Tornavano di notte a Palermo (da Alicudi): il mito delle "donne volanti" diventa un film
Per l’inizio riprese c’è però ancora da aspettare: nella migliore delle ipotesi, il primo ciak sarà battuto il prossimo autunno ma potrebbe slittare. L'intervista al produttore
Le isole di Alicudi e Filicudi
Fra le leggende siciliane più misteriose e cariche di fascino, un posto speciale occupa quella sulle "streghe volanti" di Alicudi, donne che nel cuore della notte volavano via dall’isola eoliana sotto forma di corvo per raggiungere Palermo e rientrare a casa con i sacchi di tela pieni di spesa. Quasi vent’anni fa, il racconto ispirò il documentario di Francesco G. Raganato, “L’isola analogica” (vincitore come Miglior documentario al Festival del cinema invisibile 2009).
Adesso, tornando a cavallo fra mito e superstizione, quello stesso mito diventerà un film, intitolato “L’isola delle donne volanti”, diretto dal duo di registi Gaia Formenti e Marco Piccarreda (“Creatura dove vai?”, “Città giardino”), scritto da Marco Borromei (autore, fra le altre opere, di “Piccolo corpo” di Laura Samani, film vincitore del David di Donatello alla miglior regista esordiente) e prodotto da Carlo Hintermann per Citrullo International, con il contributo del Ministero della cultura e il sostegno della Sicilia Film Commission.
Per l’inizio riprese c’è però ancora da aspettare: nella migliore delle ipotesi, il primo ciak sarà battuto il prossimo autunno, ma si potrebbe slittare sino alla primavera 2027. Sappiamo invece che a fare da sfondo alle vicende raccontate non sarà Alicudi, ma il paesino di Ginostra, a Stromboli, e qui a ridosso dell’inizio lavorazione la troupe guidata dai due registi andrà a caccia di alcuni volti per i ruoli dei comprimari. Sul cast principale c’è il massimo riserbo, con i contratti ancora da chiudere ma diversi attori che hanno già mostrato interesse.
«È un film che lo sceneggiatore Marco Borromei – dice Carlo Hintermann, il produttore – sente molto vicino. Ha scritto la storia in un primo momento proprio perché la sentiva personale, lui è nato e cresciuto a Messina. Il suo cinema è sempre stato a metà fra il realismo e l’elaborazione delle leggende, qui ha voluto ancora una volta ragionare su qualcosa di già esistente, che ha già creato una mitologia all’interno di una comunità, e su quello ha innestato diversi elementi personali».
Nel dettaglio, “L’isola delle donne volanti” racconta di una ragazza adolescente che «si confronta con la mitologia», con le “streghe arcudare”, «e in questo l’elemento leggendario – continua Hintermann – riverbera con l’adolescenza. La nostra protagonista vive da sola con suo padre, in assenza della madre. La sua assenza potrebbe essere dovuta proprio alla leggenda, nel senso che sua madre potrebbe essere una delle donne volanti, o forse no.
La sceneggiatura ha fatto crescere questo mito nelle pulsioni di un’adolescente, in quel momento di crescita personale che coincide con la costruzione un quadro del mondo in cui riverberano anche elementi soprannaturali».
Alla prima stesura del copione (di Borromei) hanno poi lavorato anche i due registi, Marco Piccarreda e Gaia Formenti: «Con Citrullo International – dice Hintermann – abbiamo voluto accostare questi talenti insieme. Piccarreda e Formenti hanno già lavorato sulla mitologia del Sud, in passato con dei personaggi “veri”. Hanno dato un contributo fondamentale amplificando la dimensione magico-mistica-mitologica, faranno un lavoro importante sul territorio, girando a Ginostra, nelle Eolie, cosa che è insieme la forza e la difficoltà di questo film. È un luogo in cui non entrano le auto, dovremo adattarci tanto all’isola, ma questo è anche un punto di forza perché Stromboli può dare davvero tanto, visivamente, alla messinscena. Fotograficamente, sia Marco sia Gaia vogliono puntare molto sulla luce naturale, lasciando che le location parlino il più possibile».
E spostare il fuoco da Alicudi a Ginostra ha comportato anche un’aggiunta interessante: «La presenza del vulcano di Stromboli è un elemento che è entrato nella storia in maniera molto prepotente, permettendo al gruppo creativo di lavorare sulla forza di questo gigante – continua Hintermann – che come un fiume carsico attraversa la storia.
In ultimo, abbiamo un personaggio che arriva da fuori, che potrebbe essere una delle “donne volanti” trasmigrate in un luogo lontano. La sua apparizione immette nella storia anche la relazione con lo straniero, l’altro da sé, che amplifica i temi originali della sceneggiatura di Marco Borromei, dando una grande novità e una nuova profondità al progetto».
Adesso, tornando a cavallo fra mito e superstizione, quello stesso mito diventerà un film, intitolato “L’isola delle donne volanti”, diretto dal duo di registi Gaia Formenti e Marco Piccarreda (“Creatura dove vai?”, “Città giardino”), scritto da Marco Borromei (autore, fra le altre opere, di “Piccolo corpo” di Laura Samani, film vincitore del David di Donatello alla miglior regista esordiente) e prodotto da Carlo Hintermann per Citrullo International, con il contributo del Ministero della cultura e il sostegno della Sicilia Film Commission.
Per l’inizio riprese c’è però ancora da aspettare: nella migliore delle ipotesi, il primo ciak sarà battuto il prossimo autunno, ma si potrebbe slittare sino alla primavera 2027. Sappiamo invece che a fare da sfondo alle vicende raccontate non sarà Alicudi, ma il paesino di Ginostra, a Stromboli, e qui a ridosso dell’inizio lavorazione la troupe guidata dai due registi andrà a caccia di alcuni volti per i ruoli dei comprimari. Sul cast principale c’è il massimo riserbo, con i contratti ancora da chiudere ma diversi attori che hanno già mostrato interesse.
«È un film che lo sceneggiatore Marco Borromei – dice Carlo Hintermann, il produttore – sente molto vicino. Ha scritto la storia in un primo momento proprio perché la sentiva personale, lui è nato e cresciuto a Messina. Il suo cinema è sempre stato a metà fra il realismo e l’elaborazione delle leggende, qui ha voluto ancora una volta ragionare su qualcosa di già esistente, che ha già creato una mitologia all’interno di una comunità, e su quello ha innestato diversi elementi personali».
Nel dettaglio, “L’isola delle donne volanti” racconta di una ragazza adolescente che «si confronta con la mitologia», con le “streghe arcudare”, «e in questo l’elemento leggendario – continua Hintermann – riverbera con l’adolescenza. La nostra protagonista vive da sola con suo padre, in assenza della madre. La sua assenza potrebbe essere dovuta proprio alla leggenda, nel senso che sua madre potrebbe essere una delle donne volanti, o forse no.
La sceneggiatura ha fatto crescere questo mito nelle pulsioni di un’adolescente, in quel momento di crescita personale che coincide con la costruzione un quadro del mondo in cui riverberano anche elementi soprannaturali».
Alla prima stesura del copione (di Borromei) hanno poi lavorato anche i due registi, Marco Piccarreda e Gaia Formenti: «Con Citrullo International – dice Hintermann – abbiamo voluto accostare questi talenti insieme. Piccarreda e Formenti hanno già lavorato sulla mitologia del Sud, in passato con dei personaggi “veri”. Hanno dato un contributo fondamentale amplificando la dimensione magico-mistica-mitologica, faranno un lavoro importante sul territorio, girando a Ginostra, nelle Eolie, cosa che è insieme la forza e la difficoltà di questo film. È un luogo in cui non entrano le auto, dovremo adattarci tanto all’isola, ma questo è anche un punto di forza perché Stromboli può dare davvero tanto, visivamente, alla messinscena. Fotograficamente, sia Marco sia Gaia vogliono puntare molto sulla luce naturale, lasciando che le location parlino il più possibile».
E spostare il fuoco da Alicudi a Ginostra ha comportato anche un’aggiunta interessante: «La presenza del vulcano di Stromboli è un elemento che è entrato nella storia in maniera molto prepotente, permettendo al gruppo creativo di lavorare sulla forza di questo gigante – continua Hintermann – che come un fiume carsico attraversa la storia.
In ultimo, abbiamo un personaggio che arriva da fuori, che potrebbe essere una delle “donne volanti” trasmigrate in un luogo lontano. La sua apparizione immette nella storia anche la relazione con lo straniero, l’altro da sé, che amplifica i temi originali della sceneggiatura di Marco Borromei, dando una grande novità e una nuova profondità al progetto».
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