Allo Zo di Catania in scena "Reality", lo spettacolo di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
In programma allo Zo di Catania "Reality", lo spettacolo di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, realizzato a partire dal reportage di Mariusz Szczygieł.
Realtà, reality senza show, senza pubblico. Essere anonimi e unici. Speciali e banali. Avere il quotidiano come orizzonte. Come Janina Turek, donna polacca che per oltre cinquant’anni ha annotato minuziosamente i dati della sua vita: quante telefonate a casa aveva ricevuto e chi aveva chiamato, dove e chi aveva incontrato per caso e salutato con un “buongiorno”, quanti appuntamenti aveva fissato, quanti regali aveva fatto, a chi e di che genere, quante volte aveva giocato a domino, quante volte era andata a teatro, quanti programmi televisivi aveva visto.
Quello che mette uno strano brivido addosso nello scorrere la vita nei dettagli di questa anonima casalinga di Cracovia, è che non è un’opera artistica, non è un paradosso intellettuale, non è rivolto in nessun modo ad un pubblico. Per sua scelta personale, aveva cominciato intuitivamente a nobilitare il proprio trantran quotidiano. Perché?
Non si tratta però di mettere in scena o di fare un racconto teatrale attorno a lei, ma di dialogare con quello che sappiamo e non sappiamo di Janina e di creare una serie di corto circuiti tra noi e lei e tra noi e il pubblico attorno alla percezione di cosa è la realtà.
Realtà, reality senza show, senza pubblico. Essere anonimi e unici. Speciali e banali. Avere il quotidiano come orizzonte. Come Janina Turek, donna polacca che per oltre cinquant’anni ha annotato minuziosamente i dati della sua vita: quante telefonate a casa aveva ricevuto e chi aveva chiamato, dove e chi aveva incontrato per caso e salutato con un “buongiorno”, quanti appuntamenti aveva fissato, quanti regali aveva fatto, a chi e di che genere, quante volte aveva giocato a domino, quante volte era andata a teatro, quanti programmi televisivi aveva visto.
Quello che mette uno strano brivido addosso nello scorrere la vita nei dettagli di questa anonima casalinga di Cracovia, è che non è un’opera artistica, non è un paradosso intellettuale, non è rivolto in nessun modo ad un pubblico. Per sua scelta personale, aveva cominciato intuitivamente a nobilitare il proprio trantran quotidiano. Perché?
Non si tratta però di mettere in scena o di fare un racconto teatrale attorno a lei, ma di dialogare con quello che sappiamo e non sappiamo di Janina e di creare una serie di corto circuiti tra noi e lei e tra noi e il pubblico attorno alla percezione di cosa è la realtà.














