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Luoghi, visite ed esperienze: cosa vedere nel primo weekend dei "Borghi dei Tesori"

Balarm
La redazione
Un incrocio tra luoghi, esperienze e passeggiate alla scoperta dei centri storici o dei siti naturali nelle immediate vicinanze. Sabato 9 e domenica 10 maggio prende ufficialmente il via l'edizione 2026 di "Borghi dei Tesori Fest" – coordinata da Michele Ruvolo – e anche quest’anno i Comuni si passeranno il testimone da un weekend all’altro. Nel primo weekend le province che aprono le porte sono quelle di Palermo, Agrigento e Caltanissetta con i seguenti borghi da scoprire: Alessandria della RoccaBurgioCaltabellottaDeliaBalestrate e Piana degli Albanesi.

PIANA DEGLI ALBANESI (PA)
Qui si parla ancora l’arbëreshë, gli usi e i costumi tradizionali paiono uscire da un libro di storia. Profondamente legato alla comunità albanese, è un borgo fermo nel tempo. Visitarlo vuol dire immergersi in un viaggio tra icone bizantine con il loro splendido fondo oro; chiese affrescate, cripte nascoste. Ricostruita su progetto del Novelli, la Madonna dell’Odigitria protegge Piana dall’alto. Senza contare le mani fattive delle donne: le ricamatrici “divine”, le suore che hanno fatto nascere paramenti sacri di commovente bellezza; gli antichi ori, l’arte della pasticceria. Da non perdere il laboratorio dove sveleranno i segreti dei mitici cannoli di ricotta, da gustare farciti al momento.

BALESTRATE
Re Federico II d’Aragona, innamoratosi del mare azzurro e dellalunghissima spiaggia dorata, si riservò la sovranità di questi luoghi peruna larghezza “estesa quanto un tiro di balestra”. È quindi di nobili origini, il nome di questo borgo solare. L’attuale Balestrate–l’ex Sicciara, ovvero luogo dove si pescavano le seppie (sicce)–sorge nel1307 e chiude nel suo cuore la tonnara della famiglia Fardella; a circadue chilometri a est, era già nato untrappetum cannamelarum,unopificio per l’estrazione dello zucchero da canna (che darà il nome aTrappeto). Nel 1820 re Ferdinando I di Borbone il 29 marzo le dà il nomeattuale con regio decreto, all’inizio è unita a Trappeto che nel 1954diventerà un comune a parte. Qui ogni passo è un’esperienza: si andràalla scoperta di vini e cantine, ottimi gelati, tesori archeologici e di unmedico sacerdote che curò il colera con il caffè.

DELIA
Ha la forma di un anfiteatro, è immersa in un oceano di mandorli e ulivi, e nelle giornate limpide, da quassù si vede il pennacchio dell’ Etna. A Delia si ha veramente l’impressione di essere al centro esatto della Sicilia, alzando lo sguardo si riconoscono alture e paesi, abbassandolo, la Piana di Gela. A qualche centinaio di metri dall’abitato sorge, su una rupe scoscesa, il castello normanno, una fortezza che doveva essere inespugnabile. Le cronache del De Spucches danno la fondazione di Delia – forse toponimo del luogo derivante da un santuario antico alla dea Diana – a opera di Gaspare Lucchesi, barone di Delia, tra il 1581 e il 1600. Come dote, Delia a metà Seicento passa ai principi di Palagonia e resterà loro fino al XIX secolo. Questa è una terra nobile e di contrasti, molto legata alle sue tradizioni e ai riti della Settimana Santa che risalgono a metà settecento. Oltre a conoscere il borgo, impareremo a realizzare le “Cuddrireddri” che, secondo leggenda, nacquero durante i Vespri Siciliani come omaggio alle castellane che vivevano nella fortezza medievale. Nel vicino Borgo Santa Rita si cuoce il pane più buono del mondo.

ALESSANDRIA DELLA ROCCA 
Immersa tra uliveti e mandorleti che dipingono la vallata, Alessandria della Rocca è un gioiello barocco che custodisce secoli di storia e spiritualità. Fondato nel 1570 da Carlo Barresi, questo piccolo borgo sicano di 2300 anime deve il suo nome alla maestosa rupe dove, secondo la leggenda, la Madonna apparve a una giovane contadina, rivelando il luogo in cui giaceva una miracolosa statua del VI secolo. Oggi, il Santuario della Madonna della Rocca, con i suoi affreschi dorati e una fonte di acqua considerata miracolosa ancora visibile, domina la collina come un faro di fede e bellezza.

Passeggiare per le vie del centro è come sfogliare un libro d’arte: il Complesso dei Carmelitani, con i suoi stucchi serpottiani e i colori lapislazzulo, racconta il fasto del Barocco siciliano, mentre gli antichi palazzi svelano tracce di un passato nobiliare. Tra reliquie sacre, chiostri silenziosi e la terrazza di piazza Cavour affacciata sulla valle, ogni angolo trasuda di storia. E se la natura chiama, i resti archeologici sicani e il misterioso fortilizio di Pietra d’Amico, di solito sommerso dalle acque, ricordano che questa terra è stata crocevia di popoli e leggende. Un angolo remoto nella Sicilia più autentica.

BURGIO
L’antica Scirtea sicana era nota da tempi antichissimi, come raccontano i ruderi del castello inaccessibile di Acristia, ma di Burgio si inizia a parlare sotto l’emiro arabo Hamud. Nel Trecento finì nelle mani dei Peralta poi dei Gioeni, poi dei Colonna. Nel convento dei Cappuccini c’è una delle più impressionanti raccolte di mummie, perfettamente restaurate, oltre che scheletri e arredi funerari. Venire qui vuol dire perdersi tra il suono delle campane delle ultime fonderie, il profumo intenso delle ceramiche stagnate, i chiaroscuri dei portali in pietra.

CALTABELLOTTA
Caltabellotta è un piccolo presepe, con le case che sembrano arrampicarsi sulla cresta rocciosa del Monte Kratas, tra gli ulivi. Siamo nella Sicilia più antica, la Triokala dei Sicani; da qui passò per primo Dedalo, poi romani, arabi e normanni, Ruggero d’Altavilla costruì il castello sullo sperone più alto. Il 19 aprile del 1302 a Caltabellotta fu firmata la pace che concluse la guerra del Vespro. Terravecchia è tutta stradine tortuose e angoli medievali; dal Calvario si vede il mare, all’Eremo rivivono San Pellegrino e il drago. Un borgo millenario che racconta il suo immenso patrimonio artistico, e che, durante il festival, è stata al centro delle cronache per l’individuazione dell’antica sinagoga.
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