La grandiosità di Beethoven incontra la spiritualità di Poulenc: il concerto a Palermo
Il Maestro Frédéric Chaslin sul podio dell'Orchestra del Teatro Massimo
Figura poliedrica del panorama internazionale, già assistente di Barenboim e Boulez, Chaslin guida l'Orchestra e il Coro del Teatro Massimo in un percorso musicale che spazia da Ludwig van Beethoven a Francis Poulenc.
L’apertura del programma è nel segno di Ludwig van Beethoven con il celebre Triplo concerto in do maggiore op. 56 per pianoforte, violino e violoncello.
Composta tra il 1803 e il 1804, l'opera vede dialogare il pianoforte di Chaslin con due eccellenze del Teatro Massimo: il “violino di spalla” Salvatore Greco, musicista dalla carriera internazionale formatosi tra Europa e Stati Uniti, oggi custode dello storico violino di Ottorino Respighi, e il “primo violoncello” Kristi Curb, solista texana formatasi con il leggendario Rostropovich che fa risuonare la voce preziosa del suo Francesco Ruggeri del 1670.
La prima parte del concerto si conclude con la maestosa Fantasia corale op. 80, capolavoro precorritore della Nona Sinfonia, dove il Coro del Teatro Massimo, preparato dal Maestro Salvatore Punturo, si unisce all'orchestra in un potente inno alla fratellanza universale insieme al pianoforte, sempre con Frédéric Chaslin.
La seconda parte del programma si sposta nella Francia del Novecento con "Fiançailles pour rire" e "Les chemins de l’amour" di Francis Poulenc, presentati in una veste orchestrale curata dallo stesso Frédéric Chaslin.
Ne è interprete il soprano Julie Cherrier-Hoffmann, voce lirica, specialista del repertorio francese, collaboratrice di lunga data di Chaslin, che si divide tra la mélodie francese e i grandi ruoli operistici.
Il concerto si chiude con una delle pagine più profonde della musica sacra del Novecento: lo Stabat Mater, composto da Poulenc dopo un profondo rinnovamento spirituale.
A dar voce al misticismo dell’opera, insieme al Coro del Teatro Massimo, il soprano Giulia Semenzato, apprezzata dalla critica internazionale per la purezza del timbro e il rigore stilistico, che la vede protagonista nelle stagioni dei più grandi teatri internazionali, dalla Scala alla Royal Opera House.
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