Ritorno in Sicilia per Ignazio Campagna: opere in mostra al Centro Marconi di Alcamo
Ignazio Campagna nel suo studio
La parola greca anástasis significa "risorgere", e racchiude il senso profondo e universale di un ritorno: quello di Ignazio Campagna alla Terra Madre, la Sicilia, dopo oltre cinquant'anni di lontananza.
Inaugura il 3 dicembre, allo Spazio Marconi di Alcamo, la mostra "Anástasis" dello scultore di origini siciliane Ignazio Campagna, visitabile con ingresso libero fino al 7 dicembre, dal mercoledì al sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30, domenica dalle 9.00 alle 12.30.
Opere tra sculture e composizioni materiche che raccontano, nell'esposizione curata da Carla Tocchetti, la metamorfosi dell'artista al suo rientro, in un dialogo tra luce e ombra, dolore e rigenerazione.
È anche un atto d'amore verso la Sicilia, terra di ferite e di rinascite, capace di trasformare ogni fine in un nuovo inizio.
La mostra è un percorso in due sezioni che intreccia memoria, materia e spiritualità laica.
Nella prima parte lo scultore di origini bagheresi racconta la frattura: la perdita, la disgregazione, l'urlo trattenuto di chi è costretto a lasciare la propria terra o a combattere per la sopravvivenza.
La seconda sezione apre invece alla riconciliazione, alla costruzione di un nuovo sistema, che incarna valori universali come solidarietà, accoglienza e rispetto dell'altro.
Inaugura il 3 dicembre, allo Spazio Marconi di Alcamo, la mostra "Anástasis" dello scultore di origini siciliane Ignazio Campagna, visitabile con ingresso libero fino al 7 dicembre, dal mercoledì al sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30, domenica dalle 9.00 alle 12.30.
Opere tra sculture e composizioni materiche che raccontano, nell'esposizione curata da Carla Tocchetti, la metamorfosi dell'artista al suo rientro, in un dialogo tra luce e ombra, dolore e rigenerazione.
È anche un atto d'amore verso la Sicilia, terra di ferite e di rinascite, capace di trasformare ogni fine in un nuovo inizio.
La mostra è un percorso in due sezioni che intreccia memoria, materia e spiritualità laica.
Nella prima parte lo scultore di origini bagheresi racconta la frattura: la perdita, la disgregazione, l'urlo trattenuto di chi è costretto a lasciare la propria terra o a combattere per la sopravvivenza.
La seconda sezione apre invece alla riconciliazione, alla costruzione di un nuovo sistema, che incarna valori universali come solidarietà, accoglienza e rispetto dell'altro.
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