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"Folla": le opere degli anni '90 dell'artista Lucio Pozzi tornano alla luce alla RizzutoGallery

  • RizzutoGallery - Palermo
  • Dal 8 maggio al 19 giugno 2021
  • Visitabile dal martedì al sabato, dalle 15.30 alle 19.30. Domenica e lunedì chiuso
  • Gratuito
Balarm
La redazione

Particolare di un'opera dell'artista Lucio Pozzi visibile alla mostra

Lucio Pozzi è un’artista che durante la sua lunga vicenda artistica ha incontrato le avanguardie americane con le quali ha condiviso le sperimentazioni tra gli anni Sessanta e Settanta, essendosi trasferito a New York proprio in quel momento estremamente fertile.

La mostra "Folla", fruibile alla RizzutoGallery dall'8 maggio al 19 giugno, presenta la più recente produzione delle opere appartenenti al gruppo del Color Crowd, una serie nata negli anni ’90 ma che, come tutte le "famiglie" di opere, ciclicamente torna.

Sono opere consistenti in grandi campiture di pittura ad olio, dipinte dapprima con due veloci velature di pittura acrilica molto diluita gettata con grandi pennellesse sulla tela posata sul pavimento; appesa poi la tela sul muro,

Pozzi interviene con la più lenta pittura ad olio. Il processo è altamente improvvisato; le macchie preterintenzionali di acrilico offrono all’artista molti spunti ma alla stessa stregua trova anche immagini inattese, come un’altalena fra il conscio e il pre-conscio.



Per tutta la sua vita artistica ha preferito temi come l’affollamento o la dispersione piuttosto che la definizione stilistica, presumendo che la calligrafia mentale e fisica del pittore non può non rivelarsi spontaneamente, senza che lui ne predetermini le condizioni. 

Biografia

Lucio Pozzi è nato nel 1935 a Milano. Dopo aver vissuto alcuni anni a Roma, dove studiava architettura, nel 1962 si trasferisce negli Stati Uniti come ospite del Seminario Internazionale di Harvard. In seguito si sposta a New York, prendendo la cittadinanza Americana. Oggi divide il suo tempo fra Hudson, cittadina a nord di New York, e Valeggio sul Mincio, borgo situato fra Mantova e Verona.

Artista segretamente sovversivo, invece di scrivere manifesti, ha usato l’Arte Concettuale come punto di partenza per mettere in discussione i presupposti dell’arte e andare in cerca dell’intensità e dell’ispirazione in una struttura di continuo avvicendamento di esperienze artistiche differenziate. Pensa che la coerenza di stile e significato non dipendano dalle formule ma si rivelino senza calcoli preliminari nella pratica dell’artista.

La sua arte è inclusa in innumerevoli collezioni private e pubbliche, e le sue opere sono esposte al Museum of Modern Art di New York, al Museum of Contemporary Art di Chicago, all’Art Gallery of Ontario, alla New York Public Library, al Detroit Institute of Arts, al Fogg Art Museum, al Herbert and Dorothy Vogel Collection e al Whitney Museum of American Art.

Il suo lavoro è stato presentato a Documenta 6 (1977) e nel padiglione Americano della Biennale di Venezia (1980). Nel 1978 il MoMA - Museum of Modern Art gli dedica una delle prime mostre personali della serie Projects Video. Ha insegnato alla Cooper Union, al master di scultura della Yale University, alla Princeton University, al Maryland Institute of Art, all’Accademia di Brera. Attualmente insegna come professore estemporaneo (visiting artist) in varie scuole d’arte in USA e Europa.

Ha all’attivo esposizioni nei musei dell’Univesità del Massachusetts, di Bielefeld e Karlsruhe, allo Studio Carlo Grossetti di Milano e nelle gallerie newyorkesi di Leo Castelli, John Weber e Susan Caldwell.

L’insegnamento è per Pozzi un’ulteriore maniera per contestare i dati comunemente accettati e sondare la pratica artistica nel tessuto dell’arte moderna. Invece di gridare slogan sensazionali, egli pratica una sottile, capillare, individuale, caso per caso, infiltrazione guerrigliera.

Il critico e curatore Antony Hudek ha così definito Pozzi nel 2006 durante la sua presenza al MocaMaas di Maastricht in Olanda: «Lucio Pozzi elude sistematicamente le classificazioni stilistiche. Egli attraversa qualsiasi definizione accettata o accettabile di genere e strumento o materiale. La sua pratica è deterritorializzata all’estremo. Essa è organizzata secondo certi princìpi - schemi, mappe, liste - che poi sempre vengono trasformati in mere probabilità eterogenee». 
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