TEATRO E CABARET
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Provocazioni filosofiche

  • Teatro delle Balate - Palermo
  • - Palermo
  • 13 novembre 2012 (evento concluso)
  • 21.00
  • 10 euro
  • Informazioni e prenotazioni allo 091.2735135

La parentela della filosofia con il teatro è antica. E non deriva dalla circostanza che il teatro è stato oggetto - come del resto altri innumerevoli - della riflessione tesa a coglierne ed enunciarne l’essenza. Tanto meno l’affinità fra il teatro e la filosofia deriva dalla episodica ed accidentale coesistenza, nel medesimo scrittore e con equilibrio variabile, del genere trattatistico o saggistico col genere drammaturgico. Una ulteriore difficoltà nell’individuare la relazione in questione è costituita dall’esistenza di più filosofie fra di loro radicalmente incompatibili, che all’occhio del profano appaiono però, ormai da secoli, fuse ed amalgamate in virtù dell’unicità della professione filosofica nell’era moderna. L’insegnamento universitario della filosofia, ossia la Universitäts-Philosophie definita e trattata con sprezzo da Schopenhauer, nella sua più rigida chiusura corporativa sopporta infatti, quando davvero la tollera, la massima apertura concepibile, persino quella della più sfrenate pratiche teoriche. Dal punto di vista dell’Accademia, in altri termini, in filosofia anything goes! Altra cosa è la filosofia da teatro, quella della quale, cioè, il teatro s’è impadronito e con la quale si è imparentata con lo stabilizzare i connotati del ruolo del filosofo traducendoli in maschera comica. Mi riferisco in generale alla filosofia antiaccademica, dalla sapienziale alla filosofia da strada e da bancarella da Diogene di Sinope (con i Socratici minori, i Cinici e qualche Stoico) a Nietzsche ed oltre. Si sono bensì registrati tentativi rispettabilissimi di trasformare il palcoscenico in una cattedra ma cadendo per lo più nel genre ennuyeux. La filosofia (idest: la corporazione di mestiere) non ha senso dell’umorismo, anche se può e sa produrre, come ha fatto, saggi sul ridere

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