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Una (meravigliosa) passeggiata tra acque fresche e cascate: il trekking nell'Alcantara

Con questo racconto vi portiamo lungo un trekking fluviale iniziato da Gaggi e terminato all'interno delle Gole del fiume Alcantara, nel messinese

  • 23 luglio 2023

Fiume Alcantara

I luoghi acquatici hanno un fascino particolare, la vegetazione vi cresce più rigogliosa, in prossimità del fiume è tutto assieparsi di roverelle e di olivastri e di molteplici arbusti.

Con questo racconto vi portiamo virtualmente lungo un trekking fluviale insieme al gruppo "Camminare i Peloritani", iniziato da Gaggi (luogo del raduno), alla scoperta del fiume Alcantara, il più importante del messinese.

Da Gaggi abbiamo risalito l'alveo del fiume Alcantara.

Qui tutto è racchiuso da alte pareti basaltiche che accompagnano tutto il corso del fiume: più larghe e distanziate in alcuni tratti, più ravvicinate in altri. In basso le rive sabbiose non accompagnano tutto il corso del fiume, ma mancano completamente per vasti tratti, sostituiti da rilievi e contrafforti rocciosi di pietra simile al granito bianco.

Risalire il letto del fiume è un'impresa assai ardua perché bisogna farlo a guado opponendosi alla forza delle acque oppure arrampicandosi sulle pietrose rive occupate anche da arbusti e da rovi.
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È stato importante indossare pantaloni lunghi in jeans per evitare di farsi "lazzariare", secondo la colorita terminologia del nostro capogruppo. Guadare il fiume in questa stagione è un'esperienza molto piacevole, la temperatura delle acque era gradevolmente fresca e sembrava risvegliare i nostri spiriti vitali.

In certi punti era arduo riuscire a mantenersi in equilibrio, cadere dentro il fiume avrebbe significato inzuppare lo zaino con tutto quello che c'era dentro : cellulare, portafoglio, etc.

Dopo avere percorso circa 3 km ci siamo fermati perché vicino ad una larga ansa del fiume, dall'alto di una sua parete, in mezzo ad una rigogliosa vegetazione scendeva una spumeggiante cascata, era come se la roccia grondasse acqua.

Gli zampilli erano come un velo, sembravano abbastanza leggeri e tanti ne abbiamo approfittato per farci una doccia. In realtà essi erano piuttosto freddi e perciò erano "brividi, brividi" come quelli di Mahamood e Blanco nella canzone che ha vinto il festival di Sanremo.

Dopo abbiamo proseguito il nostro tragitto e il rude vigor rude determinato dalle tante alghe ci intricava i malleoli, ci intricava i ginocchi. Camminavamo or congiunti tenendoci per mano per opporre più resistenza alla forza delle acque, or disciolti. Sentivamo il frinire delle cicale e il canto di qualche uccellino.

Chissà dove. Chissà dove. Ho Dannunziato. La fine del nostro tragitto si è conclusa in una cornice naturale davvero sontuosa. In questo tratto il fiume era imprigionato dentro alte gole perfettamente nere e levigate.

Dall'alto che era in piano si riversavano in esso e li vedevamo scorrere ruscelletti d'acqua. In alcuni punti c'erano delle fessure nelle rocce da cui sgorgava acqua zampillante. Noi stavamo immersi fin oltre le cintole e ci tenevamo aggrappati alle pareti per non farci travolgere dalla corrente.

Più oltre non potevamo andare perché in mezzo ad un grande e luminosissimo fascio di luce, perché non c'erano più le pareti, sgorgava una grande, spumeggiante, candida ed impetuosa cascata.

Sulla via del ritorno abbiamo fortemente invidiato quelli che avevano lo zaino impermeabile, essi avevano finito di faticare, si erano distesi sulle acque e fatti dare un passaggio dal fiume che li ha riportati in basso loco.

La prossima volta tutti con gli zaini impermeabili.
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