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L'incanto dei Nubras allo Spazio Open: viaggio tra Sud Italia e Balcani ai Cantieri

Balarm
La redazione

I Nubras

C'è un filo invisibile ma potentissimo che unisce le sponde del Mediterraneo alle vette dei Balcani, un percorso fatto di ritmi ancestrali, melodie struggenti e passioni travolgenti. Questo legame profondo prende vita giovedì 11 giugno 2026, alle ore 21.30, sul palco dello Spazio Open ai Cantieri Culturali alla Zisa, dove l'ensemble Nubras si esibisce in un concerto inserito nella stagione di Sponde Sonore, curata da Arci Tavola Tonda.

I Nubras rappresentano oggi una delle realtà più luminose, fresche e affascinanti nel panorama della world music italiana ed europea. La vera forza del progetto risiede nella sua stessa genesi geografica e umana: un autentico crocevia culturale nato dall'incontro di musicisti provenienti da Italia, Spagna e Romania.

Questa eterogeneità si traduce in un'esperienza acustica straordinaria, capace di fondere con assoluto rigore e naturalezza l'eleganza formale della musica da camera con la viscerale, travolgente energia delle tradizioni popolari del Mezzogiorno italiano e dei Paesi balcanici. Il risultato è un dialogo sonoro senza confini, dove le radici antiche si proiettano verso slanci e arrangiamenti contemporanei.

Il valore artistico e la carica innovativa dei Nubras hanno già trovato ampi e autorevoli riconoscimenti. L'ensemble si presenta a Palermo forte della vittoria del prestigioso Premio Ethnos Generazioni 2025, un sigillo che ne ha consacrato la maturità espressiva. Nonostante la nascita recente, il gruppo ha già calcato palcoscenici di rilievo assoluto nel panorama dei festival italiani, tra cui l'Accademia Chigiana, lo Sponz Fest diretto da Vinicio Capossela, il Suq Festival di Genova, l'Adriatico Mediterraneo, Roccella Jazz, Folkest, H/Earthbeat e il Museo della Musica di Bologna, riscuotendo ovunque un entusiastico consenso di critica e pubblico.

Il concerto ai Cantieri Culturali è un mosaico polifonico guidato da una strumentazione ricca e fortemente evocativa.

Al centro della trama sonora si staglia la voce magnetica di Roxana Ene, sostenuta dalle geometrie e dalle dinamiche dei violini di Giulia Anita Bari e Carla Mulas González. Le fondamenta ritmiche sono affidate al solido contrabbasso di Igor Legari e alle percussioni di Giovanni Lo Cascio, mentre le incursioni timbriche del sax alto e della gajda (la tradizionale cornamusa balcanica) di Giorgio Gadotti, unite alla versatilità della fisarmonica di Nino Conte, garantiranno quell'immersione totale nelle atmosfere popolari che è il vero marchio di fabbrica del gruppo. 
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