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Vivere di Turismo? Solo quando si smetterà di usare mari e fiumi come discariche

La Sicilia ha ancora molta strada da fare: il caso del fiume Magazzolo non è ovviamente isolato, la cronaca è piena di notizie che riguardano sversamenti non autorizzati

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 26 ottobre 2018

Il video della delegazione di Agrigento dell’Associazione Mareamico lascia poco spazio all’immaginazione: il 15 ottobre scorso, la foce del fiume Magazzolo, nel riberese, si è trasformata in un’inquietante marea nera dovuta allo sversamento non autorizzato delle acque di vegetazione dei frantoi.

La molitura delle olive è una pratica che andrebbe condotta nel più completo rispetto dell’ambiente circostante, visto che il residuo liquido di queste operazioni ha un elevato carico di materia organica e dunque, se scaricato in corpi idrici superficiali, può avere un elevato effetto inquinante.

Tra l’altro, come ci ricorda la sentenza della Cassazione n.2985/2017, chi scarica senza autorizzazione acque di lavorazione di un frantoio (acque di lavaggio e acque di molitura) in un corso d’acqua superficiale, questo va incontro a sanzioni penali secondo l’art. 137 del D.lgs.152/2006.

Ma c’è dell’altro. L’art. 65 del Collegato Ambientale (ovvero la Legge del 28 dicembre 2015 n.221) ci ricorda come già il D.lgs. 152/2006 prevedesse, per i piccoli frantoi artigiani che lavorano olive esclusivamente del territorio regionale e di produttori olivicoli di collina, la possibilità di chiedere l’autorizzazione allo smaltimento delle acque di vegetazione direttamente in fognatura.



Ovviamente seguendo le prescrizioni fornite dall’ente che si occuperà della depurazione delle acque reflue urbane.

Lo smaltimento in fognatura era la normalità prima dell’entrata in vigore della Legge Merli, nel 1976, che ha regolamentato il trattamento e la depurazione delle acque di vegetazione dei frantoi italiani.

Una legge piuttosto severa, che ha provocato la chiusura di quei piccoli oleifici che non sono riusciti a realizzare economie di scala utili all’ammortizzazione degli investimenti necessari per ottemperare agli obblighi di legge.

A questa legge è poi seguita una deroga per consentire l’utilizzo dei reflui di vegetazione per fini agronomici.

Come detto in precedenza, i reflui oleari sono caratterizzati da un elevato carico organico e da una bassa biodegradabilità, a causa della presenza di polifenoli ad attività antimicrobica.

Il loro spandimento per fini agricoli è stato a lungo osteggiato ed è ancora oggetto di accesi dibattiti, tuttavia le analisi chimiche condotte nell’ambito di diversi studi hanno dimostrato come questi reflui non siano caratterizzati da un’effettiva tossicità e possono provocare al massimo qualche effetto indesiderato temporaneo sulla funzionalità degli agrosistemi dove vengono sversati.

L’impiego delle acque di vegetazione in agricoltura deve ovviamente rispondere a criteri di razionalità in relazione alle quantità, ai tempi e alle modalità di smaltimento nonché, forse fattore più importante, alle caratteristiche agronomiche e geomorfologiche del sito ricettore.

In questo senso, per i dosaggi consentiti dalla legge (50-80 m3/ha/anno), lo spandimento sui terreni agricoli – che va autorizzato! – si è dimostrato un sistema più economico rispetto al classico sistema di trattamento e depurazione, e certamente non meno virtuoso.

Il caso del fiume Magazzolo non è ovviamente isolato, la cronaca è piena di notizie che riguardano sversamenti non autorizzati dei reflui di frantoi in giro per la Sicilia ed il sud Italia.

Non stupisce che ciò avvenga in regioni dove, generalmente, vige il disprezzo delle regole ed un’assoluta mancanza di amore per l’ambiente.

Sorprende, invece, che le regioni che utilizzano fiumi e mari come terminali di scarichi fognari, senza preoccuparsi di trattare adeguatamente le acque reflue, siano proprio quelle che si candidano a "vivere di turismo" o a difendere le proprie località di mare come "le più belle d’Italia".
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