"Cenere. Regalami un sorriso": l'accusa di Calascibetta e Orphèe sul sistema dell'Arte

Cosa c’entra "Regalami un sorriso", la canzone di Drupi, con la Cenere penitenziale? A uno sguardo superficiale, niente. "Cenere" è infatti un'accusa contro il sistema dell'arte siciliano, i cui protagonisti – critici e collezionisti, mercanti e curatori – sono seppelliti senza essere morti e condannati dalla penna e del pennello degli autori.
Dario Orphée ha raccontato nel suo racconto di una mostra nata morta, Momò Calascibetta invece i morti li ha risuscitati, sigillandoli in loculi di 69x69 cm ciascuno, a ripetere in eterno i medesimi esercizi. E tuttavia, come accade ai politici accolti nei presepi di San Gregorio Armeno, anche in "Cenere" il disprezzo si converte sempre in scherzo, lo sdegno in un sorriso.
Lo stesso imperscrutabile sorriso del capolavoro di Antonello ospitato a Cefalù, sotto il cui sguardo vigile Momò Calascibetta aveva già esposto nel lontano 2007 presentato da Vincenzo Consolo, e a cui ritorna coi suoi coloratissimi dipinti più divertito che mai.
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