"Ulisse fugge dalla città": giovani fotografi esplorano il rapporto con le origini
Palazzo delle Aquile ospita, da venerdì 3 a lunedì 13 marzo, la mostra in cui viene esplorato il rapporto conflittuale con le proprie origini: un percorso fotografico a cura di Andrea Musicò, realizzato da otto giovani fotografi, con l'allestimento e la grafica di Sarah Graceffa che ha coordinato tutto il progetto sin dalla sua fase embrionale, ideando e realizzando anche gli originali supporti espositivi.
Oggi più che mai si sente parlare di fuga di cervelli, di talenti, ma la mostra non è il racconto di una fuga che subisce gli effetti negativi dell’attuale sistema falloso, ma il racconto di una storia, quella della nuova generazione, attraverso la fotografia. Una scelta prima che una necessità, una realizzazione di un desiderio di apertura al mondo, e di conseguenti esperienze di vita e lavoro.
Otto giovani fotografi coinvolti insieme allo stesso Musicò, autore anche dei video e delle foto dei manifesti: Giordano Bufo, Pierpaolo Lo Giudice, Luca Piceno, Giorgia Ruggiano, Simone Ruiz, Marco Traina, Giorgia Trupia. Tutti under 30 e accomunati da esperienze di studio e lavoro all’estero, e da una sorta di “circolarità” che alterna partenze e ritorni in un’ottica propositiva di accrescimento del bagaglio personale.
«Perché se è vero che Ulisse fugge dalla città, allora è pure vero che Nessuno fugge dalla città», dice con un gioco di parole il venticinquenne palermitano Marco Traina, tra i fotografi in mostra e fondatore della neonata Beetroot, giovane società composta da giovani con l’obiettivo di attivare sinergie tra il mondo degli artisti e quello delle imprese.
«"Ulisse fugge dalla città" – spiega Traina – è la storia della nostra generazione. Prima o poi torneremo nel luogo dove tutto ha avuto inizio e che ci ha reso quel che siamo; e che ci richiamerà sempre a sé come una madre insostituibile».
«I giovani fotografi che hanno aderito al progetto – dice il curatore della mostra, Andrea Musicò –, su questo tema offrono espressioni artistiche diverse. Per esempio, Simone Ruiz crea immagini ottenute dalla sovrapposizione di più fotogrammi, il risultato è una prigione geometrica per le figure umane; il lavoro di Pierpaolo Lo Giudice si concentra sul quartiere San Filippo Neri di Palermo, ex Zen, con un punto di vista cinico e distaccato, svelando un’architettura prepotentemente dominante sull’uomo».
Oggi più che mai si sente parlare di fuga di cervelli, di talenti, ma la mostra non è il racconto di una fuga che subisce gli effetti negativi dell’attuale sistema falloso, ma il racconto di una storia, quella della nuova generazione, attraverso la fotografia. Una scelta prima che una necessità, una realizzazione di un desiderio di apertura al mondo, e di conseguenti esperienze di vita e lavoro.
Otto giovani fotografi coinvolti insieme allo stesso Musicò, autore anche dei video e delle foto dei manifesti: Giordano Bufo, Pierpaolo Lo Giudice, Luca Piceno, Giorgia Ruggiano, Simone Ruiz, Marco Traina, Giorgia Trupia. Tutti under 30 e accomunati da esperienze di studio e lavoro all’estero, e da una sorta di “circolarità” che alterna partenze e ritorni in un’ottica propositiva di accrescimento del bagaglio personale.
«Perché se è vero che Ulisse fugge dalla città, allora è pure vero che Nessuno fugge dalla città», dice con un gioco di parole il venticinquenne palermitano Marco Traina, tra i fotografi in mostra e fondatore della neonata Beetroot, giovane società composta da giovani con l’obiettivo di attivare sinergie tra il mondo degli artisti e quello delle imprese.
«"Ulisse fugge dalla città" – spiega Traina – è la storia della nostra generazione. Prima o poi torneremo nel luogo dove tutto ha avuto inizio e che ci ha reso quel che siamo; e che ci richiamerà sempre a sé come una madre insostituibile».
«I giovani fotografi che hanno aderito al progetto – dice il curatore della mostra, Andrea Musicò –, su questo tema offrono espressioni artistiche diverse. Per esempio, Simone Ruiz crea immagini ottenute dalla sovrapposizione di più fotogrammi, il risultato è una prigione geometrica per le figure umane; il lavoro di Pierpaolo Lo Giudice si concentra sul quartiere San Filippo Neri di Palermo, ex Zen, con un punto di vista cinico e distaccato, svelando un’architettura prepotentemente dominante sull’uomo».
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
|










Seguici su Facebook
Seguici su Instagram
Iscriviti al canale TikTok
Iscriviti al canale Whatsapp
Iscriviti al canale Telegram




