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Una maestosa Cava bianca immersa nella natura: la sua pietra "rivive" in tanti edifici

Segnata da un'insolita bellezza artificiale, scavata nei calcari bianchissimi dei Monti Climiti, offre ai visitatori uno spettacolo suggestivo per via del gioco delle proporzioni

Simona Russo
Giornalista
  • 7 febbraio 2021

Cava Pirrera di Sant'Antonio a Melilli

Tra i luoghi incantati che vale la pena visitare in Sicilia, una menzione a parte meritano le numerose cave naturalistiche che, solo tra le province di Siracusa e Ragusa, sono circa 350 e sono accomunate dalla lussureggiante vegetazione. Veri paradisi ricchi di flora e fauna, tanti sono gli itinerari che vengono promossi per visitarle e farle conoscere.

Una di queste è la Pirrera di Sant'Antonio, la grande cava a cielo aperto a nord di Melilli, in provincia di Siracusa, utilizzata da oltre 500 anni per l'estrazione di blocchi di calcare, e che nel 2011 ha ricevuto il riconoscimento di "destinazione di eccellenza per il turismo e riconversione dei siti" nell'ambito della V edizione dell'azione comunitaria “Eden”, indetta dalla Commissione Europea.

Segnata da un'insolita bellezza artificiale, scavata nei calcari bianchissimi della formazione dei Monti Climiti, offre ai visitatori uno spettacolo suggestivo per via del gioco delle proporzioni.



Enormi piloni a base quadrata di 5 metri di lato e alti fino a un’altezza massima di 26 metri, disegnano corridoi ampi che si inoltrano nel cuore dei monti Iblei, estendendosi per circa 2,5 chilometri quadrati. È quindi una grotta dalle proporzioni mastodontiche, caratterizzata da un’altissima volta e da corridoi molto spaziosi e profondi che la fanno sembrare quasi una sorta di suggestiva città sotterranea e magica.

La cava si apre alla base della falesia dell’età Milazziana (periodo storico: Pleistocene medio - superiore) e dal 1450 è stata utilizzata per l’estrazione di blocchi calcarei destinati alla realizzazione della Torre e del Castello di Melilli ed anche per edifici e chiese nel periodo della grande ricostruzione del post terremoto del 1693: San Sebastiano, Chiesa Madre, Vecchio convento delle Benedettine, la chiesa di Santa Rosalia e la chiesa dello Spirito Santo, per il loggiato della piazza di San Sebastiano a Melilli.

Docile allo scalpello ma compatta, omogenea e relativamente forte, la pietra estratta dalla cava Pirrera era così apprezzata da essere esportata in molti luoghi: infatti, è possibile riscontrare la sua presenza a Messina, Genova, Catania e Siracusa. I suoi segni ci raccontano la storia di 500 anni di vita economica e sociale di Melilli e ci svelano le tecniche estrattive e le capacità costruttive.

Per anni i "pirriaturi" hanno estratto dalla cava la "pietra bianca" adatta per la realizzazione di opere scultoree e architettoniche. Si tratta di un minerale scientificamente classificato come “pietra da taglio bianca calcare del Miocene medio degli Iblei”, compatto, omogeneo, uniforme e relativamente forte.

Questa pietra, staccata dalle gigantesche pareti a colpi di piccone e cunei di legno (tecnica dei coloni greci) dai "cavatori", con l'ausilio di torce a fuoco per l’illuminazione, veniva raccolta in blocchi e poi squadrati a taglio nelle sei facciate da "intagliatori".

Questi raggiungevano, per mezzo di "carramatti" trainati da cavalli, la stazione ferroviaria Melilli-Priolo, per essere esportati a Catania, Messina e presumibilmente verso mete più lontane oltre lo Stretto, dove abili scalpellini li lavoravano.

Anche i bambini lavorarono alla Pirrera: il loro compito era quello di portare all'esterno il materiale di risulta, di andare a prendere il cibo per i "pirriatori" nelle loro case e di cambiare i manici dei picconi quando si spezzavano durante il duro lavoro. Dopo la seconda guerra mondiale, la Pirrera divenne base militare degli inglesi e questo fu un fattore decisivo per la chiusura anche se l'attività estrattiva era già compromessa.

La cava fu chiusa definitivamente nel 1962 per svariati motivi, in particolare il mancato consolidamento dei pilastri della zona e l’avvento dei primi siti industriali, con la conseguenza che la manodopera si spostò in massa verso il petrolchimico nascente.

Dal 1962 la Pirrera è stata invasa dalla natura e occasionalmente visitata da speleologi e naturalisti. In seguito a ciò la "Pirrera Sant'Antonio" divenne un bene trascurato e abbandonato a sé stesso fino a quando l'ente che cura il Museo di Storia Naturale di Melilli l'ha rivalutata rendendola accessibile ai turisti e a quanti volessero visitarla.

La visita di questa bellissima cava comprende l’esplorazione del costone roccioso che la sovrasta: un punto privilegiato da cui ammirare il paesaggio con la vallata della Cava Mulini fino a perdersi nel porto d’Augusta.

La cava si trova in contrada Pianazzo, sulla vecchia strada Melilli-Villasmundo, ed è pertanto facilmente raggiungibile da Siracusa e da Catania, percorrendo la Statale 114.
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