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Un itinerario "Basiliano" da fare gratis a Palermo: edifici e decori dal cuore Liberty

Dal villino Florio al salone Lo Bue Lemos: un mosaico di monumenti floreali messi in rete e aperti 365 giorni all'anno, capaci di generare economia, cultura e posti di lavoro

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista
  • 12 novembre 2019

Uno dei decori liberty di Villa Igea a Palermo

Il 20 novembre 2019 è passato un anno esatto dalla proclamazione di Ernesto Basile "Nuova Icona Urbana della città di Palermo" (ne abbiamo scritto qui): un documento in 14 punti operativi e a costo zero per l'amministrazione comunale, ne ha corredato l'adozione unanime da parte dell'intero Consiglio Comunale riunito in seduta straordinaria strategicamente presso la pregiatissima sala conferenze del Grand Hotel Piazza Borsa, opera basiliana coeva all’ampliamento del Parlamento di Montecitorio.

Interconnessi ed eterogenei sono i diversi punti del documento, attuabili singolarmente ma tra essi talmente organici tali da poter parlare in termini di indotto culturale a pieno titolo di "Effetto Basile".

Ovviamente nessuno dei punti ha trovato ancora una seria volontà attuativa malgrado il successo dell'ultima edizione delle vie dei tesori confermi il trend in aumento del desiderio di riscoprire la nostra grande bellezza locale, floreale.



Allora, provo a esplicitare alla stregua di un piccolo esercizio di fantasia, l'idea di Effetto Basile come se fosse già stata attuata all'indomani della seduta consiliare, partendo dal punto 7 del documento che in sintesi suggerisce l’istituzione del Percorso Ernesto Basile attraverso la localizzazione e messa in rete delle opere progettate dal maestro sia esistenti che distrutte, mediante un sistema misto di tabelle fotografiche descrittive a ridosso dei monumenti e nuove tecnologie integrate nella narrazione delle opere stesse.

Proviamo a immaginare insieme che il punto 7 sia stato preso sul serio e stia per essere inaugurato, in cosa ci troveremo ad esser protagonisti oggi? È presto detto.

Partendo dalla nuova via Donna Franca Florio (l'attuale via Oberdan) resa finalmente interamente ciclo-pedonale con panchine ed essenze profumose (punti 1 e 2), potremmo accedere al capolavoro del Villino Florio con cui Basile apre il novecento artistico italiano sotto l'egida del lessico Art Nouveau nel Novecento, pregustando l'avvicinamento al monumento attraverso un suggestivo cannocchiale visivo che ne intercetta il cancello oltre il quale resta uno scampolo del parco originario.

Percorrendo adesso la vicina via Dante, già via dell'Esposizione, prima di giungere a cospetto della "prima opera d'arte Nova" e dunque il Villino Favaloro-Di Stefano progettato da padre e figlio anche se in anni differenti (oggi neo-museo della fotografia, guarda), scorgeremmo preziosi contesti tipicamente belle époque sul lato sinistro della strada dove insistono in sequenza: il parco e la villa Malfitano dei Whitaker, il Villino Liberty Caruso-Orlando opera di Filippo La Porta, il pregiatissimo Palazzo Zanca, il Palazzo da pigione Ajroldi-Rutelli dello stesso Basile.

Terminata a piedi o in bici la via Dante, nella ristrutturata a misura d'uomo piazza Castelnuovo dove impera restaurato il teatro neo-pompeiano di Almejda, siamo posti davanti la scelta di due itinerari floreali ben distinti ma ugualmente travolgenti.

Il primo, ci porta direttamente davanti il pronao del teatro Massimo anticipato dalle meraviglie custodite all'interno del Palazzo Majorca di Francavilla e dai due chioschi eclettici Ribaudo e Vicari finalmente tornati a risplendere dopo i recenti restauri (punto 12).

Giunti a piazza Verdi, dopo aver visitato il teatro, abbiamo la possibilità, oggi consapevole, di riconoscere e visitare gli edifici monumentali che fanno da coronamento alla piazza e al teatro e che sono opere degli allievi basiliani, Ernesto Armò e Giovan Battista Santangelo.

L'itinerario che si conclude idealmente nella corte interna del Grand Hotel Piazza Borsa, ci permette di osservare quei capolavori ancora esistenti lungo il tracciato della via Roma e cioè il Palazzo delle Assicurazioni Venezia e le opere a corredo della chiesa di San Domenico e dunque la cappella Oneto-Sperlinga-Majorca, la lapide commemorativa dedicata a Gioacchino a di Marzo, le opere in ferro per la cripta di Francesco Crispi, in ultimo la nuova targa che commemora nel Pantheon degli illustri palermitani, i Basile padre e figlio insieme (punto 14).

Il secondo itinerario si diparte dalla visita al Kursaal Biondo prospiciente il teatro e dal secondo chiosco Ribaudo tornato a nuova vita dopo gli anni di oblio del cantiere della metropolitana e divenuto infopoint funzionale al Percorso Basile e vero e proprio epicentro logistico fortemente dedicato a turisti e curiosi che possono finalmente avere notizie coordinate e attendibili sui luoghi del Lessico Floreale (punto 8).

A questo punto è d'obbligo la percorrenza della via Libertà resa eterna dalle tele di Michele Catti e dalle nuove installazioni grafiche/artistiche e interattive che permettono finalmente di osservare gli stessi luoghi prima dell’imperare del sacco edilizio (espansione del punto 7).

Giunti a percorrere la via Siracusa, abbiamo la possibilità di visitare il sontuoso secondo Palazzo da Pigione Utveggio e a seguire, ad angolo con la via Principe di Villafranca potremo accedere stupiti, alla casa-studio di Ernesto e Ida, capolavoro del ciclo delle ville bianche e unica testimonianza mediterranea di casa-studio di un maestro del Modernismo europeo in cui ritrovare arredi e suppellettili, l'archivio e i disegni, opere d’arte e decorazioni originali, frutto di una visione illuminata tra politica e proprietà dei materiali basiliani.

Dopo tanta bellezza, a circa 300 metri in direzione della via Quintino Sella, in alcuni periodi del mese, sarà possibile visitare uno dei luoghi floreali più suggestivi e poco conosciuti dell'intera arteria; cioè il salone Lo Bue-Lemos chiuso al pubblico da circa quaranta anni, interamente decorato nel soffitto dalla mano di Salvatore Gregorietti e incorniciate dalle preziose boiserie lignee e dai sinuosi arredi Ducrot.

Questo secondo itinerario volge ormai al termine proseguendo in direzione di piazza Crispi dove è ormai in costruzione il nuovo museo siciliano del Liberty, progettato da un rinomato maestro contemporaneo che ha avuto la grande sensibilità di ricostruire in forma minimale, tre delle quattro facciate andate distrutte nel 1959.

Ma prima di giungere in prossimità del futuro museo quasi interamente ipogeo, a definire la grandezza di questo ideale percorso dell'età dorata dei Florio, è d'obbligo la visita proprio al Palazzo Florio dove per volontà della Regione è sorto il museo della famiglia e della Targa Florio che più di ogni altra, rappresenta l'icona di quella citta felice nel mondo.

L'ultima tappa proseguendo oltre la piazza e lungo la via Marchese Ugo, è la chiesa di Santa Rosalia, ultima opera dell'architetto palermitano a sovrastare il paterno Giardino Inglese.

Che meraviglia, sarebbe, che sogno! Un mosaico di monumenti floreali messi in rete tra loro, aperti trecentosessantacinque giorni all'anno e capaci di generare economia locale sostenibile e nuovi posti di lavoro stabili con un potenziale di crescita che, attraverso le partnership pubblico/privato, può solo proseguire in crescita in direzione delle prescrizioni della Conferenza di Faro, concorrendo magari con parte dei proventi ai restauri e alle manutenzioni degli stessi.

Appunto resta un sogno, resta "il sogno": quel sogno cioè che i cittadini a differenza di una intera classe di politici priva di slancio, vorrebbero fosse finalmente messo in cantiere per ricostruire con rinnovato orgoglio, quel necessario spirito di comunità capace di generare economia locale in grado di dare lavoro ad una intera generazione di cittadini palermitani amanti di quella nostra grande bellezza tutta ancora da tutelare, restaurare e mettere a reddito.

Il documento "Effetto Basile" è in un cassetto del Comune da un anno e aspetta che la politica si ricordi di darne seguito. L'economia, il lavoro, la cultura, il futuro di questa città attendono che questa visione trovi finalmente applicazione.

È stato il sindaco, durante il suo pregiato intervento dello scorso anno a suggerire all'intero Consiglio riunito, che i 14 punti trovassero applicazione attraverso una apposita cabina di regia in seno allo stesso Consiglio, che indirizzi e controlli che i punti escano dal cassetto per trovare veloce attuazione. Tic, tac e quelle promesse di normalità e bellezza, stanno per compiere un anno.

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