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L'opera di Sandro Bracchitta a Marina di Ragusa: una barca-guscio narra il dramma delle migrazioni

  • Met, piazza Torre 1 - Ragusa
  • Dal 30 giugno al 30 settembre 2019
  • Visitabile tutti i giorni
  • Ingresso gratuito
Balarm
La redazione

La barca-guscio di Sandro Bracchitta nella parte frontale del Met a Marina di Ragusa (part.)

Si chiama "Un sogno nel blu" il progetto d'arte urbana di Sandro Bracchitta che attraverso una barca-guscio cerca di approfondire uno dei temi più dibattuti degli ultimi anni e sicuramente centrale nella storia recente del bacino del Mediterraneo.

L'oro e il blu dell'artista vestono la parete frontale del Met, il noto locale di Marina di Ragusa che torna ad ospitare per la sua ottava edizione, il progetto d'arte urbana #met2b - Urban Art Meeting 2019 in un luogo insolito. 

Il dramma sociale delle migrazioni attraverso due colori fondanti dell'opera che esprimono rispettivamente la forza espressiva della speranza di vita e della sopravvivenza, e le onde marine e insieme del cielo notturno.

L'installazione vuole essere un focus su quei corpi stremati dal freddo che attraversano il mare. Un sogno che trova dimora nella barca-guscio plasmata da Bracchitta che rifulge dai toni aspri della denuncia, ma persegue quelli della raffinata narrazione visiva. 

L'opera intende dare un ampio quadro del fenomeno, riflettendo sull'attuale crisi dei migranti nel Mediterraneo che sta minando le radici identitarie dell'Europa intera. 

«La mia ricerca artistica - sottolinea Sandro Bracchitta - va oltre i temi dell'attualità e delle polemiche politiche. In una location come quella del Met, dove ci si ritrova per momenti di convivialità, magari semplicemente per bere un drink, ho pensato che la nostra società guarda alle luci della festa di un mondo volutamente dorato, dove tutto è bello e buono.

Le luci sono rassicuranti, ci fanno pensare che tutto vada per il meglio. Ma non è così, come sappiamo. E poi c'è il blu del mare, che è il blu scuro della tragedia.

Il sogno lega questo mare blu scuro al mondo dorato che ho voluto rappresentare per creare i contorni della barca utilizzando le coperte isotermiche che vengono date ai migranti quando sbarcano, il primo momento di incontro con quella che, almeno nella speranza, rappresenta la loro nuova vita.

Non è e non vuole essere un'idea onirica, ma un'idea di speranza e al tempo stesso di disperati, laddove i disperati non sono solo quelli che prendono una barca, ma sono anche i disperati che sono ai margini della nostra società e che le luci dorate e accecanti nascondono nel tentativo di comunicarci sempre e solo l'idea di benessere, lo stesso che anche i migranti nelle barche inseguono.

Da qui la scelta dei materiali per un'opera che di giorno luccica con il suo dorato e che di notte viene sovrastata dal blu delle onde scure, quasi inghiottita.

Tutto è partito da un segno, così come il racconto della barca e del mare, con le sue onde che non sono calme ma che diventano percorso di un tumultuoso tragitto.

Ho affrontato la fragilità di questo viaggio, rappresentato dalla barca-guscio piena di speranza, con la voglia di arrivare, di sopravvivere, come tanti nuovi Robinson, mentre le onde, che di sera nell'installazione sono luminose, nascondono la barca dorata, che è poi anche il drink della nostra falsa società felice.

Un modo per intrecciare i destini di una stessa comunità. Ed allora se siamo comunità, tutti noi siamo all’interno di quella barca. Se la nostra società vuole creare bellezza, allora deve essere anche una bellezza umana, deve saper accogliere. Una bellezza disumana secondo me non è una bellezza».

Un invito ad affidarsi al potere esplicativo dell'opera, e alla sua rappresentazione, per una maggiore percezione della migrazione in Sicilia.

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