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Tra le meraviglie più nascoste di Mondello: è il villino che "ti porta" nella Belle Époque

Giunti all'inizio della piccola via, il rosso, il verde, il blu e il giallo dei tre prospetti catturano l'attenzione dei passanti in uno dei più suggestivi paesaggi "belle époque"

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 11 maggio 2021

Villino Lentini a Mondello

Realizzato nel 1910 lungo il fronte della breve e semi-sconosciuta via Alvise Ca’ Da Mosto, Villino Lentini è nascosto alla vista diretta dei flussi turistici interessati spesso ai soli benefici della vita balneare di Mondello ed è posizionato nella zona retrostante la piccola parrocchia di Maria SS. Assunta.

Il raffinato cottage con tetto a capanna a doppie falde inclinate appare all'improvviso ed è subito una piacevole scoperta policroma dalla forte prevalenza del color rosso mattone.

Qui, ma solo apparentemente, l'architettura fa un passo in dietro in favore della cifra pittorica sapientemente espressa dalle pitture parietali del pittore Rocco Lentini, amico, collaboratore e qui committente di Ernesto Basile.

Giunti a principio della piccola via, ecco il rosso, il verde, il blu e il giallo dei tre prospetti visibili dalla strada, investire l'attenzione dei passanti in uno dei più suggestivi paesaggi belle époque della piccola città giardino balneare, frutto della sapiente lottizzazione di inizio Novecento operata dalla società Italo-Belga.



Gli infissi in legno e le persiane in legno di color verde acidulo, il lieve aggetto di una porzione ridotta delle due falde sotto il quale si staglia l'unico balcone sorretto da una interessante soluzione di mensole triangolari binate e bucate, divengono tutti elementi concorrenti, unitamente alle decorazioni floreali dei prospetti su via Ca’ Da Mosto (nome che potrebbe essere stato suggerito dallo stesso Lentini, assiduo frequentatore della città lagunare) e sul giardino laterale, al determinare di un equilibrio formale ben bilanciato tale da fare della apparente semplicità compositiva il biglietto da visita di un intervento come questo a tratti davvero minimalista.

Completa il quadro, l'elegante soluzione dei ferri battuti esterni che si dipartono dal basso muro perimetrale, caratterizzati da raffinate soluzioni con torsioni tipicamente facenti parte dell’abaco di già rodate forme basiliane.

Resta probabilmente una delle opere d'arte integrale con maggiore peso diretto alla componente artistica pittorica più estesa dell'intera produzione floreale in Sicilia e ancora purtroppo poco indagata.

Convince l’unicum compositivo in cui il piccolo edificio residenziale stagionale, pienamente armonizzato con la natura circostante del relativo piccolo giardino in cui la decorazione pittorica dalle cromie brillanti, sembra esserne prosecuzione ideale.

Qui la pittura murale di Lentini si sostituisce ad ogni tipo di rivestimento altro, senza però tralasciare il repertorio figurativo Liberty tipico del floreale basiliano, così come si evince dal disegno dei tralci i cui terminali sono dischi d'oro lungo i prospetti laterali e lungo le fasce marcapiano, in cui raffinati motivi fitomorfici prendono il posto degli elementi di ceramica decorata solitamente utilizzati.

L’edificio è stato oggetto di un recente restauro da parte della proprietà, buon auspicio e modello auspicabile per il futuro del necessario riconoscimento Unesco per la mostra “Mondello Liberty”.
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