La voce delle donne contro l'ingiustizia: quattro "Wonder Women" a Palermo
Maria Chiara Arrighini in "Wonder Woman" di Antonio Latella e Federico Bellini
A Palermo un racconto corale che va oltre lo spettacolo e diventa specchio della società.
Martedì 26 agosto alle 21.30 arriva lo spettacolo "Wonder Woman" di Antonio Latella e Federico Bellini che apre il "Mercurio Festival" allo Spazio Open (Cantieri culturali alla Zisa) portando sul palco una verità intima e profonda: quella di chi combatte contro un sistema che vuole ridurre la sua dignità al silenzio.
L’autore e regista Antonio Latella guida la performance corale di quattro attrici: Maria Chiara Arrighini, Giulia Heathfield Di Renzi, Chiara Ferrara e Beatrice Verzotti.
Lo spettacolo si presenta come un flusso drammatico e senza pause. La miccia che lo accende è una vicenda reale. Nel 2015, ad Ancona, una ragazza peruviana è con ogni probabilità vittima di uno stupro di gruppo. Le interpreti riuniscono in loro il volto e la voce della giovane che, definita "troppo mascolina" dai giudici, lotta per ottenere giustizia.
"Vichingo", questo è il soprannome con cui, nella realtà, era chiamata dai ragazzi la vittima, e che diviene qui una Wonder Woman contemporanea in lotta per ristabilire una verità che le viene continuamente negata, dove ogni incontro, dai poliziotti di quartiere alle giudici stesse, finisce per rafforzare l’idea di una comunità in cui non c’è spazio né per la pietà né tantomeno per la giustizia stessa.
Un flusso di parole senza interruzioni che corre, palpita e, a volte, quasi s’arresta come il cuore della ragazza, sottoposta a continui interrogatori, richieste, spiegazioni che la violenza subita non può rendere coerenti, logiche e senza contraddizioni.
Eppure, come la Wonder Woman disegnata e creata da William Marston, l’eroina di questo racconto teatrale non si darà mai per vinta, forte della della propria volontà interiore, qui metaforicamente simboleggiata dal lazo della verità, l’arma che costringe chiunque ne venga avvolto a non mentire.
Lo stesso Marston che, oltre ad aver creato il fumetto della super-eroina figlia delle Amazzoni, è conosciuto per aver brevettato la cosiddetta “macchina della verità”; lo sforzo di una vita tesa a individuare le storture della società cercando di risolvere, se non di rimuovere, quel confine spesso troppo arbitrario tra verità e menzogna.
Martedì 26 agosto alle 21.30 arriva lo spettacolo "Wonder Woman" di Antonio Latella e Federico Bellini che apre il "Mercurio Festival" allo Spazio Open (Cantieri culturali alla Zisa) portando sul palco una verità intima e profonda: quella di chi combatte contro un sistema che vuole ridurre la sua dignità al silenzio.
L’autore e regista Antonio Latella guida la performance corale di quattro attrici: Maria Chiara Arrighini, Giulia Heathfield Di Renzi, Chiara Ferrara e Beatrice Verzotti.
Lo spettacolo si presenta come un flusso drammatico e senza pause. La miccia che lo accende è una vicenda reale. Nel 2015, ad Ancona, una ragazza peruviana è con ogni probabilità vittima di uno stupro di gruppo. Le interpreti riuniscono in loro il volto e la voce della giovane che, definita "troppo mascolina" dai giudici, lotta per ottenere giustizia.
"Vichingo", questo è il soprannome con cui, nella realtà, era chiamata dai ragazzi la vittima, e che diviene qui una Wonder Woman contemporanea in lotta per ristabilire una verità che le viene continuamente negata, dove ogni incontro, dai poliziotti di quartiere alle giudici stesse, finisce per rafforzare l’idea di una comunità in cui non c’è spazio né per la pietà né tantomeno per la giustizia stessa.
Un flusso di parole senza interruzioni che corre, palpita e, a volte, quasi s’arresta come il cuore della ragazza, sottoposta a continui interrogatori, richieste, spiegazioni che la violenza subita non può rendere coerenti, logiche e senza contraddizioni.
Eppure, come la Wonder Woman disegnata e creata da William Marston, l’eroina di questo racconto teatrale non si darà mai per vinta, forte della della propria volontà interiore, qui metaforicamente simboleggiata dal lazo della verità, l’arma che costringe chiunque ne venga avvolto a non mentire.
Lo stesso Marston che, oltre ad aver creato il fumetto della super-eroina figlia delle Amazzoni, è conosciuto per aver brevettato la cosiddetta “macchina della verità”; lo sforzo di una vita tesa a individuare le storture della società cercando di risolvere, se non di rimuovere, quel confine spesso troppo arbitrario tra verità e menzogna.
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