Riflessione/dialogo tra diversi linguaggi per la mostra site-specific "L’errore residuo"
Chiesa di Santa Maria del Piliere a Palermo
La Cripta della chiesa di Santa Maria del Piliere a Palermo, ospita "L'errore residuo", intervento site specific ideato e realizzato da canecapovolto, Simone Caruso, Davide Di Martino e Zoltan Fazekas, a cura di Valentina Lucia Barbagallo.
Il progetto, visitabile in un’unica data dalle 19 alle 22, è il risultato di una ricerca condotta collettivamente: attraverso i linguaggi dell’elettronica, dell’informatica, della fotografia e della biologia, gli artisti articolano una riflessione/dialogo con il luogo di cui ripercorrono trasversalmente le coordinate temporali e spaziali.
Il suono elettronico live di una tastiera, modificata secondo le strategie del circuit bending, dichiara un degrado continuo del rapporto tra il musicista e la macchina. L’energia che fluisce attraverso i cortocircuiti, si manifesta come pratica esoterica, scienza non-esatta che amplifica la prospettiva della temporaneità, della continua ricerca e del fallimento.
L’utilizzo d’immagini in bassa definizione nate da errori fotografici - scarti destinati all’oblio della storia - diventano modelli d’indagine, attraverso la pratica della “ricerca per immagini”, per rintracciare traiettorie e legami imprevedibili tra i neuroni della memoria digitale.
E ancora, un’immagine fotografica in cui il soggetto manifesta il proprio disagio verso la frammentazione del suo stesso Io, nel vortice del caos; un’installazione racconta la vita di una palma Phoenix: pianta del martirio, simbolicamente legata al sacrificio, rappresenta la rinascita e l’immortalità. All’interno della Cripta, luogo oscuro e umido, la presenza della palma si contrappone alla forza degenerativa del tempo.
Infine, il riallestimento dell’altare con simboli mutuati dalla cultura pop dell’anime giapponese, attraverso il sovvertimento del loro significato, invita ad individuare nella marea dell’universo visivo/mediatico e informatico, la componente atemporale propria della dimensione virtuale e spirituale.
Il progetto, visitabile in un’unica data dalle 19 alle 22, è il risultato di una ricerca condotta collettivamente: attraverso i linguaggi dell’elettronica, dell’informatica, della fotografia e della biologia, gli artisti articolano una riflessione/dialogo con il luogo di cui ripercorrono trasversalmente le coordinate temporali e spaziali.
Il suono elettronico live di una tastiera, modificata secondo le strategie del circuit bending, dichiara un degrado continuo del rapporto tra il musicista e la macchina. L’energia che fluisce attraverso i cortocircuiti, si manifesta come pratica esoterica, scienza non-esatta che amplifica la prospettiva della temporaneità, della continua ricerca e del fallimento.
L’utilizzo d’immagini in bassa definizione nate da errori fotografici - scarti destinati all’oblio della storia - diventano modelli d’indagine, attraverso la pratica della “ricerca per immagini”, per rintracciare traiettorie e legami imprevedibili tra i neuroni della memoria digitale.
E ancora, un’immagine fotografica in cui il soggetto manifesta il proprio disagio verso la frammentazione del suo stesso Io, nel vortice del caos; un’installazione racconta la vita di una palma Phoenix: pianta del martirio, simbolicamente legata al sacrificio, rappresenta la rinascita e l’immortalità. All’interno della Cripta, luogo oscuro e umido, la presenza della palma si contrappone alla forza degenerativa del tempo.
Infine, il riallestimento dell’altare con simboli mutuati dalla cultura pop dell’anime giapponese, attraverso il sovvertimento del loro significato, invita ad individuare nella marea dell’universo visivo/mediatico e informatico, la componente atemporale propria della dimensione virtuale e spirituale.
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