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Apre un magnifico sopravvissuto al Sacco di Palermo: Villino Favaloro diventa un museo

La decisione è stata presa tempo fa ma tra intoppi burocratici e mancanza di fondi i tempi si sono allungati: vita, morte e miracoli del villino tra via Dante e piazza Virgilio

Balarm
La redazione
  • 15 maggio 2019

Villino Favaloro Di Stefano a Palermo

All’angolo tra via Dante piazza Virgilio a si trova l’elegante e delicato Villino Favaloro, costruito nel 1889 da Giovan Battista Filippo Basile con un’impostazione lineare sia planimetrica che di facciata decisamente innovativo per i tempi, con le sue volute e le linee curve e ricercate, i trafori che ornano le aperture e la loggia al primo piano.

Da tempo privo di qualunque funzione e occasionalmente aperto per manifestazioni cittadine dedicate alla scoperta del patrimonio locale, si appresta a diventare Museo della Fotografia intitolato probabilmente a uno dei principi palermitani dell'editoria Enzo Sellerio (scomparso nel 2012) che era però decisamente più impegnato nella fotografia.

C'è stata infatti la consegna ufficiale dei lavori alle ditte che si sono aggiudicate la gara per il restauro e la musealizzazione dell’immobile, la Cooperativa Archeologia e Celi Energia, come ha scritto Livesicilia.it. Il progetto è del Centro regionale per l’inventario, la Catalogazione e la Documentazione (Cricd) diretto da Selima Giuliano e i fondi arriveranno direttamente dal Mibac attraverso il Pon Cultura: 1.710.929 euro (1.300.306 in quota Fesr e 410.622 in quota FdR).
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Stando alle carte passeranno diciotto mesi di tempo quindi, perché anche Palermo abbia il suo "Museo della Fotografia".

Un po' di storia e dettagli: il villino oggi si chiama Favaloro - Di Stefano ed è considerato una delle più felici espressioni di quello stile Liberty che sta facendo la sua avanzata in tutta Palermo lasciando caratteristiche decorazioni dalle forme vegetali e ghirigori su ville e facciate di palazzi (oggi molti dei quali abbattuti).

Numerosi artisti tra pittori-decoratori e diversi artigiani collaborarono con Basile per la decorazione del villino: vediamo infatti spiccare le firme di Salvatore e Simone Gregorietti e Carmelo Giarrizzo.

Siamo tra il 1889 e il 1914 e quell'angolo della via Dante è pressoché campagna: si fa strada nel processo di costruzione il figlio del progettista, un giovane Ernesto Basile, che oltre ad ampliare la parte posteriore del villino inserisce sul lato di via Dante una svettante torretta ottagonale e una struttura in vetro e ferro battuto di fantasioso gusto, il "giardino d’inverno".

Il villino è - anche per il fatto di essere ancora in piedi nonostante il Sacco di Palermo - un raro e preziosissimo gioiello concepito per essere la dimora della famiglia Favaloro fino al 1956, quando fu acquistato dal senatore Giuseppe Di Stefano Napolitani.

Alla morte dell'erede (Mario, nel 1963) gli altri eredi hanno venduto l'edificio ma nel 1975 il villino viene dichiarato di interesse storico e sottoposto quindi alla rigida tutela della Sovrintendenza e infine acquisito dal demanio della Regione Siciliana nel 1988.

La storia più recente del villino non è liscia: di fatto è già sede del Centro regionale per l’inventario, catalogazione e la documentazione ma è stato chiuso nel 2002 dopo alcune scosse di terremoto.

L’immobile venne dichiarato inagibile con un’ordinanza del Comune e da allora è iniziato un'oscillazione tra l'abbandono e parziali restauri per aprire, infine, nel 2015 per ospitare una mostra.
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