Ricchi (per sbaglio): al Teatro Libero di Palermo l’utopia impossibile di Aristofane
Che cosa accadrebbe se ognuno di noi fosse ricco? Se il lavoro diventasse superfluo e all’umanità fosse concesso un ozio sconfinato? Da questo paradosso prende vita "Pluto", la corrosiva commedia di Aristofane.
La nuova versione dell’opera, prodotta da Gruppo della Creta di Roma, adattata da Anton Giulio Calenda e diretta da Alessandro Murro, con Matteo Baronchelli, Alessio Esposito, Amedeo Monda e Laura Pennie, approda al teatro Libero di Palermo venerdì 28 e sabato 29 novembre alle 21.00.
Al centro della vicenda c’è Pluto, il dio della ricchezza, tutt’altro che etereo, anzi sorprendentemente concreto, ma soprattutto cieco. Proprio questa sua cecità lo porta a distribuire i suoi favori a caso, premiando i malvagi e condannando gli onesti alla miseria.
Cremilo, un contadino ateniese che ancora crede nella virtù, decide allora di rapire la divinità per restituire equilibrio al mondo. Una volta guarito, Pluto diffonde ricchezze senza misura, scatenando un’utopica abbondanza che rende il lavoro inutile e apparentemente supera ogni ingiustizia.
Ma l’arrivo di Povertà, personificata in scena come un’energica e indignata antagonista, ribalta l’idillio.
La nuova versione dell’opera, prodotta da Gruppo della Creta di Roma, adattata da Anton Giulio Calenda e diretta da Alessandro Murro, con Matteo Baronchelli, Alessio Esposito, Amedeo Monda e Laura Pennie, approda al teatro Libero di Palermo venerdì 28 e sabato 29 novembre alle 21.00.
Al centro della vicenda c’è Pluto, il dio della ricchezza, tutt’altro che etereo, anzi sorprendentemente concreto, ma soprattutto cieco. Proprio questa sua cecità lo porta a distribuire i suoi favori a caso, premiando i malvagi e condannando gli onesti alla miseria.
Cremilo, un contadino ateniese che ancora crede nella virtù, decide allora di rapire la divinità per restituire equilibrio al mondo. Una volta guarito, Pluto diffonde ricchezze senza misura, scatenando un’utopica abbondanza che rende il lavoro inutile e apparentemente supera ogni ingiustizia.
Ma l’arrivo di Povertà, personificata in scena come un’energica e indignata antagonista, ribalta l’idillio.














