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Questa è una storia di memoria perduta: un piccolo scrigno nel cuore dell'Albergheria

Un luogo che è testimone silenzioso di un passato grandioso e forse non più recuperabile, nel centro storico di Palermo e che oggi versa in totale stato di abbandono

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 22 marzo 2021

I resti della Chiesa del SS. Crocifisso dell'Albergheria di Palermo

Carissimi lettori, oggi vorrei parlarvi di un edificio ecclesiastico che si trova nell’antico quartiere dell’Albergheria, non tanto nascosta per la verità, la quale è un vero e proprio piccolo scrigno, testimone silenzioso di un passato grandioso, forse non più recuperabile; stiamo parlando dell’antica Chiesa del SS Crocifisso all’Albergheria.

La costruzione della Chiesa è di difficile datazione: le fonti storiche collocano la nascita della struttura fra il XIV ed il XV secolo; il Mongitore riporta la data del 30 marzo 1567 quale riferimento cronologico più antico menzionando la Confraternita del SS. Crocifisso tra quelle iscritte nel ruolo delle confraternite per il legato dell’Opera Pia di Navarro, come confermato dagli atti del Senato Palermitano del medesimo anno.

Valerio Rosso, altro diarista Palermitano di adozione poiché in realtà nacque a Corleone, nella sua descrizione delle Chiese di Palermo del 1590, descrive la Chiesa come modernamente renovata.



L’elemento storico immateriale più interessante è l'indulgenza di sette anni e sette quarantene per la festa del 6 agosto dedicata al SS. Crocifisso; tale indulgenza venne concessa a Roma il 7 maggio 1573 ed eseguita a Palermo il 15 luglio dello stesso anno.

Con atto del Notaio Garlano del 25 marzo 1616, padre Felice Catoli dell’ordine Trinitario, confessore dell’Arcivescovo di Palermo, ottenne dallo stesso Cardinale Doria, in accordo con don Giovanni Mendola sacerdote, rettore e beneficiale della Chiesa ed i Rettori della Confraternita, la Chiesa del SS. Crocifisso per il suo ordine.

L'accordo prevedeva l’assunzione di obblighi e oneri da parte dei Padri Trinitari che si impegnavano sia alla costruzione del Convento a fianco della Chiesa del Crocifisso che all’esecuzione dei legati (testamenti), ioltre i Trinitari si obbligavano al mantenimento del diritto di sepoltura dei Confrati e alla celebrazione delle messe in suffragio delle loro anime. La convivenza durò poco, fino a quando non si sviluppò la devozione per la Madonna del Rimedio.

La Chiesa del Crocifisso aveva il frontespizio rivolto verso mezzogiorno in cui aveva la porta Maggiore, sul fianco sinistro aveva un'entrata minore, ma la vera particolarità di questo edificio era il cappellone, grande e sproporzionato rispetto alla stessa Chiesa.

In questa cappella veniva venerata la miracolosa immagine del SS. Crocifisso e, nel 1664, Antonino Bufalino adornò a proprie spese tutto il cappellone con stucco dorato e pitture, come attestato dalla lapide, oggi non più esistente, che indicava il Bufalino quale benefattore e Francesco Calamoneri quale esecutore degli affreschi (pingebat).

Lateralmente al Crocifisso si trovavano due statue raffiguranti i Santi Giovanni de Mata e Felice de Valois. All’interno si trovavano ben cinque cappelle: la cappella dedicata a San Giuseppe, la cappella della Madonna dei Rimedi, rientrata rispetto alle Navate della Chiesa, in cui venne fondata la Congregazione del Buon Rimedio che oggi ha sede in Via Majali presso la Chiesa di Maria SS. del Paradiso, la cappella la SS. Trinità, la cappella della SS. Vergine con i Santi Rocco e Sebastiano e, infine, la cappella della Madonna della Grazia in cui era esposto un antico quadro raffigurante la Vergine.

Il 5 maggio 1667 la Confraternita, non rinvenendo più i suoi antichi Capitoli, decise di rinnovarli, così come riporta il Mongitore. Nel 1958 un muro del convento di San Francesco Saverio, prospiciente la Chiesa, crollò distruggendo la facciata e parte della navata.

Ed a proposito delle Cripte della Confraternita un particolare interessante lo riporta il mio stimatissimo amico Giornalista, scrittore e storico Lino Buscemi in suo articolo pubblicato su Repubblica nell’ottobre del 2015 in cui racconta che nel 1960 dopo svariati furti, si creò "una profonda fenditura nel pavimento della chiesa che portò alla scoperta dell’esistenza di una sottostante cripta destinata a sepoltura, probabilmente, degli adepti della confraternita".

All'interno della cripta, oltre all'altare, furono rinvenuti 33 loculi tra cui quello del pittore Giuseppe D'Alvino o Alvina, detto "il sozzo", seppellito lì nel 1611, e, forse, quello di Giacomo Gagini, figlio di Antonello (cosa molto dubbia). Purtroppo dei corpi non si sa più nulla e la Cripta è stata nuovamente sigillata.

E, per inciso, l'Alvina fu uno dei maggiori pittori Siciliani a cavallo tra il '500 ed il '600 e che realizzo moltissime opere in Sicilia ed oltretutto formò un altro grande artista Palermitano, il futuro Zoppo di Gangi alias Gaspare Vazzano o Bazzano.

Oggi la chiesa riversa in un grave stato di abbandono e degrado, la proprietà è della Curia Arcivescovile, tramite il suo commissario delegato, e l’unico ricordo che è pervenuto a noi è il paliotto in legno intagliato e dipinto, in vetro, del terzo quarto del XVIII e conservato presso il Museo Diocesano di Palermo.

Carissimi lettori, concludendo questo piccolo pezzo, ci auspichiamo tutti il recupero di tale antico e prezioso bene, anche per dare ai cittadini un segnale di recupero dei beni monumentali della nostra Città.
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