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"Verdiana": un omaggio danzato a Giuseppe Verdi e alle sue opere nel bicentenario della nascita

  • Teatro Massimo - Palermo
  • - Palermo
  • Dal 12 al 13 giugno 2013 (evento concluso)
  • 16.00 e 21.30
  • da 85 a 10 euro
  • Informazioni allo 091.6053580

Le celebrazioni per il bicentenario verdiano al Teatro Massimo coinvolgeranno anche la programmazione del balletto: dall'11 al 13 giugno andrà in scena "Verdiana", nuova creazione coreografica in due parti di Giancarlo Stiscia costruita su celebri momenti tratti dalle opere verdiane; un nuovo allestimento del Massimo con le scene di Angelo Canu, i costumi da Marja Hoffmann, le luci di Bruno Ciulli. Prevista anche la partecipazione del Coro del Teatro Massimo diretto da Salvatore Punturo.

Ospite del Corpo di ballo del Teatro uno dei ballerini più apprezzati del momento, Giuseppe Picone. Sul podio dell'Orchestra del Massimo, Fabrizio Maria Carminati, che dirigerà un ampio affresco sonoro realizzato da Sergio La Stella attraverso le pagine di Nabucco (Sinfonia), I Lombardi alla prima Crociata (Coro: “O Signore, dal tetto natio”; Preludio Atto III, Scena 6); Macbeth (Preludio; Coro delle streghe Atto I; Danze Atto III); Luisa Miller (Sinfonia); La traviata (Preludio; Romanza: “Addio del passato”); La forza del destino (Sinfonia); Aida (Preludio); Messa da Requiem (“Dies irae”); Otello (“Ave Maria”); Falstaff (“Tutto nel mondo è burla”); Nabucco (Coro: “Va, pensiero”).

È lo stesso Giancarlo Stiscia a raccontare l'idea sottesa a questa nuova creazione commissionata dal Teatro Massimo per il bicentenario della nascita di Verdi: «Celebrare Verdi con un balletto creato sulle sue note: questa è l’intenzione dalla quale ha preso le mosse la creazione di Verdiana. La semplicità del proposito ha subito rivelato una complessità di realizzazione dovuta evidentemente alla statura del compositore, alla ricchezza e al valore della sua produzione musicale ma anche all’intensa passione patriottica che guidava le sue azioni e nutriva il suo lavoro. Come tradurre, allora, questa imponente dimensione artistica e umana nel linguaggio della danza?».

«Ho cercato la risposta nei nuclei profondi del linguaggio musicale verdiano per rintracciarne un senso e un modo peculiari da far emergere col movimento corporeo. È venuto da sé che questo senso profondo fosse la capacità di generare un immaginario condiviso tanto dagli intellettuali e uomini di cultura quanto dalla gente comune, l’approccio schietto e “morale” ai sentimenti e alle emozioni che Verdi traeva dal suo rapporto viscerale con la terra e il mondo contadino. L’immediatezza e la densità espressiva sono divenute, dunque, il filo conduttore dei quadri coreografici e spontaneamente hanno indirizzato la costruzione dell’itinerario musicale più adatto alla loro emersione. Da qui l’esclusione delle caratteristiche musiche da ballo: esse sole avrebbero limitato l’esplorazione della totalità verdiana a un campo circoscritto, ancorato a un tempo passato e fin troppo prevedibile».

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