"Elettra": il dramma di Hugo Von Hofmannsthal in scena al Tempio dorico di Segesta
Per la rassegna artistica “Calatafimi Segesta Festival-Dionisiache” è di scena “Elettra”, dramma di Hugo Von Hofmannsthal, per la regia di Giuliano Scarpinato.
La storia di Elettra appartiene al mito. Pugno nello stomaco, lama che affonda, Hugo Von Hoffmanstal la racchiude nel breve tempo di un atto: quasi una travolgente successione di inquadrature cinematografiche, un “thriller dell’anima” dal ritmo incalzante, forsennato.
Figlia di un amatissimo padre, Agamennone, Elettra vive per vendicarne l’ignobile assassinio, ad opera della madre Clitennestra e dell’amante di lei Egisto. Nella casa degli usurpatori si aggira come cagna selvatica, occhi bassi e lingua affilata; giorno dopo giorno veglia instancabile sul luogo dove il padre è caduto sotto la scure, ancora caldo del suo sangue.
Nessuno riesce a strappare Elettra al dolore muto e forsennato. Non la giovanissima sorella Crisotemi, che altro non vorrebbe che dimenticare ed essere felice, avere una vita “normale”, diventare moglie, magari madre; non la tormentata Clitennestra, che pur vedendo vivo e presente il fantasma del marito negli occhi della figlia, proprio da lei cerca conforto e riparo da una vita d’angoscia e di paura. A turbare i sonni della regina è il ritorno di Oreste, il figlio allontanato da palazzo in giovane età; un sogno le ha predetto che cadrà per mano sua.
Ed è proprio in un sogno, un doppio sogno, che sembra compiersi fatale la vendetta dei figli di Agamennone. Quando, alla fine del dramma, Elettra si accascia a terra senza vita, povero animaletto bruciato, rosicchiato dall’ossessione di ricongiungersi al sangue del padre, si ha quasi l’impressione che tutto abbia avuto luogo nel labirinto delle sue fantasie; che a muoversi di fronte a noi fino al momento prima sia stato un piccolo esercito di fantasmi/burattini, anime in pena e “in cerca d’autore”.
Nel dramma di Hoffmanstal si rintana un’ambiguità del tutto contemporanea; ed è proprio in questo bilico tra verità della carne e inganno della mente, degno di un film di David Lynch, che Elettra continua a scuoterci, ed ammaliarci.
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