Il paese del sorriso
È uno dei capolavori più emozionanti del fantastico mondo dell’operetta, dove tra la prosa e la lirica vengono messi in evidenza usi e costumi, diametralmente opposti di due società, Oriente e Occidente, differenze di cultura e di pensiero a cui neanche la forza dell’amore riuscirà ad opporsi. Da una parte viene illustrato il mondo occidentale della principessa Lisa, ricco di lustri, di feste, di divertimento, di onori dove l’amore sembra trionfare.
Dall’altra parte c’è il mondo orientale quello del principe Sou-Chong, dove qualsiasi volontà deve sottostare a quella di Confucio. L’elemento conduttore di tutta l’operetta è ovviamente la musica. Nel primo atto riconosciamo un Lehàr maturo che grazie alla potenza descrittiva dei suoi Valzer riesce a farci compiere un viaggio nella Vienna del tempo dove la danza è l’elemento portante del vivere quotidiano.
Il secondo atto è invece ambientato in Cina, nelle stanze del principe Sou-Chong. Qui la musica assume dei caratteri più duri quasi tetri, tutto è scandito con ritmi forti e precisi atti a descrivere un’inappellabilità alle leggi che regolano questa società. La scelta di Lehàr nelle sue partiture con scelte geniali di armonie e colori musicali fanno sì che questa operetta riesca fino in fondo ad evocare le suggestive atmosfere a cui l’autore si ispira.
Nello spartito de “Il Paese del Sorriso” l’autore ha infatti scritto alcune tra le sue pagine migliori che come nella Vedova Allegra, hanno sempre un afflato suggestivo e accattivante in cui si avverte la consapevolezza di portare il pubblico all’entusiasmo. “Il Paese del Sorriso” è un raro esempio nella piccola lirica, di un amore destinato a compiesi ma non a durare nel tempo.
Nel cast ritroviamo tra gli altri e oltre il corpo di ballo, il coro e l’orchestra, i protagonisti interpretati da: Anita Venturi, Vincenzo Bonomo, Cosimo Diano, Francesca Mazzara. Direttore d’Orchestra è il M. Michele De Luca, dirige il Coro la M. Carmelina Di Peri, Coreografie di Lucia Ermetto, Regia di Franco Zappalà, Scene di Mario Di Paola.














