Renato Guttuso, Ignazio Buttitta, Nino Maggio: "ll segno dei tre" al Museo Riso
La corte del Museo Riso a Palermo
«Conoscere queste opere significa riconoscerne la bellezza, il valore, la grandezza». Così l'Assessore dei Beni Culturali e Identità Siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, presenta la nuova mostra che si inaugura sabato 29 novembre (ore 17.00) a Palazzo Belmonte Riso, sede del Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo.
Si intitola "Il segno dei tre" la mostra, a cura di Nara Bernardi, Evelina De Castro, Salvatore D'Onofrio, che vede protagonisti dal 29 novembre al 28 dicembre i lavori di Renato Guttuso, Ignazio Buttitta e Nino Maggio.
La mostra, finanziata dal Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, rientra nell'ambito delle attività promosse dal Museo per porre in risalto le molteplici articolazioni del Contemporaneo, in continuità con la programmazione dello scorso anno che, con la mostra “Oltre Quasimodo. Le 27 gouaches. Sapevo già tutto, e volli peccare”, ha presentato il poeta Salvatore Quasimodo, pittore una tantum.
«Proseguiamo nel solco della valorizzazione e della scoperta di opere meno conosciute al grande pubblico, ma firmate da grandi maestri come Guttuso, Buttitta, Maggio – ha detto l'Assessore Scarpinato–. Questa mostra rappresenta un'occasione preziosa non solo per visitare il museo, ma anche per immergersi in un dialogo tra diverse forme d'arte, pittura, letteratura, scultura, che insieme raccontano la ricchezza della nostra cultura».
Si consolida così il percorso critico del Museo, volto a indagare i contesti e le relazioni tra arti visive, poesia e letteratura, tra artisti, poeti e critici che hanno caratterizzato il secondo Novecento, a partire dal titolo della mostra tratto da un fortunato saggio di Umberto Eco e Thomas Sebeok che mutua il “paradigma indiziario” del romanzo giallo come metodo di ricerca tout court volto a valorizzare i dettagli apparentemente trascurabili.
A partire dalla presentazione di documenti inediti, si riflette sull'importanza dell'apparente "dettaglio" rimasto nascosto tra le pieghe di sodalizi intellettuali e affettivi di tre personalità artistiche, altrimenti ben note e studiate.
Il percorso integra i lavori dei tre protagonisti e i diversi generi, presentando produzioni poco note al largo pubblico o del tutto inedite o anche variazioni autografe ex post dello stesso autore. È l'occasione anche per riflettere sul rapporto tra linguaggio visivo e linguaggio verbale, letteratura e pratica artistica, che caratterizza tanta parte della produzione contemporanea.
«"Il segno dei tre" inizia con l'analisi del momento iniziale della formazione di Renato Guttuso, attratto da differenti linguaggi creativi, dalla rappresentazione, alla poesia, alle arti visive - spiega Evelina De Castro, Responsabile del Museo -. Si prevede l’esposizione, per la prima volta in mostra, dei quaderni di Renato Guttuso (Bagheria 1911 – Roma 1987) studente liceale, donati dal pittore alla primogenita di Ignazio Buttitta, Flora.
I quaderni contengono numerosi schizzi e, in esposizione, saranno accompagnati da una produzione audiovideo. Sono esposte anche la Natura morta del 1929 e un'opera grafica, Girasole, entrata nella collezione del Museo Riso e qui presentata per la prima volta in relazione al tema linguaggio verbale – linguaggio visivo che costituisce una delle chiavi di lettura del progetto mostra.
In tal senso si esprime la selezione di opere di Ignazio Buttitta (Bagheria 1899 – 1997), alcune sue prime stesure di poesie che saranno presentate con cancellature, varianti, note a margine o integrazioni apportate, a testimonianza del suo intenso lavoro di revisione. Correda l’esposizione un supporto audio e una selezione di documenti.
La scultura è presente in mostra con una selezione di opere lignee, alcune inedite, di Nino Maggio (Sambuca di Sicilia 1924 – Bagheria 2001), scultore formatosi, dopo gli studi nell'Isola, all'Accademia di Brera a Milano, divenuta sua città d'elezione.
Entrato nella famiglia Buttitta, sposando Flora, lo scultore entra in sodalizio con il poeta Ignazio e dalla Lombardia, dove ha realizzato numerose opere e installazioni, in dialogo con le correnti astrattiste prima e di arte povera dopo, decide di tornare in Sicilia, tra Bagheria e Sambuca, continuando la sua attività artistica.
In mostra, sculture in legno e opere su carta, testimonianza di quel delicato equilibrio da lui trovato tra memoria dei dispositivi tecnici della civiltà contadina e le soluzioni ardite di automatismi e macchine complesse».
Ha collaborato alla realizzazione della mostra la Fondazione Ignazio Buttitta.
Si intitola "Il segno dei tre" la mostra, a cura di Nara Bernardi, Evelina De Castro, Salvatore D'Onofrio, che vede protagonisti dal 29 novembre al 28 dicembre i lavori di Renato Guttuso, Ignazio Buttitta e Nino Maggio.
La mostra, finanziata dal Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, rientra nell'ambito delle attività promosse dal Museo per porre in risalto le molteplici articolazioni del Contemporaneo, in continuità con la programmazione dello scorso anno che, con la mostra “Oltre Quasimodo. Le 27 gouaches. Sapevo già tutto, e volli peccare”, ha presentato il poeta Salvatore Quasimodo, pittore una tantum.
«Proseguiamo nel solco della valorizzazione e della scoperta di opere meno conosciute al grande pubblico, ma firmate da grandi maestri come Guttuso, Buttitta, Maggio – ha detto l'Assessore Scarpinato–. Questa mostra rappresenta un'occasione preziosa non solo per visitare il museo, ma anche per immergersi in un dialogo tra diverse forme d'arte, pittura, letteratura, scultura, che insieme raccontano la ricchezza della nostra cultura».
Si consolida così il percorso critico del Museo, volto a indagare i contesti e le relazioni tra arti visive, poesia e letteratura, tra artisti, poeti e critici che hanno caratterizzato il secondo Novecento, a partire dal titolo della mostra tratto da un fortunato saggio di Umberto Eco e Thomas Sebeok che mutua il “paradigma indiziario” del romanzo giallo come metodo di ricerca tout court volto a valorizzare i dettagli apparentemente trascurabili.
A partire dalla presentazione di documenti inediti, si riflette sull'importanza dell'apparente "dettaglio" rimasto nascosto tra le pieghe di sodalizi intellettuali e affettivi di tre personalità artistiche, altrimenti ben note e studiate.
Il percorso integra i lavori dei tre protagonisti e i diversi generi, presentando produzioni poco note al largo pubblico o del tutto inedite o anche variazioni autografe ex post dello stesso autore. È l'occasione anche per riflettere sul rapporto tra linguaggio visivo e linguaggio verbale, letteratura e pratica artistica, che caratterizza tanta parte della produzione contemporanea.
«"Il segno dei tre" inizia con l'analisi del momento iniziale della formazione di Renato Guttuso, attratto da differenti linguaggi creativi, dalla rappresentazione, alla poesia, alle arti visive - spiega Evelina De Castro, Responsabile del Museo -. Si prevede l’esposizione, per la prima volta in mostra, dei quaderni di Renato Guttuso (Bagheria 1911 – Roma 1987) studente liceale, donati dal pittore alla primogenita di Ignazio Buttitta, Flora.
I quaderni contengono numerosi schizzi e, in esposizione, saranno accompagnati da una produzione audiovideo. Sono esposte anche la Natura morta del 1929 e un'opera grafica, Girasole, entrata nella collezione del Museo Riso e qui presentata per la prima volta in relazione al tema linguaggio verbale – linguaggio visivo che costituisce una delle chiavi di lettura del progetto mostra.
In tal senso si esprime la selezione di opere di Ignazio Buttitta (Bagheria 1899 – 1997), alcune sue prime stesure di poesie che saranno presentate con cancellature, varianti, note a margine o integrazioni apportate, a testimonianza del suo intenso lavoro di revisione. Correda l’esposizione un supporto audio e una selezione di documenti.
La scultura è presente in mostra con una selezione di opere lignee, alcune inedite, di Nino Maggio (Sambuca di Sicilia 1924 – Bagheria 2001), scultore formatosi, dopo gli studi nell'Isola, all'Accademia di Brera a Milano, divenuta sua città d'elezione.
Entrato nella famiglia Buttitta, sposando Flora, lo scultore entra in sodalizio con il poeta Ignazio e dalla Lombardia, dove ha realizzato numerose opere e installazioni, in dialogo con le correnti astrattiste prima e di arte povera dopo, decide di tornare in Sicilia, tra Bagheria e Sambuca, continuando la sua attività artistica.
In mostra, sculture in legno e opere su carta, testimonianza di quel delicato equilibrio da lui trovato tra memoria dei dispositivi tecnici della civiltà contadina e le soluzioni ardite di automatismi e macchine complesse».
Ha collaborato alla realizzazione della mostra la Fondazione Ignazio Buttitta.
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