Marco Milone presenta Patrick Bokanowski
"Immaginiamo un occhio che non sa nulla delle leggi della prospettiva, un occhio che ignora la ricomposizione logica, un occhio che non corrisponde a nulla di ben definito, ma che deve scoprire ogni oggetto che incontra attraverso un'avventura percettiva".
In questa frase di Stan Brakhage è racchiusa l'essenza dell'affascinante cinema di Patrick Bokanowski, vero e proprio alchimista della settima arte, in Italia conosciuto quasi solamente per "L'Ange" mediometraggio del 1982. Patrick Bokanowski nasce nel 1943, vive e lavora a Parigi. Tra il 1962 e il 1966, studia fotografia, ottica e chimica, sotto la guida del pittore Henri Dimier, specializzato in fenomeni ottici e sistemi prospettici.
Bokanowski si inconomincia a interessare al cinem dopo la visione dei film di Jean Mutschler, e per lungo tempo considera l'animazione un sentiero privilegiato per la sperimentazione. Nel tentativo di rendere le proprie immagini più espressive, e le forme più fluire, raccoglie lenti di diverse forme, e successivamente fabbrica personalmente le ottiche da usare per i propri film, specializzandosi in lenti riflettenti per conferire un senso di distorsione alla realtà.














