  • 4 aprile 2026

Porta Palermo a Termini Imerese

Fino all’800 la città di Termini Imerese si estendeva all’interno di un’alta cinta muraria munita di almeno dodici ingressi. La nascita delle fortificazioni cinquecentesche della Città delle Terme, si inserisce nel quadro del rafforzamento ed aggiornamento delle strutture difensive, soprattutto delle città costiere siciliane, avviato durante il regno di Carlo V d’Asburgo e di Castiglia, I di Sicilia e proseguito durante quello del figlio Filippo II di Spagna e di Sicilia nel XVI secolo.

Le cronache di quel tempo riferiscono che Carlo V, dopo la vittoriosa spedizione di Tunisi, sbarcò a Trapani e si diresse a Palermo con intento di raggiungere Messina. Durante il suo viaggio, l’Imperatore dovette rendersi conto della assoluta inadeguatezza del sistema difensivo siciliano e della sua obsolescenza. Ebbe inizio, quindi, un vero e proprio piano d’innovazione delle strutture militari siciliane nel quadro di una rinnovata strategia della Monarchia spagnola nello scacchiere mediterraneo, attraverso la messa a punto di un’efficiente fanteria e cavalleria leggera, supportata da truppe regnicole, di una efficiente squadra di galee, nonché la realizzazione di una rete di torri di avvistamento lungo la fascia litoranea e di fortificazioni e cinte bastionate soprattutto nei centri costieri.

«Nel novero delle opere di rinnovamento delle strutture difensive - dice lo storico e geologo Antonio Contino - fu predisposto anche l’aggiornamento e l’ampliamento del perimetro murario della cittadina demaniale di Termini Imerese, soprattutto in virtù della sua valenza altamente strategica. Termini Imerese, infatti, con il suo Caricatore, complesso di magazzini per lo stoccaggio e successivo dazio per l’esportazione di vettovaglie, generalmente cereali, rappresentava "il granaio" di Palermo.

Pertanto, tra il 1556-1591, durante il regno di Filippo II, I di Sicilia, fu edificata una novella cortina muraria, atta a resistere alle nuove armi da fuoco, essendo provvista di scarpa e rinforzata da robusti bastioni angolari. Il nuovo perimetro murario, oltre alla incorporazione o sostituzione delle vecchie mura medievali con nuovi fronti bastionati, racchiuse al suo interno i borghi suburbani, sino a comprendere anche alcune aree agricole da destinare a colture agro-orticole per uso cittadino, utili per il sostentamento della popolazione in caso di assedio, nonché degli spazi previsti per successive programmazioni di espansione edilizia».

Nella nuova cinta muraria furono inizialmente aperte nove porte civiche: di Santa Caterina (o di San Giovanni o della Fossola), di Palermo, recentemente restaurata al suo antico splendore, di Girgenti (o di Caccamo), Euracea (o della Barattina o Barratina o di Bellomo o Beddòmu, corrotto in Beddòma o Baddòma), di Messina (o di Pescara, dal viceré Francesco Ferdinando Avalos di Pescara), del Caricatore, della Sanità (o Portone o Portonello della Legname o di Artese), della Marina (o della Dogana) e della Pescarìa (Pescheria). Nel 1636, tra la Rocca ed il Torracchio, prospiciente sul lido, venne aggiunto un ulteriore ingresso: la porta Erculea (o Felice o dei Bagni).

Quest’ultima in onore al mitico Ercole che soggiornò in questi luoghi. Secondo la tradizione infatti, il leggendario eroe, tra le decima e la undicesima fatica, avrebbe ristorato il fisico con le acque termali fatte scaturire appositamente dalla dea Minerva. Gli interventi successivi sono particolarmente evidenti nell’area di ampliamento del perimetro del castello.

Le nuove mura cinquecentesche, inglobarono il quartiere della Porta Falsa (o del Soccorso), una parte dell’abitato che si estendeva sul fianco settentrionale della rocca e che prendeva nome dall’omonima porta civica. Infine un’altra porta, detta della Terravecchia, prospettante sul sito dell’attuale Via Castellana venne provvista di fossato e ponte levatoio e fu protetta da un ulteriore bastione che venne aggiunto alla configurazione progettuale iniziale.

Inoltre, considerato che un ampio tratto della cinta muraria era sul fronte rivolto a mare, fu edificato una struttura circolare detta del Torrione Nuovo o Torracchio. Lo storico Vincenzo Solito, nel 1617 nella sua opera dedicata alla città dal titolo "Termini Himerese", definisce le alte mura della città di Termini "nobili" informandoci, inoltre che si estendevano per un perimetro di quattro miglia siciliane.

Purtroppo, qualche decennio dopo, il degrado della muraglia inizia a manifestarsi. Infatti nel 1705 l’ingegnere Giuseppe Formenti in una suo opera dal titolo "Descrizione dell’isola di Sicilia e delle sue coste" manoscritto rimasto fino a qualche decennio addietro nell’oscurità ma reperito nella Biblioteca Nazionale di Vienna da Liliane Dufour ci comunica che “(…) una parte della città è posta in basso, mentre l’altra parte sale ad un’alta collina; il suo castello è situato sulla parte più elevata, sopra una roccia protetta da alcune fortificazioni della città e da un dirupo inaccessibile che guarda il mare.

Queste fortificazioni non sono molto buone perché sia le antiche che le moderne non certo costruite a regola d’arte (…).” Tra gli anni Sessanta dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, le strutture difensive, costituenti nel complesso un irripetibile unicum, avendo perso ormai la loro valenza funzionale difensiva, subirono una rapida parabola discendente. Pertanto, queste opere che avevano svolto per secoli funzioni protettive, invece di essere tutelate, andarono incontro ad un progressivo degrado o furono oggetto di pesanti interventi che ne snaturarono la funzione originaria o addirittura ne decretarono la distruzione.

Tra questi la realizzazione della linea ferrata a binario unico, inaugurato nel 1866, che prevedeva l’utilizzo come basamento della gran parte della cinta muraria fronte mare. L’intervento distrusse definitivamente tutte le strutture difensive, le porte civiche della marina, che furono sostituite da cavalcavia a travatura orizzontale, e il bastione cilindrico del Torracchio. Oggi, purtroppo rimane ben poco di ciò che un tempo proteggeva la città dai malintenzionati: alcuni tratti di muro sparsi lungo il perimetro del centro storico e poche “tracce” delle porte d’ingresso a parte quella di Porta Palermo oggetto di un recente intervento di restauro.

Un tempo erano dodici gli ingressi alla città. Un numero che è il simbolo della perfezione cosmica che unisce il cielo e la terra vale a dire l’umano e il divino. Dodici come i mesi dell’anno, dello zodiaco ma anche come il numero degli apostoli nel Nuovo Testamento e delle tribù d’Israele dell’Antico Testamento, ma anche le dodici stelle che adornano la Donna vestita di Sole nell’Apocalisse.
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