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Una caccia al tesoro iniziata nel 1500: il teatro di Akragas, "l'ossessione degli archeologi"

Storici, scrittori, archeologi, nei secoli si sono interessati alla ricerca dell'antico teatro ellenistico della Valle dei templi. Continuano le campagne di scavi e sembra sempre più vicino il momento tanto atteso

Elio Di Bella
Docente e giornalista
  • 1 settembre 2021

Valle dei Templi di Agrigento

Si avvia a conclusione un’altra intensa campagna di scavi - sei mesi - nella Valle dei templi ad Agrigento per portare alla luce il teatro ellenistico dell'antica Akragas, il cui sito, tanto cercato, è stato scoperto nel 2016 e ancora riserva importanti scoperte.

In quest’ultima attività di scavi gli archeologi hanno portato alla luce un imponente edificio di probabile età tardoantica con un pavimento a lastroni calcarei del II secolo dopo Cristo, un capitello dorico, una calcara (fornace) a fiamma bassa, epigrafe in marmo, due bolli episcopali.

Tutto ciò mentre si è scavato per comprendere l’andamento dell’antica cavea. Un cantiere aperto, che ha dato l’opportunità al pubblico di assistere agli scavi e di conoscere il sito grazie alle visite guidate dagli archeologi.

Dal millecinquecento si va alla caccia di uno dei tesori più prestigiosi dell’archeologia: il teatro di Akragas.

Tante teorie, però mai nessuna certezza; se invece adesso il sito individuato, quello a sud-est del museo archeologico, rivelerà di essere quello giusto, allora i calcoli fatti nel passato possiamo dire che ebbero un lieve margine di errore, poiché le indicazioni più serie hanno riguardato proprio l’area intorno all’attuale Museo archeologico. In molti casi però gli archeologi hanno guardato più ad una grande conca a nord-ovest della Chiesa di S. Nicola, mentre sembra adesso che il teatro si trovi a pochi passi da questa chiesa, ma a sud-est.



Una cosa è sembrata ovvia a quasi tutti coloro che si sono occupati della ricerca del teatro: deve trovarsi presso l’agorà.

Une delle più illustri fonti letterarie sul teatro di Akragas porta la firma dell’illustre storico di Sciacca Tommaso Fazello: “Eravi anche un Teatro altissimo, il quale fu molto celebrato da Giulio Frontino, nel suo terzo libro de gli stratagemi, et hoggi a gran pena si conosce dalle rovine de’ fondamenti, che son presso alla Chiesa di S. Nicolò.”, leggiamo nella sua opera più celebre “Le due deche dell'Historia di Sicilia”, del 1573.

Quindi anche il celebre frate domenicano ne ipotizzava la presenza proprio nelle vicinanze della chiesa di San Nicola, dove ora sembra probabile la collocazione. Riprendeva anche un testo antico di Frontino, scrittore della seconda metà del I sec. d. C, secondo cui nel 415 a. C, al tempo della spedizione ateniese in Sicilia, Alcibiade avrebbe tenuto i suoi discorsi contro i Siracusani nel teatro agrigentino. Sinora l’unica fonte antica che possediamo sul teatro (ma si pensa non sia attendibile quanto sostiene Frontino).

La ricerca del teatro nasceva anche dalla considerazione che Agrigento ha dato i natali ad alcuni più o meno apprezzati autori di tragedie e di commedie. Suida e Diogene Laerzio ricordano, quale autore di 24 tragedie, Empedocle agrigentino, nipote del filosofo; Archino, autore di 60 drammi; Carcino, che fra le sue 30 tragedie ne scrisse una sul ratto di Persefone; Dinoloco, scolaro di Epicarmo, autore di commedie di soggetto mitologico.

Le ricerche del teatro s’intensificarono a partire dal Settecento. Il padre teatino Giuseppe Maria Pancrazi a metà del sec. XVIII (1751-1752) pubblicò due grossi volumi, dedicati in massima parte alla storia e alla topografia dell’antica Agrigento, e scrisse che «con tutte le diligenze possibili», nulla gli risultò che gli consentisse di indicare, né presso S. Nicola né altrove, “alcun vestigio di qualsiasi edificio destinato agli spettacoli ”.

Nel 1870 appariva presso l’editore Wilhelm Engelmann di Lipsia l’opera intitolata Historische Topographie von Akragas in Sicilien während der klassischen Zeit, di Julius Schubring (1839-1914). Si trattava della redazione di una nuova ed aggiornata carta dell’antica Akragas. L’autore avrebbe voluto indicare il sito del teatro nella sua opera, ma allora neppure Francesco Saverio Cavallari e Raffaello Politi, entrambi ex-funzionari dell’amministrazione borbonica preposta alla tutela delle antichità seppero fornire indicazioni allo studioso tedesco. Né alcuna novità si ebbe dalle operazioni di triangolazione geodetica della Sicilia intraprese per la prima volta dallo Stato Maggiore dell’Esercito italiano subito dopo l’Unità nella Valle dei Templi.

Tra il 1920 ed il 1930 il capitano inglese Alexander Hardecastle (un mecenate inglese che si innamorò della Valle dei Templi) mise a disposizione dell’archeologo Pirro Marconi 30 mila lire del tempo per eseguire una serie di scavi in una conca poco a nord della chiesa di San Nicola, ma quelle fatiche non sortirono alcun risultato.

Molto si è sperato negli anni Cinquanta del secolo scorso dalla fotografia aerea, ma “non sono apparse tracce” del teatro da quelle moderne ricerche, come riconobbe il sovrintendente che ha promosso quelle nuove indagini dall’alto, Pietro Griffo.

Quest’ultimo riguardo alla collocazione del teatro agrigentino scrisse anche: “La zona di Ravanusella, subito a nord dell’attuale stazione ferroviaria, mi sembrerebbe a questo riguardo degna di ogni altra di attento esame e di speciali controlli ; certo, è almeno strana quella disposizione a largo semicerchio in salita che qui presentano le case attorno all’ampia piazza del Mercato ortofrutticolo”.

Ma Griffo precisa soprattutto, in una sua pubblicazione sul teatro agrigentino: “nella zona più vicina a S. Nicola andrebbero attentamente studiati i terreni che da qui scendono fino a Porta Aurea e al tempio di Giove Olimpico, dove quasi certamente troveremmo il quartiere della vita pubblica di Agrigento greca ellenistica e romana”.

Il 29 novembre del 2010 sul quotidiano La Stampa appare una notizia che ha destato curiosità anche nella stampa estera: “Agrigento: via agli scavi per trovare il teatro greco, da un secolo ossessione degli archeologi”. L’archeologo, Giuseppe Castellana, 64 anni, già direttore del museo archeologico, considerato tra i massimi esperti in studi preistorici, medita di tentare nuovamente l’impresa di trovare il teatro: si annuncia nell’articolo.

Castellana avrebbe voluto scavare già nel 2010 nello stesso sito (di fronte il Museo archeologico e la Chiesa di San Nicola) che è stato individuato come sede del teatro dell’antica Akragas.

Cinque anni fa, nel settembre 2016, venne rinvenuto un elemento architettonico in calcare: un gradone che poi portò alla scoperta di una della cavea superiore di un teatro. Fu l’inizio della scoperta di un teatro, risalente al IV secolo a. C. dal diametro di circa 100 metri.

Così, dopo secoli di dubbi e ipotesi, finalmente questo tesoro della splendida Akragas che da secoli si cercava è diventato un’altra perla della Valle dei Templi.

Gli scavi proseguiranno e probabilmente anche con il sostegno economico di sponsorizzazioni per nuovi canali di finanziamenti che possano dare continuità e celerità a questa tanto attesa scoperta archeologica.
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